Per l’apertura del campionato, un ricordo che vale più di una vittoria
L’inizio di un nuovo campionato non è mai soltanto una questione di classifica o di punti in palio. È un rito collettivo, un momento in cui si intrecciano passione, identità e memoria. E quest’anno, alla prima partita, vogliamo fermarci un istante prima del fischio d’inizio per rendere omaggio a un ragazzo che il destino ha consegnato alla storia: Rino Della Negra, figlio di italiani, calciatore del Red Star e partigiano della Resistenza francese.
Era il 1943 quando Della Negra indossava la maglia del club più antico di Parigi, il Red Star, fondato da Jules Rimet. Una carriera sportiva lo attendeva, ma la guerra non lasciava scampo ai sogni. Rino scelse la strada più difficile: lasciò il calcio per unirsi al gruppo Manouchian, i partigiani che combattevano l’occupazione nazista. Pagò con la vita quella scelta, fucilato il 21 febbraio 1944 al Mont Valérien. Aveva vent’anni.
Oggi, lo stadio Bauer custodisce la sua memoria: una curva porta il suo nome, Curva Rino Della Negra, perché il calcio non dimentica i suoi figli migliori. In quell’angolo di gradinata si canta non solo per una squadra, ma per un’idea di libertà, dignità e coraggio.
Mentre si apre il nuovo campionato, ricordare Della Negra significa ricordare che il pallone può unire popoli e generazioni, e che il calcio è grande quando sa essere più di un gioco. Rino resta un simbolo di questo: un figlio della nostra terra che ha scelto di sacrificare tutto per un futuro migliore.
E allora, al momento del fischio d’inizio, portiamo con noi il suo esempio. Perché nessuna vittoria sul campo sarà mai più grande della vittoria della memoria.


