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Tragedia di Barrafranca: protesta al Tribunale per la morte del quattordicenne Gabriele Giadone. I genitori: “Sei mesi di patteggiamento? Giustizia negata” – di Giacomo Li sacchi

Riccardo Giugno 11, 2026 4 minuti letti

Tragedia di Barrafranca: protesta al Tribunale per la morte del quattordicenne Gabriele Giadone. I genitori: “Sei mesi di patteggiamento? Giustizia negata”

BARRAFRANCA. La foto impressa sullo striscione mostra Gabriele Giadone in un momento di spensieratezza, una di quelle immagini tipiche della sua età che oggi, inevitabilmente, stringe il cuore. Gabriele aveva solo 14 anni quando, la sera del 10 maggio 2025, la sua vita è stata spezzata in un drammatico incidente stradale. Il giovane si trovava a bordo del suo motorino lungo il viale Signore Ritrovato quando è stato travolto da un’auto che procedeva contromano.

A distanza di un anno esatto dalla tragedia, mentre all’interno del Tribunale si celebra il processo, all’esterno si è accesa la protesta. Al centro della contestazione c’è la proposta di patteggiamento a sei mesi formulata per Giuseppe Paternò, l’uomo accusato di omicidio stradale, che ha già incassato il parere favorevole della Procura.

Il dolore e la rabbia dei genitori

Una richiesta che la famiglia della vittima respinge con forza, chiedendo una pena severa e proporzionata alla gravità dei fatti.

“Nostro figlio è stato ucciso da un’auto che viaggiava contromano in una semicurva caratterizzata da scarsissima visibilità. L’impatto è avvenuto interamente nella corsia di marcia di Gabriele, che si trovava alla sua destra e rispettava i limiti di velocità. Ci sono tre video che lo certificano chiaramente”, denunciano i genitori, profondamente scossi.

“La pena concordata con il Pubblico Ministero è ridicola. La vita di un ragazzo di 14 anni non può valere sei mesi, specialmente in presenza di aggravanti. Abbiamo la forte impressione che il PM non abbia nemmeno visionato i filmati. Inoltre, l’accordo sulla pena tra l’imputato e il suo avvocato è avvenuto a nostra insaputa. Come parte lesa avevamo il diritto di essere informati. Ora tutte le nostre speranze sono riposte nel Giudice, che dovrà valutare la congruità del patteggiamento”.

Le accuse alle indagini e la revoca della patente mancata

I genitori sollevano dure critiche anche sulla gestione delle prime fasi d’indagine e sui rilievi effettuati sul luogo del sinistro:

“È vergognoso che a questo automobilista non sia stata nemmeno ritirata la patente dalle forze dell’ordine di Barrafranca, nonostante la loro stessa relazione e i video confermino che andasse contromano. Scrivono, ma poi non attuano i provvedimenti. Riteniamo che i rilievi iniziali siano stati errati, attribuendo a mio figlio persino una frenata che non era la sua. Inoltre, il perito incaricato dal PM, l’ingegner Vitellaro, ha redatto la propria relazione tecnica senza aver preso visione dei filmati. Quella che stiamo subendo, sia dalle forze dell’ordine sia in ambito giudiziario, è una vera e propria giustizia negata”.

Il ricordo di Gabriele e la reazione della comunità

Gabriele viene descritto come un ragazzo meraviglioso, profondo, sensibile e molto attivo nella comunità: frequentava il liceo, giocava nella squadra della Barrese, era stato scout per molti anni e praticava il nuoto. «Con lui abbiamo pranzato e riso, e poche ore dopo ci siamo ritrovati in obitorio», racconta il padre con il sostegno dell’altra figlia, l’unico pilastro rimasto a dare forza alla famiglia in questo momento buio.

A ferire profondamente la famiglia è stata anche la condotta post-incidente dell’imputato:

“Non ha mai chiesto scusa, né mostrato alcun segno di pentimento o di assunzione di responsabilità. Oggi chiede il patteggiamento solo perché la legge gli consente uno sconto di un terzo della pena. Un mese dopo l’incidente è persino andato a un concerto a Messina, pubblicando poi le foto online su Facebook proprio davanti alla saracinesca del suo negozio, a venti centimetri da dove è morto nostro figlio. Nei giorni del lutto, mentre la bara di Gabriele era ancora a casa e tutti i commercianti della via stringevano le serrande in segno di profondo rispetto, la sua attività è rimasta regolarmente aperta. Barrafranca ha dimostrato da sola da che parte stare. E questo è solo il 50% della storia; il resto è racchiuso nei fascicoli in mano al Tribunale”.

La parola passa adesso all’aula di giustizia, dove si attende la decisione del giudice sulla validità dell’istanza di patteggiamento.

Giacomo Lisacchi

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