Una cittadina dalla storia millenaria e che ha tanto da raccontare. Lo è Agira città di Diodoro Siculo, ma anche del taumaturgo siriano San Filippo detto “u niuru”, (il nero) venerato sia dalla chiesa cattolica che ortodossa, dove si trovava una delle più importanti comunità ebraiche siciliane. E sabato scorso è stata oggetto di visita diverse decine di persone in occasione della Giornata Europea del Patrimonio. Ad organizzare l’evento, il Club per l’Unesco di Enna presieduto da Marcella Tuttobene anche se la visita ad Agira è stata organizzata dalla sua vice Marina Taglialavore. Il gruppo di turisti ha così avuto la possibilità di poter conoscere le bellezze della cittadina come la chiesa di Santa Maria Maggiore, la torre del Castello sulla sommità del paese, l’ecomuseo di cultura materiale, la grotta di San Filippo, la fontana di Maimone legata alla leggenda dello stesso santo, e soprattutto l’Aron l’unico in pietra del bacino Mediterraneo ed infine il cantiere dei lavori di recupero della Sinagoga ed i cui lavori finanziati dalla Regione per poco meno di 800 mila euro sono iniziati da alcuni giorni. Una storia quella della presenza ebraica ad Agira che risale a molto lontano. In Sicilia infatti sino al 1492 anno della cacciata degli ebrei da parte degli spagnoli i tutti i territori da loro posseduti, era presente una comunità di non meno di 30 mila di fede ebraica ed ancora oggi malgrado la maggior parte siano andate distrutte in Sicilia sono ancora presenti una sessantina di quartieri ebraici, le “Giudecche”. E Agira era una presenza importante tanto che qui si trova l’Aron in pietra più antico in Europa di cui oggi si ha notizia conservato oggi all’interno della chiesa del Santissimo Salvatore. L’Aron ha una grandissima importanza all’interno della sinagoga e per la liturgia ebraica perché è il mobile deputato a contenere il Sefer Torah, i rotoli della legge. Ogni Sabato, durante le funzioni, vengono srotolati e letti. Poi vengono riposti all’interno dell’Aron. Nell’ebraismo ortodosso l’Aron può essere aperto solo da un uomo. Originariamente l’Aron era collocato nella sinagoga di via Santa Croce, diventata dopo il 1492 l’oratorio della Chiesa di Santa Croce. E sino al decennio scorso era considerato distrattamente il resto di un portale, sino a quando nel 1996 sulla rivista della Facoltà Teologica di Sicilia apparve un articolo di Benedetto Rocco che riconosceva in esso l’Aron e decifrava l’iscrizione “Casa di Giacobbe, venite camminiamo alla luce”. Con questa iscrizione gli ebrei datavano l’anno in cui era stata costruita: apponendo dei segni grafici sulle ultime lettere vi si attribuiva anche un valore numerico. Il numero così decifrato fu 5214 dalla creazione del mondo, ovvero il 1454. E è certo che appena conclusi i lavori di ristrutturazione l’Aron ritornerà all’interno della Sinagoga. E è fuor di dubbio che Agira nel prossimo futuro diverrebbe un punto di riferimento per il turismo in particolare di fede ebraica.


