Oggi è la festa dei lavoratori. Celebrare annualmente questa giornata ci tutela sia da un punto di vista storico, che da un punto di vista costituzionale.Pri
Nel primo caso, ricorda a noi tutti le battaglie condotte nel tempo dai lavoratori per ottenere condizioni lavorative soddisfacenti, elevando la qualità della vita.
Nel secondo caso, il richiamo alla Costituzione è necessario, in quanto Essa s’impegna e afferma, in diversi passaggi del suo corpo, quanto importante sia il lavoro per la nostra Repubblica, la quale, ricordiamo, si fonda su di esso.
Tuttavia, in qualità di una generazione condannata, non mi sento di voler festeggiare una giornata simile. I Neet esistono ancora, le offerte lavorative sono di bassa qualità, i salari da fame e il precariato serpeggia. Queste condizioni, riassunte in maniera sommaria, non riescono a ricostruire un impianto che avrebbe bisogno di una comprensione superiore a quella dei legislatori attuali, o, addirittura, del Governo. Tralasciando l’indirizzo politico nazionale, troppo accorto, nella maggioranza dei suoi rappresentanti istituzionali, a rintanarsi nelle abitazioni e versare pianti davanti il busto di Benito Mussolini, la critica è soprattutto alle politiche locali.
Quante volte ci si interroga sulla ragione dello spopolamento dell’entroterra? Tale riflessione è, senza ombra di dubbio, sacrosanta. Ma la risposta quale sarebbe allora? Da più di un decennio, la nostra Terra è stata sfruttata come bacino di voti dalle destre, le quali non si sono mai impegnate realmente a mantenere fede alle loro promesse.
Il Governo Regionale, ad esempio, è sempre così distratto: non bada mai alle nostre grida disperate, nonché alla sofferenza dei genitori che vedono fuggir dal nido i propri pargoli con appresso un viatico di viveri e vivande. E in tutto questo, piange anche il portafoglio perché mantenere un figlio al Settentrione costa anche molti danari.
Anche gli enti locali, quelli che per sussidiarietà sono più vicini alle nostre esigenze, non si sono mai battuti significativamente. Servono solo voti.
È un male badiale che alligna, significativo per la nostra generazione abbandonata. Ma noi giovani cosa siamo? Che futuro avrà questa Provincia se nessuno si batte per noi? La verità, anche sta volta, cari amici lettori, è che per capire realmente il nostro disagio prima bisognerebbe viverlo. Immaginate di crescere circondati dal calore di amici e di persone che amate; ogni Natale, ogni festività tale stretta vi avviluppa e vi sentite pieni, fino al dopo liceo. Da quel momento in poi, come una parete sgretolata, la polvere inizia a cascarvi dalle mani, e vi rendete conto che di quella casa e di quel calore domenicale non è rimasto niente.
Perché, quando scriviamo questi testi, non combattiamo solo per la Terra, ma anche per i sentimenti. Saranno ideali romantici, ma noi siamo Mazziniani per eccellenza.
Matteo Franco Russo, Segretario GD Enna.


