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  • Cultura

“A Donnanova” , una delle più antiche feste della città – di Luca Ballarò

Riccardo Aprile 11, 2026 4 minuti letti
donnanova

“A Donnanova” , una delle più antiche feste della città.
Una chiesetta con due torrioni troneggia da secoli su un piccolo colle nei pressi del quartiere “Mulinu o vintu”: della chiesa, risalente al 1660, si hanno cenni del XII secolo, i cui resti si trovano nella parte posteriore dell’edificio attuale. Essa sorge su uno dei più antichi luoghi di culto della città; si presume, infatti, che la chiesa fosse già dedicata alla Madonna e probabilmente, per la sua ubicazione nei pressi della zona Monte, fosse intitolata a Santa Maria del Monte per l’appunto: ivi vi veniva celebrata la messa quotidianamente grazie ad un legato, scomparso il quale venne a mancare il culto. La chiesa cadde in disuso, fino a quando fu usata come luogo di cura per gli appestati e nei pressi del quale sorse un lazzaretto. Non è un caso che un luogo di malattia e di morte sia stato dedicato successivamente al trionfo della Vita, il Cristo Risorto abbracciato a Sua Madre. La chiesa si fuse quindi con la nascente congrega di Santa Maria la Nuova.
Il titolo di Santa Maria La Nuova lega la Pasqua di Cristo, Nuovo Adamo, a Maria Nuova Eva, la Donna Nuova, segno e primizia della Gerusalemme Celeste, la nuova creazione redenta da Cristo.
Si hanno notizie della festa già sin dal 1473: Fra Giovanni de’ Cappuccini racconta che la festa era la più importante e sentita della città dopo quella patronale e quella del SS. Crocifisso di Papardura. Una festa che aveva originariamente scopo benefico, poiché con i proventi si acquistavano frumento, armenti e ciò che occorreva per sostenere le famiglie più povere in occasione della Pasqua: dati storici segnano l’acquisto nel 1579 di carne e arance, nel 1588 di una vacca, 250 arance. Giungeva per la festa un gran concorso di popolo, canonici e militari.
La festa di Santa Maria La Nuova si celebra il sabato antecedente la Domenica in Albis, in piena Ottava di Pasqua: anticamente celebrata il terzo giorno di Pasqua, il martedì, con una processione a mezzogiorno sino al 1610, poi traslata alla sera per non disturbare i cittadini della zona Madrice, dove la processione sostava. Nel 1618 il Vicario Paternò autorizzò a poter effettuare la festa entro i quindici giorni dal martedì di Pasqua in caso di maltempo; intorno al 1700 si scelse la data della Domenica in Albis, subito dopo la funzione della “Spartenza”. Il 31 ottobre 1662 venne concesso dal Cardinale Astallo, Vescovo di Catania, il privilegio di poter effettuare la festa di pomeriggio, mentre nell’ultimo trentennio la festa è stata fissata per la vigilia della Domenica in Albis. Alla festa , dopo decenni di scomparsa, da qualche anno partecipa anche il simulacro dello Spirito Santo e la Venerabile Confraternita dello Spirito Santo – Enna .
L’iconografia della Donna Nuova, un tempo definita anche “Madonna a fine lutto ” è presente in due versioni: la più antica e preziosa custodita sull’altare maggiore è opera di Giovan Battista Li Volsi di Nicosia del 1617, commissionata dall’ allora Procuratore don Pietro Butera ed indorata da Leonardo Lupo. L’altra è una copia, una statua processionale della ditta Ortisei, precisamente degli anni ’60 dalla bottega altoatesina di Giuseppe Stuflesser. L’iconografia, presente in antiche stampe, è tra le poche in Sicilia, se non unica, ed è composta dal Risorto con una raggiera a mo’ di nimbo abbracciato alla Madre che pone le mani, senza toccare, il costato forato del Figlio, mostrando ai fedeli i segni della Passione trasfigurati dalla sua Resurrezione. Il gruppo scultoreo è arricchito dalla corona argentea settecentesca della Madonna e dal puntale d’argento della bandiera del Cristo. Anche il manto che indossa la Vergine è prezioso, curato anticamente dalle donne del quartiere.
La chiesa e la festa sono curate dal Collegio Santa Maria la Nuova – Enna, di cui notizie sparse vogliono essere fondata nel 1531 dal Barone Lorenzo Mirabella della Mendola, ma cenni di una congrega si attestano già nel 1403, legata anche alle antiche congreghe dei Templari presenti in città. Questa congrega con grande fatica e zelo organizza la festa e la processione: stampe di un tempo ritraggono la processione con un camioncino processionale. Adesso rigorosamente i confrati portano il fercolo in spalla.
In un tripudio di fiori, simbolo di vita, il fercolo del Risorto e di Sua Madre saranno portati in processione questo pomeriggio, tra le vie del rione “Mulinu o Vintu”, nel centro storico: tradizionale la “Gioia”, l” acchianata”, la salita a passo sostenuto del fercolo che, in trionfo, tra il suono delle marce , lo scampanio, le veame, gli applausi e volantini colorati, salirà dalla via adiacente la Chiesa del Carmine per fare ritorno i Chiesa.
Agli ennesi ancora una volta il compito di assaporare la tradizione, scendere per strada e omaggiare il Risorto e Maria, la Donna Nuova.

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Riccardo

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