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Racconti di Enna: La nebbia del sud. Breve storia noir – di Luca Alerci

Riccardo Luglio 27, 2025 5 minuti letti
noir

La nebbia del sud. Breve storia noir.

È facile dimenticare le storie del passato, nelle piccole città come la nostra. Sono storie minime, che spesso nessuno ha voglia di ricordare, storie appunto di paese, minime, insignificanti in fondo.
Eppure alcune sere fa, sono riuscito a leggere una raccolta di fogli che mio padre aveva tra le sue tante carte. Sono le trascrizioni di alcuni fatti che aveva ascoltato nei cunti notturni attorno alla conca con le braci, a riscaldare i cuori, d’inverno.
Una di queste storie mi ha davvero colpito, una storia d’amore negato, almeno io l’ho voluta capire così. La riporto in queste righe, così com’è negli appunti di mio padre.
“Decu Mancadizorba era nato in una famiglia di contadini, come molte della nostra città.
L’infanzia fu felice ma breve, per lui. I giochi tra i prati finirono presto, e la fatica del lavoro in campagna divenne sempre più dura: soprattutto, era rimasto solo, non aveva più la ricompensa, al crepuscolo, delle lunghe corse tra le balle di paglia con i suoi coetanei e con una ragazza, Frida Volpe. Frida sarebbe stata per sempre il suo unico amore, o almeno così pensava in quelle prime stagioni della sua vita.
Le cose però cambiarono e, per molti anni, non la vide più. Lui, infatti, rimase a vivere nelle case in campagna mentre Frida si trasferì sù in paese, a studiare. Certo, la incontrava durante le feste (a vicenna, come si soleva dire) sempre più bella, ma lei lo guardava appena ormai, presa dalla complicità delle sue nuove amicizie. La sua famiglia si era arricchita in città: Don Razio Volpe, suo padre, gestiva le terre tramite i cugini. Le cose però cambiarono anche per Decu a un certo punto, e con tutta la famiglia riuscii a salire a vivere in città, nelle case dote della madre. Frida, nel frattempo, era andata a lavorare fuori: si era laureata in legge con ottimi risultati, poteva farsi avanti come desiderava e come esigeva il vanto dei parenti.
Intanto, in città, si cominciò a diffondere la voce che Don Razio, il padre di Frida, avesse cominciato a incontrare segretamente Donna Angela, moglie di un vecchio notaio che era originario di un paese della Calabria, non ricordo quale.
Il vecchio notaio cominciò a prendere informazioni, ad indagare, anche a pagare per ottenere notizie. E le ottenne. Decise allora di farsi giustizia, e chiese a un ragazzo, che aveva forti debiti con lui, di cogliere i due adulteri sul fatto e di ucciderli per suo conto. Quel ragazzo era proprio Decu. Ma non doveva preoccuparsi, il notaio si sarebbe denunciato subito dopo, testimoniando di aver sparato lui stesso, reso cieco dall’offesa al suo onore.
Decu, stretto dai debiti, finì per accettare la terribile offerta.
Una notte di nebbia, raggiunse la casa di Don Razio, nella parte alta della città. Salì le scale accanto all’abitazione senza farsi vedere; le lampade, del resto, in quel punto erano scarse di luce e gli permisero di arrivare quasi sotto il portone di nascosto. A quell’ora avrebbero dovuto essere insieme, Don Razio e Donna Angela, le informazioni raccolte non lasciavano spazio a dubbi. Dovevano pagare il prezzo del loro tradimento. Decu scavalcò il cancello ed entrò da una finestra, senza che nessuno udisse. Li trovò in una grande sala, ricca di libri, come se lo aspettassero: non doveva perdere tempo, doveva sparare ad entrambi. Ma non ce la fece e fuggì, sperando di non essere stato riconosciuto. Mentre correva, però, trovò Frida, appena tornata dal lavoro per incontrare suo padre Don Razio: nessuno immaginava sarebbe stata lì quella sera. La vide di nuovo com’era bambina, con le croste di terra sulle gambe e le braccia, e sui capelli che emanavano il balsamo del timo selvatico. Avrebbe voluto fermarsi, parlarle, abbracciarla anche, dicendole la verità, che con il suo sacrificio aveva salvato la vita del padre. Sì, perché sicuramente il notaio si sarebbe vendicato poiché Decu non aveva eseguito i suoi ordini. Ma non importava, si era sacrificato per Frida, suo unico amore. Un amore solo suo.
Fortunatamente per Decu le cose si misero a posto. Nessuno, in effetti, lo aveva riconosciuto, grazie al buio e alla scappuccia alzata fino agli occhi. E il notaio, in fondo, non poté fare nulla contro di lui, anche perché era diventato ricattabile per avere ordito quel mancato delitto. Decise solamente di trasferirsi, strappando via sua moglie alla passione illecita di Don Razio. Fu questa la sua vendetta, alla fine. Decu tornò alla sua vita di stenti, fatiche, sopraffazioni, ricca però del suo amore per Frida, che aveva onorato a prezzo della sua stessa salvezza”.

La trascrizione dei fatti finisce qui. Nelle colonne nere della Madrice, come penso molti sappiate, sono incise storie, anche cruente, date, ammonimenti, parabole: sono pergamene di pietra che reggono le navate, da secoli. Qualche sera fa ho pensato, per un momento, che la storia di Decu Mancadizorba avrebbe potuto essere tra quelle incise sulle colonne. Non è così, ovviamente. Tornando a casa, mentre mi addormentavo, ho ricordato le parole di Pilato nel vangelo di Giovanni: cos’è la verità? La verità dalle nostre parti è un fatto troppo doloroso e intimo per essere testimoniato. Si perde spesso nelle nuvole basse della nebbia del sud. La verità è un breve respiro di solitudine.

Nota
I fatti e i nomi sono frutto di pura invenzione.

Luglio 2025

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Riccardo

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