“Pasquasia, la Kainite e il futuro nascosto della Sicilia”
C’è un angolo d’Italia che molti hanno dimenticato, ma che potrebbe custodire una delle chiavi del futuro: si chiama Pasquasia, si trova nel cuore della Sicilia, in provincia di Enna. Un nome che per i più evoca solo abbandono e silenzio, ma che per chi conosce la storia delle miniere è sinonimo di Kainite, un minerale raro contenente potassio e magnesio, un tempo estratto in grande quantità per uso agricolo, oggi rivalutato per il suo potenziale strategico.
La miniera di Pasquasia, chiusa nel 1992, è rimasta come un enorme cicatrice aperta sul paesaggio e nella memoria collettiva. Lì, tra gallerie crollate, ruggine e detriti, si cela una risorsa che oggi torna a far gola: le terre rare e i minerali associati, compresa la stessa Kainite, potrebbero diventare preziosi per la transizione ecologica e per l’industria chimica avanzata. In un’Europa che vuole svincolarsi dalla dipendenza estera, Pasquasia torna improvvisamente strategica.
Ma aprire Pasquasia non è solo una questione geologica. È, prima di tutto, una questione etica, ambientale e politica. Cosa significa per la Sicilia riscoprire le sue miniere? Significa ripetere gli errori del passato o disegnare un nuovo modello di sviluppo? Chi controllerà queste risorse? Le multinazionali? Lo Stato? O finalmente i territori?
C’è chi sogna di riconvertire Pasquasia in un centro di ricerca mineraria e ambientale. C’è chi teme che, dietro il nuovo interesse, si nascondano solo speculazione e promesse vuote. Quello che è certo è che non possiamo più permetterci il lusso di ignorare ciò che giace sotto i nostri piedi.
La Kainite di Pasquasia è una metafora potente della Sicilia: una terra ricca e sfruttata, dimenticata e ora riscoperta. Ma la differenza la farà solo una scelta: svendere o custodire. Riaprire, sì, ma con rispetto, competenza, e un progetto che guardi lontano. Perché il futuro della Sicilia non può essere solo scavato: deve essere anche coltivato.
Totò Trumino


