A Nicosia e Catenanuova abbiamo parlato di referendum sulla giustizia entrando nel merito, senza slogan.
Questa riforma non interviene sui problemi che cittadini e imprese vivono ogni giorno: non riduce i tempi dei processi, non rafforza gli organici nei tribunali, non investe su personale, organizzazione e digitalizzazione. Non affronta le inefficienze strutturali che rendono la giustizia spesso lenta e faticosa.
Interviene invece sull’assetto costituzionale della magistratura: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, modifica del sistema di autogoverno, ridefinizione dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.
È lo stesso Ministro della Giustizia Carlo Nordio ad aver chiarito che la riforma non incide direttamente sull’efficienza dei tribunali. E le parole della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del sottosegretario Alfredo Mantovano parlano di “riequilibrio” nel rapporto tra politica e magistratura.
Il punto allora è semplice, e riguarda tutti noi: quando un cittadino entra in un tribunale, deve poter sapere di essere giudicato da un magistrato libero, indipendente, che risponde solo alla legge.
Qui non si tratta di difendere una categoria.
Si tratta di difendere un principio: l’equilibrio tra i poteri è la garanzia della nostra democrazia.
Per questo il 22 e 23 marzo voteremo NO.
Per una giustizia più giusta. Per una Costituzione che continui a proteggere tutti.


