Le aree interne aumentano di altre 23 ma nessuno di queste è prevista in Sicilia e quindi neanche quella prevista da 14 comuni della provincia di Enna.
Lo conferma il segretario generale provinciale della Camera del Lavoro Antonio Malaguarnera.
“Purtroppo le notizie che abbiamo sono queste – commenta – anche se a quanto pare non è una decisione definitiva. Se dovesse essere così c’è la necessità che ognuno faccia la propria parte per fare riconoscere un diritto che alla provincia di Enna è sacrosanto”.
Fonte Ministero per il Sud e Coesione Territoriale
La Strategia Nazionale Aree Interne si arricchisce di 23 nuove aree, ciascuna delle quali potrà contare su un finanziamento iniziale di 4 milioni di euro. A darne notizia è il ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, che ha promosso l’allargamento della SNAI per la programmazione 2021-2027, destinando a questo scopo 172 milioni di euro.
“Sono molto soddisfatta di questo risultato – spiega il ministro Carfagna – frutto di un lavoro comune dei nostri uffici e delle Regioni interessate. Sin dall’inizio del mio mandato, ho sentito forte il dovere di riconoscere servizi più efficienti e condizioni socio-economiche adeguate agli oltre 13 milioni di italiani che abitano nelle aree interne. È l’unico modo possibile per fermare lo spopolamento di questi piccoli centri, tutelarne il territorio e restituire loro la centralità che meritano nella crescita economica e nell’identità culturale del Paese”.
Le nuove 23 aree approvate dal Comitato Tecnico Aree Interne comprendono 321 Comuni e un totale di 650mila abitanti. Si tratta di Mont Cervin (Valle d’Aosta), Valsesia, Terre del Giarolo (Piemonte), Imperiese, Fontanabuona (Liguria), Valli del Torre e del Natisone (Friuli-Venezia Giulia), Giudicarie Centrali ed Esteriori, Valle Rendena (Provincia Autonoma di Trento), Appennino Parma Est, Appennino Forlivese e Cesenate (Emilia-Romagna), Montefeltro e Alta Valle del Metauro, Appennino Alto Fermano (Marche), Unione dei Comuni del Trasimeno, Media Valle del Tevere e Umbria meridionale (Umbria), Valle del Sagittario e dell’Alto Sangro (Abruzzo), Isernia-Venafro, Medio Basso Molise (Molise), Alto Matese, Sele Tanagro (Campania), Alto Salento (Puglia), Alto Jonio Cosentino (Calabria), Barbagia, Valle del Cedrino (Sardegna).
Prosegue intanto l’attività istruttoria con le Regioni e la Provincia Autonoma di Bolzano, che potrà portare a breve all’approvazione di ulteriori 20 aree. Queste si sommeranno alle 23 di nuova istituzione, alle 72 confermate dalla precedente programmazione e al ‘Progetto speciale Isole minori’, che attende solo l’ufficializzazione del CIPESS. In totale, il ciclo della SNAI 2021-2027 consentirà così di investire in almeno 116 territori, che potranno contare sulle risorse previste dalla Strategia Nazionale Aree Interne, oltre che su quelle provenienti dalle politiche di coesione nazionali ed europee e dal PNRR.
Cosa sono e come sono cambiate le aree interne
Le aree interne comprendono i Comuni italiani distanti dai luoghi di offerta di servizi di base come istruzione, sanità e trasporti.
Si tratta di territori marginalizzati e a rischio di abbandono, che ad oggi costituiscono circa il 60% della superficie italiana, con circa 4.000 centri che rientrano in questa categoria, in cui risiedono oltre 13 milioni di cittadini (il 22,7% della popolazione italiana).
Queste aree hanno subito, già a seguito della Seconda Guerra Mondiale, un progressivo processo di marginalizzazione, risultato nello spopolamento, nell’invecchiamento della popolazione, nella diminuzione a livello qualitativo e quantitativo dei servizi essenziali, nell’indebolimento dell’offerta formativa e nel degrado dell’immenso patrimonio naturale e culturale, favorendo anche il dissesto idro-geologico. Fenomeni interconnessi, che sono causa e conseguenza della riduzione del benessere per i cittadini e che intaccano il godimento del diritto alla cittadinanza.
