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LUDUM – Sciente Center Catania – La Granfonte

Riccardo Luglio 22, 2024 4 minuti letti
la granfonte

La Granfonte
La ricchezza è il potere di avere a disposizione beni e servizi che gli altri non hanno.
In Sicilia, la cosa che scarseggia è l’acqua, e chi ne possiede tanta è “ricco”. Per esibire la sua ricchezza, in questo caso, la cosa migliore è creare fonti. Se poi la fonte è una delle più belle del mondo, meglio ancora.
Leonforte è situata al centro del sistema montuoso degli Erei. La sua fondazione si deve a Niccolò Placido I Branciforte, che nel 1610, per mezzo di licentia populandi, pensò di sfruttare al massimo le potenzialità del fertile territorio, ricco di acque e di mulini, fondandovi una città che chiamò Leonforte in omaggio al blasone della sua casata (leone rampante che regge lo stendardo con i moncherini delle zampe e il motto «in fortitudine bracchii tui»).
Pare che questa particolare simbologia la casata se la guadagnò il capostipite Obizzo, attendente di Carlo Magno contro i Longobardi. Durante la battaglia, i nemici gli mozzarono le mani, ma lui continuò lo stesso a tenere alta la bandiera del suo schieramento. Carlo Magno, orgoglioso e fiero del suo comportamento, lo ricompensò dandogli in premio la città di Piacenza e da quel momento, per ricordarne il coraggio, la famiglia si sarebbe chiamata Branciforti.
Quindi, per dimostrare ricchezza e anche come servizio alla collettività, a Leonforte troviamo la Fonte dei Malati, ormai ridotta in macerie, dove sgorgava acqua che avrebbe avuto, secondo le credenze popolari, qualità medicali e taumaturgiche. Abbiamo ancora la monumentale Fontana delle Ninfe, che sgorgava acqua dalla bocca di un leone di pietra, e ancora la misteriosa Fonte della Morte, dove affiorano acque alle quali si attribuiscono capacità di prevedere disgrazie e sventure: per esempio, quella di avere riversato sangue a presagio del massacro dei coloni arabi da parte dell’esercito normanno.
Ma la più bella e famosa di tutte è la Granfonte, o “abbiviratura” come la chiamano i leofortesi. Fatta costruire dal principe Nicolò Placido Branciforti tra il 1649 e il 1652 sui resti di un’antica fontana araba, costituiva il luogo abituale di riunione della popolazione e, con le sue ventiquattro cannelle, anche l’abbeveratoio pubblico.
La fontana è di stile barocco; ha forma simmetrica e presenta una lunghezza di 24,60 metri, una profondità di 2,55 metri e 22 arcatelle aperte a tutto sesto che lasciano intravedere il paesaggio agreste sottostante.
Da 24 cannelle di bronzo ogni giorno da più di 370 anni, tranne il Venerdì Santo in segno di lutto per la morte del Cristo, sgorga ininterrottamente limpidissima acqua che si raccoglie nella sottostante vasca rettangolare. A ridosso della Granfonte, un canale delle acque di scolo della fontana assume la forma di lavatoio utilizzato a tale scopo fino alla metà del ‘900.
Però sappiamo ca suddru a miria fussi vaddrira fussunu tutti vaddrasusi (Se l’invidia fosse un’ernia ce l’avremmo tutti). Il benessere portato dall’abbondanza di acqua a Leonforte ha portato spesso a invidie e sabotaggi.
Durante la peste scoppiata nel 1624, alcuni abitanti di un paese vicino, invidiosi della prosperità di Leonforte oppure degli untori assoldati, depositarono una pietra appestata nell’acquasantiera della chiesa del Carmelo per diffondervi il contagio. Ma l’intervento della Madonna del Carmelo fece prosciugare immediatamente l’acqua, salvando così la popolazione dal morbo. La pietra del miracolo viene ancora conservata come reliquia nella chiesa Maria SS del Carmelo.
Pe ricordare le motivazioni alte di chi ha costruito la Granfonte, sulla torretta centrale della Granfonte c’è la seguente scritta in latino (speriamo di averne tradotto bene, se non la forma, i contenuti):
BIBANT UNANIMES (Bevono di comune accordo)
ANIMUS OCULUS GUTTUR (con l’anima, occhio e gola)
SAT EST DIVES SALUBRIS (con salute ricco e salubre)
ARGENTEA LYMPHA HOMINIB. (la linfa d’argento per gli uomini)
IAM FONTE NOBILI ARTE (La fonte della nobile arte)
EFFECTA CIVILIS BRUTIS (ha effetto sulla cattiveria delle genti)
IAMDUDUM (per molto tempo)
LIBERA (senza pagare)
MDCLII (1652)
Nonno Billa, durante la festa per la Madonna del Carmelo, comprò per cento lire tri cunti sulla bellissima fonte, che gli anziani giurarono vere.
Ma ni ficiumu troppu logni e non ce la facciamo a cuntarli oggi, sappiate comunque che esiste una mavaria per esaudire un desiderio dopo aver bevuto dalla fonte.
Venite a Leonforte se siete cortesi e fortunati, qualcuno che ve le cunterà lo trovate. Se no, aria salubre, mangiare siciliano, acqua pura, panorami mozzafiato e la Granfonte ca vi inchi l’occhi pi na pocu di misi con la sua bellezza valgono comunque il viaggio, anche senza cunti di mavarie varie.
Fonti: comune.leonforte.en. it; lanostraterra. Org ; Nonno Billa che mai ebbe a bere acqua nella sua lunga vita e che stava lontano dalle fontane per non corrompere il suo apparato digestivo.

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Riccardo

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