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Patto per l’innovazione del lavoro pubblico, Usae, Bonazzi: “Siamo preoccupati perché non ci fidiamo della Triplice.”

Riccardo Marzo 9, 2021 4 minuti letti

Patto per l’innovazione del lavoro pubblico, Usae, Bonazzi: “Siamo preoccupati perché non ci fidiamo della Triplice.”

La pandemia ha pesato di più sull’economia del lavoro autonomo ma sono stati e sono i lavoratori della sanità pubblica la vera trincea contro il Covid-19. Cgil-Cisl-Uil ci riprovano ma noi sappiamo bene che sul tema loro hanno già fallito più di una volta mortificando i lavoratori.

L’appuntamento è fissato per domani, nella sala Verde di Palazzo Chigi, la stanza simbolo della concertazione tra parti sociali e governo e ci sarà anche Mario Draghi, segno dell’importanza dell’evento. Verrà siglato il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” voluto dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta.

L’intenzione di Brunetta è mettere al centro del progetto di ricostruzione proprio il lavoro pubblico. Dai Ministeri alla scuola, alla sanità, ai dipendenti degli enti locali, il patto parlerà di reclutamento, retribuzioni, smart working.

Il punto è che la Pa di oggi, schiacciata da lunghi anni di organici congelati e di mancate innovazioni, sarebbe una macchina inadeguata per la corsa imposta dal Recovery. Brunetta ha annunciato che agirà su tre fronti: lo sblocco dei concorsi e delle procedure già avviate, la modifica dei sistemi di reclutamento nella Pubblica amministrazione e la messa a punto di percorsi specifici per selezionare gli specialisti destinati all’attuazione degli investimenti del Recovery Plan; quest’ultimo punto è considerato il più urgente. Poi entro 4-5 settimane saranno definite delle norme speciali per permettere l’assunzione a termine degli esperti e dei professionisti necessari (è probabile che le norme siano inserite in un decreto legge ad hoc), una cornice che servirà a mettere al centro del Recovery Plan la pubblica amministrazione. Per portare a termine i concorsi già avviati e bloccati dalla pandemia, saranno rivisti i protocolli anti-Covid e messe a disposizione tutte le strutture pubbliche in grado di ospitare le selezioni in sicurezza.

E per accompagnare tutto questo in campo ci sarebbero anche 700 milioni da destinare ai cosiddetti livelli professionali. Risorse extra, che andrebbero ad aumentare il bacino da 3,8 miliardi destinato al rinnovo dei contratti. Ma sotto le forbici ispirate dal Recovery potrebbe finire anche il vincolo dell’articolo 23, comma 2 del decreto attuativo della riforma Madia (Dlgs 75/2017) che impedisce agli enti pubblici di destinare al trattamento accessorio una somma superiore a quella del 2016. Perché la prima urgenza è quella di aprire le porte ai tempi determinati per i progettisti e le altre professioni tecniche. Ma poi è utile anche avere a disposizione le leve retributive per trattenere le professionalità nelle amministrazioni pubbliche. Il congelamento dei premi è un ostacolo non piccolo. E per superarlo serve anche un nuovo sistema di valutazione. Un’altra sfida non banale. Insomma, alla vigilia del recovery plan si parla un’altra volta di riforma della pubblica amministrazione e di patto per il lavoro pubblico. Molte delle misure annunciate saranno meglio dettagliate quando Brunetta andrà in Parlamento a illustrare le linee guida del suo dicastero.

“Ci risiamo. Sembra di essere nel 1993 quando l’accordo del governo Ciampi (sempre con la triplice) ingabbiò gli stipendi di tutti i lavoratori dentro l’indice programmato o, più miseramente, alla vigilia di quel 30 di novembre del 2016, quando per 3,3 milioni di lavoratori del settore fu scritto e firmato un accordo che, dopo dieci anni di blocco contrattuale (periodo in cui gli stipendi dei lavoratori privati erano aumentati mediamente di oltre 320 euro), prevedeva che nei contratti Pa fosse sancito un aumento medio di 85 euro lordi mensili” – commenta il Segretario Generale, Adamo Bonazzi, che afferma anche: “siamo preoccupati perché non ci fidiamo della triplice. Cgil, Cisl, Uil ci riprovano ma noi sappiamo bene che sul tema loro hanno già fallito più volte, mortificando i lavoratori. E, anche in questa occasione, alle altre organizzazioni sarà servito un piatto già cotto e in parte anche mangiato. Dovranno cioè firmare un testo già precostituito e anche già firmato che non hanno contribuito a formare. Non vorremmo che fosse l’ennesima legittimazione della triplice e passasse per la svendita dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni e del loro ruolo essenziale nel paese. Questa volta il rilancio del paese non deve essere fatto pagare ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni centrali e locali che hanno già dato. Se è vero che la pandemia ha pesato di più sull’economia del lavoro autonomo è anche vero che sono stati e sono i lavoratori della sanità pubblica la trincea contro il Covid-19. Non ci piace vedere i lavoratori del Ssn pagati una miseria mentre i loro colleghi reclutati dalla protezione civile vengono pagati cinque volte tanto. Ci preoccupa che lo smart working e gli spazi di coworking possano essere la scorciatoia per lo smantellamento di interi settori della pubblica amministrazione e la cassa integrazione dei lavoratori interessati” – conclude Adamo Bonazzi.

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