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INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA: PRIMA META’ 2025 ANCORA IN CONTRAZIONE, CON UNA FLESSIONE ATTENUATA NEL SECONDO TRIMESTRE

Riccardo Settembre 4, 2025 5 minuti letti

Giovanna Ceolini, Presidente Assocalzaturifici: “L’export frenato dalle performance nel Far East e nell’area CSI. Persiste l’incognita dell’impatto dei dazi americani, le cui previsioni si potranno quantificare solo con l’accompagnamento dei dati dei prossimi mesi”

INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA: PRIMA META’ 2025 ANCORA IN CONTRAZIONE, CON UNA FLESSIONE ATTENUATA NEL SECONDO TRIMESTRE. FATTURATO (-5,6%) IN CALO MINORE PER L’EXPORT (-2,7% IN VALORE NEI PRIMI CINQUE MESI)

Milano, 4 settembre 2025

Situazione ancora complessa per il settore calzaturiero italiano nella prima metà dell’anno, ma nel secondo trimestre si osserva nei principali indicatori congiunturali un attenuarsi della flessione. Questa la fotografia scattata dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, alla vigilia del Micam, il Salone Internazionale della Calzatura che aprirà domenica prossima 7 settembre 2025 a Fiera Milano Rho.

“L’analisi dei dati – spiega Giovanna Ceolini, Presidente Assocalzaturifici – evidenzia nel cumulato gennaio-giugno un calo sia del fatturato (-5,6% tra gli associati partecipanti alla rilevazione trimestrale) sia della produzione industriale (-9,5% l’indice Istat, con una riduzione tendenziale del -7,5% nel periodo aprile-giugno). L’export resta positivo nelle paia (+3,2% nei primi cinque mesi) ma appare in calo in valore (-2,7%), risultando frenato dalle performance nel Far East e nell’area CSI. Tengono i mercati comunitari (+1% in valore), mentre prosegue il trend decisamente favorevole di Emirati Arabi (+26,6%) e Turchia (+13,5%). L’attività di pura commercializzazione ha favorito l’incremento dell’import (+18,2% in quantità), con una decisa crescita dei flussi dall’Estremo Oriente (+45%); oltre alla Cina, Vietnam, Indonesia, Cambogia e Birmania presentano aumenti sostenuti. Il saldo commerciale è sceso a 2 miliardi di euro di attivo (-15,8% su gennaio-maggio 2024). Sul fronte interno, i consumi delle famiglie mostrano difficoltà di ripresa (-1,9% in volume, -0,7% in spesa); le calzature sportive e le sneakers si confermano l’unico segmento con leggero dinamismo (+1,2% in spesa)”.

Ritornando all’export – che storicamente “traina” l’industria calzaturiera italiana, dal momento che l’85% delle calzature prodotte nel nostro Paese è destinato ai mercati esteri – nei primi cinque mesi del 2025 si è attestato a 4,89 miliardi di euro (-2,7%), per 84,5 milioni di paia (2,6 milioni in più dello stesso periodo 2024, pari al +3,2%), con un prezzo medio per paio sceso a 57,82 euro (-5,7%). A soffrire della congiuntura negativa innescatasi nella seconda metà del 2023, al termine del rimbalzo post-Covid, sono tutte le fasce di prodotto, inclusi il lusso e le griffe. I mercati UE (+1% in valore e +6,1% in volume nell’insieme) si son comportati meglio delle destinazioni extra-UE. Tra i partner comunitari, spicca il recupero della Germania (+12,4% in valore e +15,8% in quantità) e tiene, almeno in termini di paia (+1,3%), l’export verso la Francia, che però segna un -5,5% in valore restando comunque saldamente al primo posto tra le destinazioni. Consolidamenti di varia intensità si sono registrati, sia nelle quantità che nei valori, per diversi altri importanti mercati: Spagna, Polonia, Belgio e Austria. Con riferimento all’export extra-UE (che globalmente mostra un -6,5% in valore e un -3,2% in volume), flessioni generalizzate hanno interessato tutti i principali mercati del Far East (-23%) e diversi paesi dell’ex blocco sovietico, tra cui i due in guerra (Russia -14,4% in valore, Ucraina -3,8%) e il Kazakistan (-2,5%), che rallenta dopo l’espansione considerevole degli anni recenti. Tra le tipologie, le scarpe con tomaio in pelle presentano un trend non favorevole sia in volume (-2,7%) che in valore (-7%).

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“Riguardo le prospettive, – spiega Ceolini – grava l’incognita dell’impatto dei dazi americani, le cui reali conseguenze sulle vendite si potranno quantificare solo coi dati dei mesi autunnali. La tenuta evidenziata dall’export verso gli USA in aprile (+1,9% in valore) e maggio (+1,8%) va letta con cautela, perché l’incertezza e l’eventualità che potessero essere fissate tariffe ancora più gravose possono aver spinto gli operatori ad accelerare le transazioni col dazio aggiuntivo del 10%. Troppo presto, dunque, per trarre conclusioni in merito. Un provvedimento – l’istituzione dei dazi che l’accordo con la UE ha fissato al 15% baseline a partire dal 7 agosto – peraltro dichiarato illegittimo pochi giorni fa da una Corte d’appello federale americana e su cui ad ottobre sarà chiamata a giudicare la Corte Suprema, dopo il ricorso della Casa Bianca. I dazi potrebbero ripercuotersi sulle decisioni di acquisto della clientela americana e direttamente sulla marginalità delle imprese esportatrici nel caso decidessero di “assorbire” in tutto o in parte la nuova tariffa. L’importanza degli USA per le esportazioni del calzaturiero – erano il secondo mercato in valore, con quasi 1,4 miliardi di euro, a consuntivo 2024 – ha reso il tema di grande attualità negli ultimi mesi, per il rischio che potrebbe rappresentare per la tenuta delle aziende esposte su quel mercato, giustamente allarmate”.

Anche le dinamiche occupazionali e demografiche delle imprese risentono dello scenario non favorevole: nel primo semestre 2025 il Centro Studi stima saldi negativi sia nel numero delle aziende (-81 calzaturifici tra industria e artigianato, pari al -2,4% su dicembre scorso) che in quello degli addetti (-1.392 occupati, -2%), scesi rispettivamente a 3.288 e 69.449. L’utilizzo degli ammortizzatori sociali resta elevato: benché nel secondo trimestre il numero di ore di cassa integrazione autorizzate dall’INPS per le aziende della filiera pelle sia sceso del -28,1% su aprile-giugno 2024, il cumulato del primo semestre 2025 risulta in aumento del +12,8% tendenziale. A livello territoriale, tre sono le regioni – tra quelle in cui la filiera pelle è più radicata – a presentare un aumento delle ore di cassa integrazione autorizzate: Toscana (+97%), Marche (+27%) ed Emilia-Romagna (+32%).
Le attese per la seconda metà del 2025 restano improntate alla cautela: l’assenza di novità di rilievo nel panorama economico internazionale e in quello geopolitico e le tensioni commerciali internazionali innescate dai dazi USA non permettono facili ottimismi. Oltre la metà degli imprenditori intervistati (58%) prevede di chiudere l’anno con risultati inferiori rispetto al 2024.

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Riccardo

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