Fse: Cgil, “Anche qui riprogrammazione con azioni di formazione per ‘l’industria della difesa’”
“Diciamo no all’uso del Fondo sociale europeo per obiettivi diversi da quelli dello sviluppo e della coesione e ad azioni che niente hanno a che vedere col nostro tessuto produttivo, a meno che non si pensi già ad altro”
La Cgil annuncia la mobilitazione
Palermo, 9 ott- Dopo la contestazione alla riprogrammazione del Fesr, anche la riprogrammazione del Pr- Fse Sicilia ( Fondo sociale europeo), viene bocciato dalla Cgil regionale che annuncia iniziative di mobilitazione. Si continua a distrarre risorse che dovrebbero essere indirizzate a dare risposte ai bisogni dei siciliani e a colmare i divari esistenti, finalità del Fse”, dicono il segretario generale regionale, Alfio Mannino e il componente di segreteria Francesco Lucchesi.”Nel momento in cui si programma formazione per l’industria della difesa- aggiungono- ci chiediamo inoltre cosa bolla in pentola, dal momento che la misura non trova riscontro nell’attuale tessuto produttivo. E’ lecito anche chiedersi in che mani finiranno queste risorse”.
La parte della proposta di riprogrammazione che il sindacato contesta è nell’ambito della priorità 7 Prontezza con due azioni che riguardano alta formazione e ricerca e istruzione , per uno stanziamento complessivo di più di 25 milioni, e che parlano esplicitamente di “industria della difesa”. La prima azione viene così descritta: “Rafforzamento di percorsi formativi che riguarda il “rafforzamento di percorsi formativi di eccellenza, universitari e post universitari (master di 1 e di II livello, MBA) e di alta formazione e ricerca, destinate all’accrescimento delle competenze nell’ambito dell’industria della difesa, incluso il duplice uso, e nella sicurezza informatica”. La seconda azione di “formazione permanente”, prevede “formazione e aggiornamento professionale dei lavoratori per il sostegno allo sviluppo, incluso il duplice uso, nell’industria della difesa e nella sicurezza informatica”.
In una nota inviata all’assessorato dell’istruzione e della formazione professionale e al partneriato sociale, la Cgil rileva “che la nuova priorità indicata va contro i principi ispiratori dei programmi di coesione, che devono essere destinati esclusivamente a ridurre le differenze territoriali tra Nord e Sud Europa. Soprattutto quelli legati ai temi della formazione e dell’istruzione”.
La Cgil esplicita il pericolo di aprire “ varchi di questo genere, che potrebbero in future programmazioni impegnare risorse anche più cospicue”. “Il nostro parere negativo è scontato- dicono Mannino e Lucchesi- e poggia anche sulla nostra contrarietà all’ingresso del Paese e della regione in una economia di guerra che può solo farci arretrare sul piano sociale e dei diritti”.


