Una serata di prestigio e sapori quella organizzata dall’Accademia Italiana della Cucina — Delegazione di Enna, al Federico II Palace Hotel per celebrare il riconoscimento della cucina italiana quale patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO. L’evento, caratterizzato da interventi istituzionali e da un percorso gastronomico che ha esaltato prodotti e ricette locali, ha riunito accademici, autorità e appassionati intorno al valore culturale del cibo.
La delegata Marina Taglialavore ha aperto la serata con un caldo ringraziamento alle autorità presenti e a chi ha reso possibile l’incontro, ricordando il ruolo collettivo che ha portato la cucina italiana al riconoscimento internazionale. Nel suo intervento Taglialavore ha sottolineato come ogni piatto racchiuda una storia, un territorio e una comunità, ponendo l’accento sulla trasmissione intergenerazionale delle tecniche e dei saperi culinari.
Il Presidente nazionale della Federazione dei Club per l’UNESCO, Mauro Micale, ha salutato i presenti in videoconferenza, mentre hanno preso parte alla cena il Prefetto S.E. Ignazio Portelli, il Questore Incognito Cono, l’assessore alla Cultura del Comune di Enna Peppe La Porta, l’assessore alla Cultura del Comune di Agira Ausilia Cardaci ed Ugo Serra, componente nazionale della consulta accademica e segretario del consiglio di presidenza dell’AIC. Gli interventi hanno richiamato il valore sociale e identitario della tavola come luogo di incontro e condivisione.
Nel corso dei saluti è emersa la consapevolezza che il riconoscimento UNESCO non sia solo una celebrazione della qualità gastronomica, ma una responsabilità come fatto emergere dalla stessa Taglialavore: conservare, studiare e tramandare pratiche, ricette e saperi affinché restino vivi e autentici. L’Accademia si è posta come soggetto guida in questo percorso, lavorando con istituzioni, studiosi e associazioni per valorizzare le tradizioni locali.
La cena ha proposto un menu che ha saputo coniugare radici e pregio: macco di favette fresche aromatico al finocchietto selvatico; cuori di carciofo con mollica, cipolletta e tuma; ricottina fresca di produzione locale; uno sformatino di bucatini con sarde, finocchietto selvatico, uvetta e pinoli; il falsomagro della tradizione ennese accompagnato da lamelle di patate al forno; e, in chiusura, un dessert firmato Federico II, applaudito per equilibrio e tecnica. Ogni portata ha richiamato prodotti del territorio e pratiche domestiche reinterpretate con cura.
Oltre al piacere del gusto, la serata ha voluto essere momento di riflessione sui valori immateriali custoditi dalla cucina: memoria familiare, identità territoriale, convivialità e capacità di costruire legami sociali. È emersa l’idea che la cucina italiana abbia conquistato il mondo non solo per sapori e tecniche, ma per uno stile di vita che promuove condivisione e relazione.
L’incontro ha infine rinnovato l’impegno degli accademici e delle istituzioni locali a promuovere iniziative formative, ricerche e progetti che mantengano vive le tradizioni gastronomiche, grazie anche alla grande professionalità dimostrata ancora una volta dal direttore del Federico II, Calogero Salvaggio e la sua famiglia oltre lo staff e lo chef con tutti i suoi collaboratori, favorendo nel contempo innovazione sostenibile e valorizzazione delle eccellenze locali.
Una serata, insomma, che ha celebrato con gusto e consapevolezza un riconoscimento che mette la cucina italiana al centro della tutela culturale mondiale, ricordando al contempo che il vero patrimonio resta nelle mani di chi continua a cucinare, tramandare e raccontare.


