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MAXIPROCESSO NEBRODI TIENE IN CASSAZIONE L’IMPIANTO ACCUSATORIO

Riccardo Dicembre 5, 2025 4 minuti letti

MAXIPROCESSO NEBRODI TIENE IN CASSAZIONE L’IMPIANTO ACCUSATORIO

Antoci: “L’impianto accusatorio ha tenuto a conferma dell’ottimo lavoro svolto dalla DDA di Messina e dalle forze dell’ordine. Adesso avanti con norma europea”

Messina, 5 dicembre 2025 – Sono 50 le condanne nella sentenza della Cassazione sul Maxiprocesso Nebrodi.

Il Maxiprocesso nasce dall’operazione del 15 gennaio 2020 denominata “Nebrodi”, una delle più vaste operazioni antimafia eseguite in Sicilia e la più imponente, sul versante dei Fondi Europei dell’Agricoltura in mano alle mafie, mai eseguita in Italia e all’Estero.

Più di mille uomini della Guardia di Finanza di Messina e dei Carabinieri del ROS quel 15 gennaio 2020 assicurarono alla giustizia numerosi componenti di famiglie mafiose contestando loro reati che ruotano attorno al lucroso affare dei Fondi Europei per l’Agricoltura in mano alle mafie combattuto con forza con il cosiddetto “Protocollo Antoci”, ideato e voluto dall’ex Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, oggi Europarlamentare del M5S. L’attività della DDA di Messina, guidata allora dal Procuratore Maurizio De Lucia oggi retta dal Procuratore Antonio D’Amato, ha squarciato il velo di silenzi e omertà che avevano soggiogato e sottomesso per anni un intero territorio e la Sicilia intera.

Così scrivevano magistrati nell’ordinanza: “In gran parte, oltre quelli depredati, si usavano terreni liberi, presi a caso da tutta la Sicilia e da zone impensabili dell’Italia, usati, spacciati come propri, per le raffinate truffe delle associazioni……; e ancora: “….la mafia che ha scoperto che soldi pubblici e finanziamenti costituiscono l’odierno tesoro e come siano diminuiti i rischi pur se i metodi restano criminali…..; e ancora: “…il campo di maggiore operatività è divenuto il grande business derivante dalle truffe ai danni dell’Unione Europea, come detto più remunerative e meno rischiose”.

Un meccanismo interrotto proprio da quel Protocollo che Giuseppe Antoci ha fortemente voluto insieme al Prefetto di Messina Stefano Trotta e che oggi continua ad essere applicato in tutta Italia. Quello strumento, recepito nei tre cardini del Nuovo Codice Antimafia e votato in Parlamento il 27 settembre 2015, ha posto le basi per una normativa che consente a Magistratura e Forze dell’Ordine di porre argine ad una vicenda che durava da tanti anni. Di fatto, tentano di aggirarla e vengono scoperti. Per tutto ciò l’ex Presidente del Parco dei Nebrodi, Presidente Onorario della Fondazione Caponnetto e oggi Europarlamentare del M5s, ha rischiato la vita in quel tragico attentato mafioso dal quale si è salvato grazie all’auto blindata e a quei valorosi uomini della sua scorta della Polizia di Stato, tutti promossi per merito straordinario e medaglia d’oro al valore civile, che quella notte ingaggiando un terribile conflitto a fuoco salvarono la vita al Presidente Antoci.

Proprio su questo argomento il Giudice scrive nell’ordinanza dell’operazione Nebrodi che ha generato il Maxiprocesso e che ha portato alla sbarra gli imputati: “…. nel contesto che emerge nella presente indagine di truffe milionarie e di furto mafioso del territorio trova aspetti di significazione probatoria e chiavi di lettura di quell’attentato… Antoci si è posto in contrasto con interessi milionari della mafia”.

“Abbiamo colpito con un’azione senza precedenti la mafia dei terreni – dichiara Antoci – ricca, potente e violenta, ed è per questo che quella notte volevano fermarmi. Volevano bloccare l’idea di una legge nazionale e dunque tutto quello che sta accadendo oggi. Le condanne in Cassazione e la tenuta dell’impianto accusatorio sono la conferma del buon lavoro svolto dalla Magistratura di Messina e dalle Forze dell’Ordine” – continua Antoci.

“Non si è mai felici quando le persone, anche a causa di sentenze definitive come questa, varcano le porte del carcere – ancora Antoci. Vorrei però tornare indietro a questi ultimi e lunghi 11 anni di vita, alla vita blindata vissuta insieme alla mia famiglia, a quella terribile notte, a quel terribile conflitto a fuoco, a quei valorosi poliziotti, oggi medaglia d’oro al valor civile, che mia hanno salvato la vita.

Ecco sì – continua Antoci – la giustizia ha vinto, ma ha perso ancora una volta la dignità di un Paese e di un territorio che ha subito per anni la pressione criminale senza che nessuno lo difendesse. Noi lo abbiamo difeso e continueremo a farlo, nonostante il prezzo che stiamo pagando e che forse ancora pagheremo. Adesso massimo impegno per replicare nostro lavoro con apposita norma Europea. – così conclude Antoci commentando la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato l’impianto accusatorio del Maxiprocesso Nebrodi.

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