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PALERMO, POLIZIA PENITENZIARIA SEQUESTRA TELEFONINI E DROGA NEL CARCERE DELL’UCCIARDONE. SAPPE: “URGE SCHERMARE STRUTTURE DETENTIVE E PREVEDERE CHE TOSSICODIPENDENTI SCONTINO PENA IN COMUNITA’

Riccardo Luglio 1, 2024 5 minuti letti

PALERMO, POLIZIA PENITENZIARIA SEQUESTRA TELEFONINI E DROGA NEL CARCERE DELL’UCCIARDONE. SAPPE: “URGE SCHERMARE STRUTTURE DETENTIVE E PREVEDERE CHE TOSSICODIPENDENTI SCONTINO PENA IN COMUNITA'”

Domenica intensa, quella appena trascorsa, per il personale di Polizia Penitenziaria del carcere dell’Ucciardone a Palermo, impegnato in più operazioni finalizzare al contrasto di introduzione ed uso di telefoni cellulari e droga all’Ucciardone. Come spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, “nell’ambito delle operazioni di contrasto all’introduzione e spaccio di sostanze stupefacenti nonché di telefoni cellulari, ieri 30 giugno 2024 personale del Reparto di Polizia penitenziaria del carcere è riuscito ad intercettare i lanci di due castrinvolucri provenienti dalle strade limitrofe, consentendo il rinvenimento ed il relativo il sequestro di n. 13 microcellulari dotati di altrettanti cavetti di ricarica oltre ad un quantitativo pari a circa 100 gr di verosimile sostanza stupefacente del tipo “hashish”. Il risultato fa seguito ad una mirata e preordinata attività di intensificazione dei controlli legata alla preoccupante escalation di fatti analoghi registrati negli ultimi mesi. Il SAPPE si compiace con il personale e chiede che siano proposti per il riconoscimento premiale”. Il sindacalista sottolinea le criticità operative del personale di Polizia in relazione alla alta concentrazione di detenuti psichiatrici e tossicodipendenti: “Dai dati in nostro possesso sappiamo che quasi il 30% delle persone, italiane e straniere, detenute in Italia, ossia uno su tre, ha problemi di droga. Per chiarezza va ricordato che le persone tossicodipendenti o alcoldipendenti all’interno delle carceri sono presenti per aver commesso vari tipi di reati e non per la condizione di tossicodipendenza. La loro presenza comporta da sempre notevoli problemi sia per la gestione di queste persone all’interno di un ambiente di per se cosi problematico, sia per la complessità che la cura di tale stato di malattia comporta. Non vi è dubbio che chi è affetto da tale condizione patologica debba e possa trovare opportune cure al di fuori del carcere e che esistano da tempo dispositivi di legge che permettono di poter realizzare tale intervento”.
Capece evidenzia come anche questi ultimi eventi “confermano tutte le ipotesi investigative circa l’ormai conclamato fenomeno di traffico illecito a mezzo droni, fenomeno questo favorito anche dalla libertà di movimento dei detenuti a seguito del regime custodiale aperto e delle criticità operative attuali, in cui opera la Polizia Penitenziaria, con dei livelli minimi di sicurezza. Il compiacimento del SAPPE va al personale del Reparto di Polizia Penitenziario dell’Ucciardone di Palermo”. Il leader nazionale del SAPPE evidenzia che “il problema dell’introduzione di telefoni in carcere è da tempo noto e conosciamo bene la sua portata che, al giorno d’oggi è davvero significativa e continua a crescere giorno dopo giorno. Ci preoccupa non solo il loro utilizzo per scopi illeciti all’esterno del carcere, come più volte riscontrato nelle attività di indagine che vengono svolte quotidianamente nei penitenziari e sul territorio nazionale, ma anche il vero e proprio commercio che è presente all’interno delle mura dove uno smartphone ceduto tra detenuti moltiplica vertiginosamente il proprio valore, diventando fonte di ingenti guadagni illeciti per chi riesce a gestirne il commercio”. Il sindacalista rammenta che “dal 2020, introdurre un cellulare in carcere è un reato punibile con una pena che va da uno a quattro anni, ma il continuo aumento dei sequestri dimostra che non è un deterrente sufficiente ad arginare il fenomeno. A nostro avviso servono interventi concreti finalizzati ad attualizzare il concetto della pena e della sua esecuzione ai giorni nostri, alle tecnologie di oggi e all’attuale realtà penitenziaria, fatta – tra l’altro – di detenuti sempre più violenti e noncuranti delle più basiche regole di civiltà. È indispensabile quindi investire sulla formazione del personale nonché sulle dotazioni individuali e di reparto, affinché la Polizia Penitenziaria sia messa nelle migliori condizioni per poter assicurare allo Stato quello che forse è il più importante compito istituzionale affidatogli, cioè garantire l’ordine all’interno degli istituti di prevenzione e di pena, tutelandone la sicurezza, a tutto beneficio della collettività libera”.
Il leader nazionale del primo Sindacato del Corpo informa che è in corso di organizzazione territoriale “un Nucleo di poliziotti penitenziari specializzati ed esperti nell’utilizzo e nella gestione dei droni sia in ottica preventiva che dissuasiva dei fenomeni di violazione degli spazi penitenziari o di introduzione di materiale illecito di qualsiasi natura. Per altro, i droni si prestano bene alla ricognizione delle aree vicine ad un carcere e possono fornire valido aiuto: pensiamo, ad esempio, in caso di evasione giacché consentono velocemente di rilevare e monitorare ampi spazi senza essere visti. Ovviamente al drone si devono accompagnare strumenti di ultima generazione, ad esempio software in grado di utilizzare i frame dei video mandati alle centrali operative e, soprattutto, una formazione specializzata per il personale.” Per questo l’auspicio del leader nazionale del SAPPE “è che presto anche la Sicilia possa disporre di un numero sufficiente di poliziotti, adeguatamente preparati, formati e specializzati ed esperti nell’utilizzo e nella gestione dei droni sia in ottica preventiva che repressiva”.

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Riccardo

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