Il 25 aprile non è una data qualsiasi. È il simbolo della rinascita dell’Italia, la fine dell’oppressione nazi-fascista e l’inizio di un cammino democratico fondato su libertà, giustizia e dignità per ogni persona. È la festa della Resistenza: di chi ha scelto di non voltarsi dall’altra parte, di chi ha lottato, spesso a costo della propria vita, per consegnarci un Paese libero.
Oggi, però, commemorare il 25 aprile ha un significato ancora più urgente. In un tempo in cui certe ideologie riaffiorano sotto nuove forme, in cui il linguaggio dell’odio torna a farsi spazio nel dibattito pubblico e in cui i diritti conquistati con fatica vengono messi in discussione, ricordare non basta più. Dobbiamo vigilare. Dobbiamo educare. Dobbiamo partecipare.
Non possiamo permettere che il revisionismo storico e il negazionismo si trasformino in verità accettate. Non possiamo restare in silenzio di fronte a politiche che cercano di riscrivere il passato o di minimizzare le responsabilità del fascismo. Chi governa ha il dovere di custodire la memoria collettiva, non di distorcerla. Quando questo non accade, tocca a noi, come cittadini, come insegnanti, come studenti, come genitori, raccogliere quel testimone e trasmetterlo alle nuove generazioni.
Oggi tanti bellissimi momenti: come ogni anno, abbiamo visitato la tomba del Comandante Barbato al cimitero di Enna, poi in Prefettura ed infine dai compagni leonfortesi per l’inaugurazione dei monumenti ai caduti della Resistenza.


