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Una esperienza che ti segna la vita: i due mesi al Reparto Covid di Enna raccontati da due infermiere

Su Maggio 14, 2020 4 minuti letti

Una esperienza che ti segna la vita per sempre. E’ quella che raccontano alcune infermiere del reparto Covid di Enna. Infatti se nei giorni scorsi abbiamo raccontato l’esperienza di diversi degenti, per la prima volta facciamo anche per come questi due mesi hanno cambiato radicalmente la vita di chi è stato per oltre 60 giorni in prima linea nel cercare di dare il massimo affinchè chi era arrivato li perché contagiato riuscisse non solo a guarire da questo male oscuro ma anche a reagire alla situazione che si viene a creare per chi è ricoverato, quello di vivere tutto il periodo di degenza nell’assoluta solitudine senza poter incontrare nessuno. E così il personale infermieristico è stato determinante non solo per l’eccellenza del servizio sanitario fornito ma anche per il supporto psicologico nel sostenere moralmente gli stessi ricoverati. Ma anche a sostenersi tra loro poiché i momenti di sconforto e di sfiducia arrivano per tutti. Questi i pensieri di due di loro. Sonia e Marcella che nel loro turno di sette infermieri si erano dati il nome di “U Scuatruni”….Buona lettura…
La nostra è una professione veramente difficile, il rapporto infermiere paziente coinvolge la totalità della nostra persona. Impossibile quindi tornare a casa e dimenticare la loro sofferenza, la paura nel loro sguardo. Lavorare in un reparto come il Covid ha segnato per sempre il nostro essere. Ogni giorno è stata una battaglia, dove é stato necessario soffocare le nostre ansie, i nostri limiti, per infondere a loro certezze, sicurezze, positività. Ed è grazie a loro che siamo riusciti a non crollare sotto il peso delle nostre “armature” dietro le nostre mascherine che tolgono il fiato, facendo turni massacranti…e tutto il peso della nostra fatica é di colpo svanito di fronte ai loro miglioramenti, sono stati la nostra forza nei momenti di disperazione, i loro sorrisi il nostro carburante” per andare avanti, il loro “grazie ” e la guarigione il nostro orgoglio più grande.
Sonia
Quando è arrivato l’ordine di servizio è stato un turbinio di emozioni…
Paura di infettarsi e di infettare i miei cari, paura di non essere all’altezza.
Arrivata in corsia non c’è stato più tempo di sentire emozioni…dovevi solo pensare ai pazienti ,a sistemarli, a tirar loro la testa fuori dall’ acqua (cit)..tutto questo sotto il peso di una bardatura e senza abbassare la guardia per non contaminarsi. I pazienti arrivavano numerosi e la parola d’ordine era solitudine e paura e tutto questo faceva in modo che la tua paura magicamente spariva. Spesso si trattava di più membri di una stessa famiglia che pur essendo vicinissimi non potevano vedersi e allora ti trasformavi in “velina” per portare un messaggio scritto su un tovagliolo ,una foto sul cellulare o a registrare un video perché “io ho il cellulare buono”. non dimenticheremo lo sgomento del primo decesso…la regola imponeva di decontaminare ,sistemare il defunto ,apporre un tristissimo cartellino e chiudere il sacco…ci siamo ritrovati a pregare tutti in gruppo .Potrei stare qui a raccontare tanti episodi che mi porterò sempre nel cuore Ho la fortuna di svolgere il lavoro che amo e questa esperienza ,tra mille critiche, carenze e assenze mi ha insegnato proprio tanto. Ho anche conosciuto tre nuovi meravigliosi colleghi, Sonia Carmelo e Francesco, mentre Guglielmo lo conoscevo da sempre Insieme abbiamo fatto squadra, ci siamo sostenuti a vicenda e ognuno di noi ha portato il proprio contributo ,umanamente e professionalmente. E poi i new entry. il” piccolo” Giuseppe al suo primo incarico e la dolce Betty che da subito abbiamo visto come due nuovi colleghi che avrebbero alleggerito il nostro lavoro ed invece anche loro sono diventati dei nostri.. da proteggere e da guidare !il nostro gruppo su watsapp si chiama “U squatruni”,ed insieme siamo stati capaci di affrontare tante difficoltà, di riscoprire l amore per la professione e per l l’altro, quel fratello che la pandemia non ti permette di abbracciare ma che rigorosamente abbracci con gli occhi e con il cuore dall’inizio alla fine del turno. E poi ti porti a casa come i primi giorni di servizio tutto quello che hai raccolto in corsia, che sia un ricordo ,una foto ,una lettera ma soprattutto tante tante emozioni
Marcella

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