Le Scuole Calcio, come detto, sono i luoghi, fisici e temporali, dove i giovani calciatori iniziano il loro percorso di apprendimento. I bambini, in relazione all’età, vengono suddivisi in categorie biennali (Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti) e svolgono lavori propedeutici e adeguati alle proprie capacità.
Il principale scopo in questi anni è quello della scoperta del proprio corpo. Il calcio diventa quindi, inizialmente, solo un mezzo tramite il quale i bambini fanno esperienze motorie. In questo lasso di tempo i bimbi, accompagnati e guidati dai propri istruttori (anche se per la funzione che svolgono sarebbe più opportuno chiamarli “formatori”), svilupperanno quelli che vengono definiti “schemi motori di base” come camminare, correre, saltare, lanciare, afferrare, calciare, rotolare, arrampicarsi e scivolare. L’apprendimento della corretta esecuzione di questi si rivelerà di fondamentale importanza, oltre che per l’attività calcistica, per la quotidianità di ogni singolo individuo, per la propria salute e per la prevenzione di possibili futuri problemi di natura muscolo-scheletrica.
I nostri giovani atleti inizieranno, di pari passo, a sviluppare anche le cosiddette “capacità senso-percettive” e le “capacità coordinative speciali”, ovvero quelle specifiche per lo sport che si intende praticare, nel nostro caso il calcio.
Le società calcistiche, tramite i propri responsabili tecnici e metodologici, stilano parallelamente la programmazione tecnico-tattica. I piccoli calciatori avranno l’obiettivo di familiarizzare ed acquisire sempre maggior dimestichezza con il pallone sviluppando e migliorando i propri fondamentali tecnici quali la conduzione di palla (con i relativi cambi di direzione), la trasmissione della stessa, il tiro in porta, lo stop sul posto ed il controllo orientato. Negli ultimi anni di Scuola Calcio saranno previsti lavori specifici anche su finte e dribbling.
Infine si lavorerà anche sui primi rudimenti di “tecnica applicata”, o “tattica individuale” che dir si voglia, puntando il focus principalmente sulla localizzazione spazio-temporale del giocatore.
Gli obiettivi elencati vanno perseguiti e messi in relazione mediante un piano metodologico conosciuto e condiviso dalla società e dai componenti dell’area tecnica (responsabili, formatori e preparatori motori).
Personalmente, quando ho ricoperto il ruolo di Responsabile Tecnico e Metodologico, ho sempre optato per un metodo integrato di insegnamento del gioco del calcio, ovvero un metodo che permettesse di lavorare contemporaneamente sulle componenti motorie, tecniche e tattiche senza scinderle. Il tutto rigorosamente sfruttando l’aspetto ludico dell’attività calcistica, cercando di far vivere ai bambini ogni esperienza sotto forma di gioco; sottolineando continuamente che, specialmente in questo periodo della loro vita, il calcio va goduto come massima espressione di gioia, condivisione e divertimento.
Di metodologia vera e propria, comunque, ne parlerò nelle prossime settimane.
In chiusura del nostro appuntamento settimanale mi sembra doveroso sottolineare l’importanza sociale ed educativa che hanno le Scuole Calcio. Queste, al pari della scuola, fungono da supporto alle famiglie durante gli anni della fanciullezza degli atleti; contribuiscono alla formazione di buone abitudini comportamentali, alla socializzazione, all’apprendimento delle dinamiche psicologiche del singolo all’interno del gruppo, alla sperimentazione e alla metabolizzazione del concetto di vittoria e di sconfitta, nonché alla responsabilizzazione di individui che, come ampiamente detto, saranno futuri cittadini del mondo ancor prima che calciatori.


