Una “fanteria” senza armi. E’ così che Santo Angileri, medico di famiglia e Guardia Medica, dirigente sindacale del Fismu, definisce le due categorie di medici. In provincia di Enna operano 145 medici di famiglia mentre i pediatri di famiglia sono una ventina. Una novantina i medici nelle guardie mediche di cui un terzo sono sostituti mentre i restanti fissi. Molti di questi sono anche medici di famiglia ma sino ad un massimo di 650 mutuati. Inoltre ci sono anche 2 presidi di Guardia Medica nelle strutture carcerarie di Enna e Piazza Armerina. Da questi numeri si comprende che proprio per questa loro presenza sul territorio il primo contatto con il possibile contagiato lo hanno questi professionisti. Ma malgrado ciò ancora oggi le tutele nei loro confronti sono molto discutibili ed il rischio di contagio è alto. “Purtroppo è veramente così – commenta Angileri – e lo sentiamo anche dal “bollettino di guerra” in altre realtà come la Lombardia dove tantissimi colleghi di entrambe le categorie sono stato contagiati. Questo avviene perché siamo quelli che per primi abbiamo il contatto con il paziente che poi potrebbe risultare contagiato. Tante volte capita per quelli di Guardia Medica che la persona che chiama, per avere la visita non dice realmente il suo malessere che invece con informazioni più dettagliare porterebbe ad una diagnosi di un sospetto Covid 19. Ed invece si corre il reale rischio di rimanere poi contagiato. Ma questo capita anche perché siamo quasi privi di dispositivi di protezione individuale. Abbiamo già avuto 4 colleghi che proprio per questi motivi sono stati posti in quarantena. Ma sono ancora in attesa di fare il tampone. E la carenza di tamponi è un altro serio problema poiché espone a contagiare chi, pur essendo infetto ma non sintomatico, può diventare fonte di trasmissione anche inconsciamente”. E per i medici di famiglia quale è la situazione. “Gli studi dei medici di famiglia sono rimasti regolarmente aperti – conclude – ma con accesso limitato da un precedente triage telefonico che può essere utile, se il paziente riferisce notizie corrette, ad individuare soggetti a rischio di contagiosità, che eventualmente vengono segnalati al 112 per un eventuale ricovero. Per gli altri pazienti il triage telefonico serve a regolamentare gli accessi agli ambulatori per evitare assembramenti. Le ricette invece vengono in gran parte inviate ai pazienti per via telematica”.


