Capizzi, la Festa dei Miracoli: tra pietra e fede, il confine del divino
C’è un luogo in Sicilia dove la fede si fa corpo, peso, ostacolo. Dove il sacro si misura in chili, urla e tensione, e dove la devozione è antica quanto le pietre su cui si poggia. Questo luogo è Capizzi, e ieri sera la sua storica Festa di San Giacomo ha rischiato di trasformarsi in tragedia, salvata — credetemi — da un miracolo vero.
Ero lì.
Ero lì perché mi sento a casa.
Ero lì perché il Cammino di San Giacomo in Sicilia finisce proprio qui.
Ero lì perché il fascino di questa festa non ha eguali nella tradizione jacopea.
Di buon mattino, insieme a mia moglie, siamo saliti verso la Piazzetta dei Miracoli, luogo sacro del celebre “abbattimento”: lì dove il Santo viene scagliato contro il muro di una casa, a rievocare il prodigio. Oggi quella piazzetta è stata riqualificata con cura e rispetto: al centro, inciso nella pietra lavica, il logo del Cammino di San Giacomo in Sicilia, che segna il punto di arrivo e di rinascita per ogni pellegrino. Sullo sfondo, il muro da abbattere, rifatto con tale precisione artigianale che sembrava voler sfidare non solo i portatori, ma anche la volontà stessa del Santo.
Pietre scelte con cura, fughe perfette, uno spessore di almeno un metro. Sulla sommità, una croce jacopea gialla. Mi sono chiesto, contemplando quella parete:
“Ma riusciranno i portatori ad abbatterla con il simulacro del Santo?”
La risposta è arrivata alle 20:15, drammatica e potente.
I portatori, infuocati di devozione, giovani e decisi, hanno iniziato a colpire. Ma il muro, troppo solido, non cedeva. Dopo una ventina di impatti, la tensione era alle stelle. Il simulacro sembrava respingere i suoi stessi portatori, come se San Giacomo non volesse cedere alla rabbia umana.
È stato in quell’istante che il fercolo ha rischiato di ribaltarsi.
Un attimo eterno. Il pesante simulacro ha vacillato, ha inclinato pericolosamente, stava per toccare terra. Il fiato sospeso, gli occhi sbarrati, il cuore in gola. Ma la divina provvidenza ha fermato il tempo, e i portatori, con uno sforzo sovrumano e un’intesa che solo la fede può generare, sono riusciti a raddrizzarlo, evitando quella che sarebbe potuta essere una tragedia. Un brivido lungo la schiena. La gente ha capito: San Giacomo era lì.
Ed è lì che è successo il miracolo.
Un colpo più ispirato, una crepa, poi un boato di liberazione. La parete è crollata. Il pericolo si è dissolto e la festa è esplosa in lacrime, canti, gratitudine.
Capizzi, ancora una volta, aveva vissuto la sua Pasqua jacopea: morte e rinascita in un solo colpo, pietra dopo pietra, cuore dopo cuore.
E noi, lì, a raccogliere il senso profondo di una devozione che resiste al tempo, alla fatica e persino alla pietra. Totò Trumino


