CHIUSURA DEL MUSEO ARCHEOLOGICO DI ENNA- I POLITICI ASSENTI
Eravamo preoccupati dalla nomina dell’esperto di piante tropicali come Responsabile del Parco Archeologico “Villa del Casale Morgantina” che ingloba anche tutte le altre aree archeologiche dell’ennese e il Museo Archeologico di Palazzo Varisano di Enna.
Avevamo il sospetto che questa nomina fosse in linea con la politica di abbandono condotta dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali negli ultimi anni rispetto la gestione degli uffici periferici e in particolar modo di quelli di Enna e provincia. Tutto inizia con la mancata nomina di un Responsabile del Servizio Beni Archeologici alla Soprintendenza di Enna che risale ormai al lontano 2022, mentre la figura dell’archeologo, nonostante il ricchissimo patrimonio archeologico da proteggere, manca dal 2019.
Purtoppo i vertici politici irresponsabili sembrano particolarmente sensibili solo quando balzano agli onori della cronaca nazionale grazie alla denuncia di validi giornalisti sullo stato di degrado che caratterizza il nostro patrimonio archeologico.
Aree archeologiche abbandonate al proprio destino (che nella nostra provincia significa abbandonarli al saccheggio dei tombaroli) complessi monumentali come La Villa del Casale dove si continua a disquisire sul guano di colombi che acidificano i mosaici senza essere in grado di risolvere il problema. Importanti pratiche di esproprio che sembrano essersi impantanate nella Soprintendenza di Catania (ci riferiamo all’esproprio già finanziato della Villa Romana di Gerace che, a quanto
sembra, è stato affidato ad un archeologa di Catania già da due anni e che è inspiegalbimente fermo su un binario morto).
Di contro assistiamo ad alcune dinamiche preoccupanti che stanno interessando le nostre zone come l’aumento esagerato di richiesta di parchi fotovoltaici ed eolici che stravolgerebbero definitivamente l’economia della zona decretando la morte del comparto agricolo. O come le grandi opere che stanno distruggendo intere aree archeologiche; ci riferiamo ai recenti casi della diga di Pietrarossa che cancellerà l’unica stationes del periodo romano rinvenuta in Sicilia e ai cantieri dell’alta velocità dove il rinvenimento di un importante centro di età romana viene declamato come una grande scoperta fatta grazie ai lavori della ferrovia, omettendo il fatto poi che il sito verrà cancellato proprio dal passaggio della ferrovia.
L’atteggiamento dell’attuale classe politica regionale si può leggere in due modi diversi:
-il primo è quello di una consapevole e colpevole responsabilità in queste scelte che determinano di fatto lo svuotamento di competenze e professionalità fondamentali per la salvaguardia di questo eccezionale patrimonio archeologico.
– il secondo motivo protrebbe essere il fatto che l’attuale classe politica e totalmente inappropiata a gestire tale patrimonio perché mancante di quella base culturale fondamentale per poter portare avanti una politica di salvaguardia e promozione. I preoccupanti esempi di interventi come l’innalzamento del Talamone di Agrigento, la futuristica copertura del teatro di Eracle Minoa, il teatro moderno a fianco l’ara di Gerone a Siracusa, il marmo bianco di Custonaci al Castello di Lombardia ad Enna sono segnali proccupanti di una gestione che pensa più allo spettacolo che alla conservazione.
Alla luce di questa situazione voluta dagli attuali vertici della Regione Sicilia la nostra Associazione sta meditando di chiedere all’Unesco se siano rispettati i parametri di salvaguardia per la Villa del Casale da parte dell’Ente gestore, qualora venga appurato che la cura del monumento non è adeguata, chiederemo all’Unesco di revocare l’iscrizione nell’elenco Siti Unesco. In riferimento poi ai numerosi finanziamenti europei di aree archeologiche della provincia di Enna lavoreremo alla creazione di un dossier, per dimostrare come questi finanziamenti non abbiano prodotto il risultato finale, che era quello di aumentare la fruibilità di queste aree archeologiche (Montagna di Marzo. Cozzo Matrice, Monte Giulfo ecct.,ecct ), e quindi avanzeremo la richiesta di recupero di questi finanziamenti da parte della Comunità Europea.
Infine ritornando sulla problematica aperta con lo spostamento dei custodi da Enna a Piazza Armerina esso rientra nel progetto di dismissione dell Soprintendenza di Enna
che noi contrasteremo con tutti i nostri mezzi. L’organizzazione delle varie Soprintendenze siciliane ne vede alcune dove abbondano custodi e figure tecniche mentre altre ne soffrono la mancanza, sappiamo benissimo che questa organizzazione disequilibrata è dovuta solo a interessi di carattere politico – sindacale.
La chiusura parziale del Museo di Palazzo Varisano è il primo passo che porterà alla chiusura totale, rappresentando per la città di Enna la chiusura di uno spazio culturale dove veniva raccontata la storia antica di questi territori.
SICILIANTICA – COORDINAMENTO PROVINCIA DI ENNA
SICILIANTICA – SEDE DI ENNA


