Cantieri di servizi: il salvagente della politica siciliana
I cantieri di servizi, unitamente ai cantieri di lavoro e ai contratti di ricollocazione rappresentano una delle più imponenti misure del Governo Musumeci per il contrasto alla disoccupazione e alla povertà. I soldi per finanziare i cantieri di servizi fanno parte dei fondi europei del Piano di azione e coesione 2014-2020 e ammontano a 20 milioni di euro. I cantieri di servizi sono chiamati a realizzare piccole opere pubbliche, impiegando i disoccupati per conciliare lavoro e assistenza, nel tentativo di superare il disagio sociale senza scadere nell’assistenzialismo. Accade però che i lavoratori dei cantieri di servizi denunciano, una condizione di sfruttamento e vessazione derivata dalla gestione arbitraria di un aiuto trasformato in concessione. Uno strumento nato per alleviare temporaneamente l’indigenza è diventato un modus operandi per allevare votanti impossibilitati a fare o pensare di potere fare altro. Un operaio leonfortese mi ha detto “sono vent’anni che faccio il precario, usato da questo e quello”. La Sicilia è diventata la terra dei sussidi e delle mancette, gettate a poveracci persuasi di non meritare nient’altro. Sapranno i prossimi amministratori regionali e locali rinunciare a quest’arma impropria? O si preparano già a caricarla? A discapito di chi ci crede.
Gabriella Grasso
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