A Valguarnera si presenta il progetto che si ispira all’opera di Biagio Conte
Sarà benedetto l’altare posto alla grnde croce di 6 metri realizzata dai poveri
di Redazione
Domenica 18 ottobre, in occasione della giornata Missionaria mondiale, alle ore 18, presso il centro Giovanni XXIII di Valguarnera (contrada Marcato snc) sarà benedetto dal vescovo mons. Rosario Gisana, l’altare posto ai piedi della grande croce di 6 metri inaugurata il 21 marzo del 2024 e realizzata dai poveri della Missione Speranza e Carità di Biagio Conte.
L’evento sarà l’occasione per presentare ufficialmente alla comunità il progetto della casa che si ispira al missionario laico Biagio Conte e alla sua opera.
Il Centro Giovanni XXIII nato nel 1971 dall’opera di don Agatino Acireale, dopo un periodo di inattività ha cominciato a riprendere vita grazie a don Samuel La Delfa che nel 2024 è stato nominato direttore dell’opera.
Ed è proprio don Samuele a raccontare il progetto:
L’Opera nasce nel 1971 con decreto di mons. Antonino Catarella e viene guidata per diversi anni da don Agatino Acireale. Negli ultimi anni ha vissuto una fase di inattività e abbandono fino al 2024 quando, condividendo con il Vescovo il desiderio di dedicare il mio ministero sacerdotale ai poveri, insieme agli altri sei membri del Consiglio di Amministrazione abbiamo deciso di riattivarla.
Tale desiderio il Signore lo ha suscitato in me fin da bambino, grazie all’esempio dei miei genitori, e si è rafforzato attraverso la profonda amicizia e fratellanza vissuta con fratel Biagio Conte. Nel dicembre 2022, circa quindici giorni prima della sua scomparsa, andai a trovarlo e gli manifestai la volontà di dedicare il mio ministero agli ultimi. Egli mi rispose: “Padre Samuel, trova la struttura e andiamo avanti”. Quelle parole sono state per me forza, incoraggiamento e preghiera.
È così che nasce il progetto del Centro Papa Giovanni: una realtà che non vive di finanziamenti o fondi pubblici, ma si nutre unicamente della Provvidenza e di ciò che Essa suscita nei cuori di tanti uomini e donne desiderosi di farsi prossimi ai fratelli.
L’Opera possiede due anime: una attiva e una contemplativa.
La prima è rivolta all’accoglienza e all’assistenza dei fratelli e delle sorelle più indigenti, senza alcuna distinzione. La nostra attenzione è centrata sulla persona nella sua totalità, per restituirle quell’amore e quella dignità che spesso la società o gli eventi della vita le hanno sottratto. Secondo la parola del Vangelo —“Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40) — insieme ai tanti volontari che ci sostengono, siamo convinti di toccare nel povero l’umanità ferita di Cristo.
La seconda anima è favorita dalla conformazione stessa del luogo, che invita a un’esperienza di preghiera raccolta e meditativa, sulla scia della spiritualità eremitica dei Padri del deserto. Oggi il contesto sociale fa emergere povertà non solo materiali, ma anche spirituali e psicologiche: per questo la nostra realtà vuole essere un luogo di ristoro per chiunque cerchi pace.
Nel silenzio, in questi due anni di attività abbiamo accolto e sostenuto persone provenienti dalla provincia di Enna e da diversi territori. Da quando abbiamo iniziato, sono migliaia le persone passate da questo luogo benedetto: fratelli accolti, volontari, uomini e donne in ricerca, ragazzi e bambini. Qui i poveri non solo ritrovano la speranza, ma diventano protagonisti attivi: vivendo come un’unica famiglia, si occupano — affiancati dai volontari — della gestione quotidiana della casa. Tra le varie iniziative promosse vi sono state anche il Grest estivo per bambini e ragazzi, momenti di celebrazione e preghiera, e ritiri spirituali con gruppi giunti anche da fuori Sicilia.
Sono convinto che accogliere sia prima di tutto un’attitudine del cuore che riguarda ciascuno di noi: è l’esperienza del dono di sé, l’amore che guarisce sia chi riceve sia chi dona. La presenza del nuovo altare ci ricorda che Dio ha posto qui la sua dimora e che il suo popolo può celebrarne le opere.
Domenica sarà una festa per tutti: non solo per la comunità di Valguarnera, ma per l’intera diocesi e oltre, affinché chiunque varchi questa soglia possa sentirsi a casa. Ringrazio di cuore quanti parteciperanno alla celebrazione, i fratelli accolti e tutti i volontari che stanno donando il loro prezioso contributo per far sì che questa giornata sia il preludio di un’alba nuova.

