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  • Scuola

PD Enna sulla possibilità dell’apertura della scuola nei mesi estivi

Riccardo Maggio 5, 2021 3 minuti letti

In questi ultimi giorni la scuola italiana è di nuovo al centro del dibattito politico e non solo: fra le ultime novità l’apertura delle scuole in estate.
Grazie ai 510 milioni di euro messi a disposizione dal ministero dell’Istruzione, le scuole potranno rimanere aperte da giugno a settembre oltre che per realizzare attività ed apprendimenti extracurriculari, extrascolastici anche per favorire momenti di socializzazione e relazioni messi a dura prova dalla didattica a distanza (DAD) e dalla didattica integrata digitale (DID) che con grande professionalità è stata programmata e svolta da parte del personale docente.
Una riflessione sorge spontanea: una decisione di questo tipo può rappresentare una soluzione ai problemi della scuola?
Dopo aver trascorso quasi due anni scolastici con frequenti sospensioni delle attività didattiche a causa della pandemia, durante i quali i governi non sono riusciti a dare risposte adeguate ai problemi delle diverse istituzioni scolastiche, ancora non si individuano in modo chiaro le possibili soluzioni per un normale svolgimento delle lezioni in presenza.
Ora, a 5 settimane dalla fine delle lezioni, piuttosto che ragionare sulle criticità della scuola e su come evitare ulteriori chiusure nel corso del prossimo anno scolastico, il ministro pensa di aprire le scuole in estate.
Non crediamo che questa sia una soluzione. Non crediamo si possa pensare ad una novità di questo tipo, improvvisando attività, programmazione e disponibilità di docenti e alunni anche se su base volontaria. Anche il personale della scuola ha diritto di staccare la spina dopo lo stress a cui è stato sottoposto. Non si è lavorato di meno, anzi, si è lavoro molto di più affrontando mille difficoltà per assicurare agli studenti quel diritto allo studio di cui tanto si parla.
Bisogna pensare ad un rinnovamento ripensando spazi e competenze. Bisogna riconoscere ai docenti la loro professionalità, anche attraverso l’adeguamento delle retribuzioni alla media europea; alla scuola tutta bisogna riconoscere il giusto ruolo che riveste nella nostra società.
Sarebbe sicuramente più utile avviare una discussione profonda su come garantire un avvio regolare del nuovo anno scolastico, assicurando in tempi brevi la copertura di centinaia di migliaia di posti che si renderanno vacanti mediante la stabilizzazione del personale precario.
Occorre aprire un dibattito serio sull’emergenza educativa accentuata anche dalla pandemia; bisogna sfruttare al meglio le risorse europee per risolvere i problemi relativi all’edilizia scolastica, alle diseguaglianze tra nord e sud, tra aree metropolitane e aree interne.
La Scuola, insomma deve tornare ad avere un ruolo centrale nella nostra società. Solo attraverso l’istruzione, la formazione e la ricerca l’Italia può trovare la forza per uscire subito e meglio da questa grave crisi.
Non servono soluzioni estemporanee e non serve considerare la scuola rifugium peccatorum rispetto alle tante carenze della nostra società.
Occorre un’inversione di tendenza rispetto ai tagli del personale, alle classi pollaio, ai continui accorpamenti effettuati e alla visione aziendalistica della scuola.
La scuola deve produrre più cultura, più istruzione, più formazione. Solo così si può contrastare il declino pressocché generalizzato a cui assistiamo nel mondo della scuola e nel mondo socio-culturale in genere.

Responsabile Prov.le Scuola – Carmela Impellizzeri

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