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  • UN NUOVO RENZI? – di Angiolo Alerci
  • Politica

UN NUOVO RENZI? – di Angiolo Alerci

Riccardo Dicembre 24, 2021 4 minuti letti

UN NUOVO RENZI?
Ho ascoltato ieri con un certo interesse l’intervento di Renzi al Senato, nel corso della discussione per l’approvazione della legge di bilancio 2022. Giusto il tono usato, giuste le considerazioni fatte con le quali ha criticato il comportamento e la responsabilità del Governo nell’avere costretto il Senato a non potere approfondire la materia trattata, integrata dal famoso super emendamento che tutti i governi presentano alla legge all’ultimo minuto.
Una mancanza di rispetto da parte del Governo nei confronti del Parlamento.
Sono rimasto molto perplesso da questo suo nuovo comportamento che mi ha fatto rileggere quello da me più volte sottolineato, nel corso della sua Presidenza del Consiglio
Ho seguito, da vecchio democristiano, con particolare interesse l’ascesa politica di Matteo Renzi, dedicando allo stesso numerose mie note pubblicate su diversi giornali on line e riportate nei miei libri di “Cronaca e riflessioni sulla politica italiana”, allo stesso sempre omaggiati.
Apprezzamenti molto positivi sia per il risultato ottenuto con la sua elezione a Segretario del Partito sia, successivamente, con la nomina a Presidente del Consiglio.
Il tono delle mie note si è andato via via modificando con il modificarsi del comportamento dell’ex Presidente del Consiglio.
Tutte le note che lo riguardavano venivano regolarmente trasmesse all’interessato, il quale le ha riviste pubblicate nei libri ricevuti, note che hanno meritato la sua attenzione, come risulta da questa mail pervenutami:
“da Matteo Renzi (matteo@governo.it) a angalerci@virgilio.it
Gentile Angiolo, la ringrazio per le sue mail, per le sue proposte e per le sue critiche. Le ho lette molto volentieri. A volte, come vede, rispondo un po’ in ritardo ma tengo molto ad avere un contatto diretto con i cittadini, attraverso questa casella di posta elettronica. Mi scriva quando vuole. Un saluto Matteo Renzi”.
Ho continuato a seguire con particolare interesse l’evoluzione di Renzi commentandone i vari stadi, soffermandomi prevalentemente sul suo comportamento nella doppia veste di Segretario del Partito e di Presidente del Consiglio.
In una mia nota del 3 marzo 2915, così scrivevo:
È possibile che Renzi abbia forse un DNA simile a quello del suo importante conterraneo Fanfani, o ne sia rimasto contagiato?
Amintore Fanfani, dotato di carattere schietto, divenne in pochi anni uno dei dirigenti politici più apprezzati all’estero, ma meno stimato nel Paese e, addirittura, avversato ed odiato nel suo stesso partito. Del tipico dirigente D.C. aveva poco. Non la moderazione e la capacità di mediazione di Moro, non la furbizia ed il sarcasmo di Andreotti, né la eterogeneità di Rumor o Forlani, aveva invece un forte carattere e voleva determinare da solo la linea guida del Paese. Il tono e l’arroganza usati da Fanfani crearono le condizioni per la sua caduta.
Ritenevo che questa mia nota potesse dare un piccolo contributo a Renzi per modificare certi atteggiamenti e certi toni e tener conto, inoltre, che la situazione politica e parlamentare di oggi è molto più difficile di quella di ieri.
Al momento del conferimento dell’incarico di formare il nuovo Governo, ricordai a Renzi di dare una regolata alla sua irruenza che, se da una parte è stata determinante per vincere le primarie, potrebbe essere determinante per una brevissima durata del suo mandato”.
Inoltre: “Ricordarsi che un Governo di coalizione non è la direzione del suo partito. Dovrà confrontarsi con la necessaria moderazione, non solo con la minoranza del partito, ma con gli altri partners”.
Invece, con l’aggravante di non essere parlamentare e con il suo particolare tono, pretendeva di dare indicazioni al parlamento sui tempi per l’approvazione dei suoi decreti.
In una delle mie tante lettere aperte indirizzate al Presidente Renzi, esattamente sei mesi prima della data di effettuazione del referendum scrivevo: sorvoliamo su tanti altri problemi, ma non possiamo non rilevare il grosso errore commesso dal Presidente Renzi nell’aver considerato un atto del Governo le riforme costituzionali e legare la sorte del suo Governo al risultato del referendum.
Tanto bastò per compattare tutta l’opposizione e gran parte delle minoranze del suo partito. Un risultato negativo, infatti, avrebbe potuto farlo fuori sia dal governo che dal partito con la stessa facilità con la quale aveva conquistato le due cariche.” Cosa verificatasi.
Bastava poco per restare alla guida di un partito che aveva superato il 40% dei voti e non trovarsi, per il suo carattere e la sua presunzione, oggi alla guida di un buon gruppo di parlamentari, ma che naviga intorno al 2% nei sondaggi.
Un nuovo Renzi? No. Il mio libro “Le vite parallele di Berlusconi e Renzi” pubblicato nel luglio del 2020, così concludeva: Il comportamento di Berlusconi, non più condiviso da Salvini e dalla Meloni e quello di Renzi, contrario alla linea di apertura a sinistra di Zingaretti, potrebbero segnare la nascita del Nazareno 2.
Forse siamo molto vicini al realizzarsi di questo evento.

angiolo alerci

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