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Monte Altesina: la Sicilia al centro – di Gaetano Cantaro

Riccardo Gennaio 17, 2022 5 minuti letti
monte altesina

Monte Altesina: la Sicilia al centro.
Il massiccio di Monte Altesina, costituito da quarzareniti ed arenarie del Flysch Numidico (Miocene inferiore, Oligocene superiore), con i suoi 1192 metri di altezza è il rilievo più alto dei Monti Erei tanto da diventare proverbiale nel detto siciliano: “gatu quantu l’Artisina” (alto quanto l’Altesina). Abitato fin dalla preistoria, venne chiamato dai romani Mons Aereus, monte aereo (da qui il toponimo Monti Erei), in virtù della sua particolare conformazione svettante verso il cielo.
Il sito risulta occupato nell’Età del Bronzo (pendici meridionali e occidentali con tipiche tombe a forno) e nell’Età del Ferro (altipiano con necropoli). Nel corso del VI secolo a.C. sulla sommità venne realizzato un ampio abitato fortificato, frequentato fino al III-II secolo a.C. Le prime ricerche archeologiche risalgono al 1951, quando furono esplorati una cisterna a campana scavata nella roccia e un edificio con più vani identificato come postazione di difesa. Durante le indagini eseguite nel 1986, 1992 e 2007, vennero alla luce ulteriori abitazioni databili tra VI e IV secolo a.C., l’altezza delle pareti, ricavate dalla nuda roccia, fa presumere fossero edificate su più piani. Negli strati di crollo venne alla luce coroplastica di pregio databile tra la fine del V e il IV secolo a.C. nonché frammenti di teste fittili di età ellenistica. Nel monte sono state individuate anche alcune iscrizioni, di epoca greca‭.‬
Durante gli scavi del 2007 sono state rinvenute alcune monete puniche e un vago di collana in pasta vitrea. La città greca venne gradualmente abbandonata a partire dalla fine del IV-III secolo a.C.; ciò non sembra sia stato causato da eventi bellici quanto piuttosto dall’attrazione della popolazione nell’orbita della vicina città di Enna (cosa accaduta in molti villaggi del comprensorio).
Sicuramente Monte Altesina costituiva una fortezza formidabile da un punto di vista
strategico. Varie sono le ipotesi sul toponimo della città greca, alcuni studiosi hanno suggerito Himachara, altri Erbita, altri ancora hanno ritenuto qui vi fosse la misteriosa Engyon, la città fondata dai soldati di Minosse, posta a cento stadi da Agira; purtroppo, in mancanza di dati certi si rimane nel campo delle mere ipotesi.
Sempre in periodo greco, si ritiene che il Monte Altesina sia stato abitato da una comunità di mercenari ai quali è attribuita la coniazione, nel 330-320 a.C., di una moneta con al dritto testa di Atena galeata e lettera (aleph prima lettera dell’alfabeto fenicio ?) ed al rovescio cavallo al galoppo con dietro stendardo caduceo (pubblicata dall’archeologo ennese Prof. Sandro Amata). Del resto, il monte si trovava sulla linea di altre inespugnabili rocche occupate da mercenari fin dall’età dionigiana come Ameselon, Agira, Sileraioi, Tyrrenoi e molte di queste comunità coniarono nel medesimo periodo monete raffiguranti Atena.
Gli Arabi, nel IX secolo d.C. ne fecero un punto trigonometrico per dividere la Sicilia in tre Valli: Val Demone a est, Val di Mazara ad occidente e Val di Noto a sud. Così Altesina rimase il centro topografico della Sicilia fino al 1818.
Nell’antico abitato rupestre, sopra la parete di una tomba a “forno” dell’Età del bronzo, è possibile ammirare una epigrafe lunga 112 cm. risalente alla metà del IX sec. d.C. in caratteri cufici arabi arcaici. Gli studiosi vi hanno identificato una “sciadda” (shahāda), una dichiarazione di fede islamica, la traduzione suggerita è la seguente: “Non v’è Dio al di fuori di Allah, Maometto è il profeta di Allah”. Se così fosse l’iscrizione potrebbe indicare il carattere cultuale del sito correlato alla centralità della montagna, come se tale solenne dichiarazione di fede si dipanasse dal centro trigonometrico per raggiungere idealmente tutti gli altri punti dell’Isola.
Dopo la conquista normanna della Sicilia, il monte Altesina divenne luogo ideale di eremitaggio tanto che, intorno al XII sec. d.C., una comunità di monaci edificò nelle sue pendici un piccolo romitorio dedicato alla Madonna, denominato Santa Maria di Lartisina dell’Ordine di S. Agostino della “riforma di Centorbi”, con annessa una chiesa dedicata a Sant’Erasmo. Quest’ultima venne costruita sopra un grande banco roccioso squadrato ove si possono ammirare due cantonali intagliati nonché le mensole di una bella balconata. Sul lato Ovest, intagliato a barbacane per fini difensivi, si apprezza una nicchia ad arco utilizzata come edicola. Accanto a ciò che rimane della chiesa si scorgono i ruderi di un vasto ambiente rettangolare adibito a sala comune dei monaci, al quale si accede tramite un piccolo portale ancora intatto. Fino al XVIII sec., nel mese di maggio, i fedeli ed il Clero della vicina Calascibetta vi si recavano in pellegrinaggio pregando religiosamente, tuttavia, nella metà dell’800 il sito era già in stato di abbandono.
Oggi il monte Altesina conserva il suo fascino selvaggio ed inospitale caratterizzato da una fitta foresta composta da querce, in particolare lecci ( Quercus ilex ) misti a Roverella, e da un rigoglioso sottobosco tra cui si trovano specie come il ciclamino, il pungitopo, l’edera, i cisti, lo stracciabraghe e la ginestra dei Nebrodi. La Riserva Naturale, per vero ben tenuta, ospita molteplici specie di animali selvatici tra cui il picchio rosso, la poiana, lo sparviero, la volpe, il gatto selvatico, l’istrice, il barbagianni, il cinghiale e molti altri.
In questo luogo ricco di storia e di mistero l’infinita bellezza della natura insegna ciò che non si potrebbe imparare dai migliori maestri

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Riccardo

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