Nicosia 23 ottobre 2026
21° anniversario della canonizzazione di S.Felice (23 ottobre 2005)
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San Felice di Nicosia nacque a Nicosia, figlio del calzolaio Filippo Amoroso (ο Amoruso) e di Arcangela La Nocera.
Il suo nome di battesimo era Filippo Giacomo. Fin da bambino fu molto devoto. Il padre morì quando lui aveva tre anni, frequentò allora la bottega del calzolaio Giovanni Ciavarelli (sita nell’attuale via F.lli Testa n.51), soffrendo per il linguaggio scurrile che vi si usava.
Della sua infanzia, quando lavorava nella bottega del Ciavirelli, si tramanda un episodio miracoloso, quando, facendo passare il dito bagnato di saliva su un pezzo di cuoio tagliato male da un operaio che se ne disperava, ottenne che il cuoio ritornasse intatto.
Dopo la morte dei genitori, chiese inutilmente per ben sette anni di essere ammesso fra i frati cappuccini di Nicosia, ma veniva sempre rifiutato perché analfabeta. Infine, dal padre provinciale di Messina in visita a Nicosia, venne ammesso ad entrare nel convento dei cappuccini della vicina cittadina di Mistretta, dove venne consacrato con il nome di Felice.
Dopo un anno tornò a Nicosia, dove si dedicò per tutta la vita alla questua giornaliera per il convento.
Per questo visitava sia le case dei ricchi, per invitarli a condividere i loro beni, sia quelle dei poveri per dare loro conforto materiale e spirituale.
Era molto paziente anche quando veniva scacciato malamente. Definiva se stesso ‘u sceccareddu’ b l’asino che portava sulla soma tutto quanto aveva raccolto al convento.
Il superiore, il “terribile” padre Macario, spesso lo trattava duramente, lo scherniva dandogli nomignoli quali “gabbatore della gente” e “santo della Mecca”, fra Felice rispondeva umilmente dicendo: «sia per l’amor di Dio».
Una volta gli ordinò di esibirsi nel refettorio del convento vestito da pagliaccio e gli fece distribuire ai frati un impasto di cenere e acqua come se fosse ricotta fresca, che miracolosamente diventò ottima ricotta.
Essendo analfabeta, apprendeva a memoria i testi biblici durante le funzioni religiose e assimilava tutte le letture edificanti lette in convento durante la mensa. Aveva una gran devozione per Gesù crocifisso. Tutti i venerdì digiunava a pane ed acqua e contemplava la passione e la morte di Gesù Cristo stando nel coro del convento, con le braccia aperte a forma di croce.
Si dedicò anche alla cura degli infermi, sia nel corpo che nello spirito, ottenendo spesso per essi guarigioni miracolose. Era particolarmente dedito alla preghiera ed alla penitenza.
Nel 1777 il vicino paese di Cerami venne colpito da una grave pestilenza, il superiore dei cappuccini del luogo chiese a Felice di andare ad assistere i malati, cosa che egli fece con grande abnegazione, nonostante fosse già avanzato in età.
Per tutta la vita di frate indossò sempre lo stesso saio tutto rattoppato, il cilicio ai fianchi e gli stessi sandali, tenuti insieme dal ferrofilato.
Compì numerosi miracoli, raccolti in un voluminoso volume in occasione della sua beatificazione avvenuta il 12 febbraio 1888 per opera di papa Leone XIII.
Tra i miracoli più straordinari se ne ricorda uno, raffigurato nel grande quadro conservato a Perugia nel Convento dei Cappuccini e pubblicato da Giuseppe Raspanti.
Rappresenta S.Felice che attinge l’acqua con un paniere (un cesto di vimini), che contiene perfettamente l’acqua(!!!) per far bere il viceré.di Sicilia Lavieufeille ospite del convento.
Fra Felice, per ordine del guardiano, per fare più in fretta, era volato giù dalla finestra della stanza in cui si trovavano i protagonisti di questa scena!!!
Obbediente fino alla fine, prima di morire chiese il permesso al superiore.
Morì il 31 maggio 1787.
Gli sono dedicati numerosi quadri, statue e biografie, moltissimi dei quali collezionato dal solito Giuseppe Raspanti, grande bibliofilo.
Il grande quadro è proprietà del Vaticano, dato in custodia ai Cappuccini di Perugia.
Pagina Facebook Daniela Bruno

