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  • Cultura

La tradizione dell’una a beddivi – di Ilaria Lombardo

Riccardo Agosto 16, 2025 3 minuti letti
ilaria

La tradizione dell’una a beddivi.
In molti paesi della Sicilia, è tradizione che il Santo patrono o protettore venga portato in processione tra le h. 12.00 e le 13.00 del giorno ad esso dedicato.
Ciò accade perché spesso le antiche usanze pagane si sono fuse con la pietà popolare generando le tradizioni che sono giunte a noi.
Era usanza di greci e romani, infatti, esprimere il culto alle divinità nell’ora in cui il sole giunge perpendicolare alla Sicilia ovvero tra le 12:00 e le 13.00, ovvero lo “zenit”.
Ecco che, quindi, i padri hanno trasmesso tradizioni religiose proprio legate a questi orari. Basti pensare al culto del grande San Sebastiano nella val di Noto, ai Santi dell’Arcidiocesi di Messina, come pure a quelli delle zone dell’agrigentino e nell’entroterra ennese.
Anche ad Enna questa tradizione rimase in vita fino agli anni ’90 circa, laddove nei festeggiamenti dedicati a Maria SS. Di Valverde, l’ultima domenica di agosto, l’effige della Vergine veniva condotta in processione alle 13.00 dal suo Santuario fino al Duomo.
Lì sostava fino al pomeriggio quando riprendeva il suo cammino fino alla piazza di San Tommaso per poi fare ritorno al Santuario. Alle 13.00, il fercolo veniva condotto a spalla da portatori vestiti con abiti civili e che spesso non facevano parte della Confraternita vera e propria. In quel frangente tutti contribuivano ad un comune intento, senza titoli.
Il percorso era il medesimo della prima parte dell’attuale processione, ma la sosta in Duomo durava di più.
Altra caratteristica, tipicamente ennese, legata al mescolarsi dei culti storici con il cristianesimo è il cosiddetto “Sunu do Priju” – il termine probabilmente declina dal latino prior “il primo tra due”, per indicare che il suono festoso proviene dalla campana di solito più piccola tra le altre.
Ma tornando al filo d’unione tra tradizione devozionale e culto, tale gesto è probabilmente legato anche ad un’ altra pratica, in uso in epoca romana, ovvero quello di suonare in un modo diverso la campana “piatta” ogni qual volta gli dei venissero toccati da un raggio di sole.
Il cosiddetto “priju” è legato alla festa patronale ed anche alla festività di Maria SS. di Valverde.
Quest’ultima, infatti, dopo il bombardamento che ne distrusse il Santuario fu condotta presso la chiesa di Santa Chiara – oggi sacrario dedicato ai caduti – da lì, il giorno della festa, l’effige sacra veniva prelevata e condotta a spalla sul luogo delle macerie del Santuario ove si ergevano due pietre con al centro l’unica campana rimasta. Li veniva suonato “u priju” per poi ricondurre la Vergine lungo suo percorso e di rientro alla chiesa ospitante.
Non devo insegnare nulla a nessuno,ho solo amore per la mia terra.

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