Nonostante ciò, alcuni Comuni hanno dimostrato come il processo non sia inevitabile e come, anzi, sia possibile sviluppare le potenzialità di queste realtà attraverso la valorizzazione dei territori e la cooperazione tra amministrazioni comunali per fornire adeguati servizi di base, contrastando in questo modo il fenomeno di abbandono e incentivando il rilancio delle aree.
Le aree interne vengono individuate, dal 2012, a partire da quello che viene definito il Comune ‘polo’, ossia un centro abitato con:
un’offerta scolastica superiore (almeno un liceo o un istituto tecnico o professionale);
un ospedale di livello DEA I (servizi di pronto soccorso e funzioni di medicina generale);
una stazione ferroviaria Silver (impianti medio-piccoli per servizi metropolitani e regionali).
A determinare la definizione dei Comuni delle aree interne è la relativa distanza dal ‘polo’, calcolata in minuti di percorrenza stradale. I criteri utilizzati sono stati aggiornati e ridefiniti in maniera più precisa in occasione della nuova mappatura, realizzata dal Dipartimento per le Politiche di Coesione e dall’ISTAT, tenendo conto dei servizi effettivi e delle distanze riscontrabili alla fine del 2019, nonché dei dati emersi dal Censimento della popolazione 2020.
Classificazione aree interne, mappa 2020: Polo, fino a 27,7 minuti Cintura, fino a 40,9 minuti Intermedio, fino a 66,9 minuti Periferico, oltre 66,9 minuti Ultra-periferico
Rispetto alla precedente Mappa 2014, nell’elaborazione dei dati 2020 si nota una riduzione dei Comuni ‘polo’ o appartenenti a Poli intercomunali, che passano da 339 a 241, per una popolazione di 22.046.887 abitanti (circa 2,2 milioni rispetto al 2014). Questo calo è frutto di una distribuzione dei servizi sul territorio meno omogenea, ma anche di un’analisi più approfondita rispetto a quella precedente.
Di contro, aumentano i Comuni di ‘cintura’ (fino a 27,7 minuti di distanza dal ‘polo’). Il dato più preoccupante riguarda però la crescita dei cittadini appartenenti a Comuni ‘periferici’ e ‘ultra-periferici’, che risultano cioè distanti anche più di un’ora di strada dai centri che forniscono i servizi essenziali.
Aree interne Mappa 2020, variazione numero Comuni: Cintura + 319; Intermedio – 360; Periferico + 49; Ultraperiferico +90
Aree interne Mappa 2020, variazioni nella popolazione: Cintura + 1.507.836; Intermedio – 435.976; Periferico + 1.068.191; Ultraperiferico + 77.540
Complessivamente, la popolazione che vive nelle aree interne è aumentata quindi di oltre 2,2 milioni. Ciò non può far pensare però a una crescita demografica in queste aree, che invece continuano a subire un processo di spopolamento, bensì a un loro allargamento anche a nuovi territori, come testimonia anche il numero dei Comuni interessati.
Strategia Nazionale Aree Interne
Per far fronte alla situazione di marginalizzazione di questi territori e valorizzarne le potenzialità inespresse, si è sviluppata la Strategia Nazionale per le Aree interne (SNAI), come politica nazionale per lo sviluppo locale e per la coesione territoriale.
Obiettivo della SNAI è ricostruire le comunità a partire dall’inversione dei trend demografici e dal miglioramento dell’inclusione sociale. Rendere i territori a rischio di abbandono nuovamente attrattivi per la cittadinanza permette, infatti, di creare nuova domanda e nuova offerta lavorativa e di incentivare lo sviluppo dell’area. Per renderlo possibile, si agisce principalmente sui servizi di base, ossia quelli che definiscono il diritto alla cittadinanza, che spesso sono carenti, se non assenti, nei comuni selezionati: maggiore offerta formativa, livelli di istruzione nella media italiana, strutture sanitarie diffuse, incremento dei trasporti e delle connessioni internet.
La SNAI opera su due direttrici: i progetti di sviluppo locale, da finanziare principalmente con i fondi europei; gli interventi sui servizi essenziali, da finanziare con i fondi nazionali.
I singoli progetti sui territori vengono sviluppati seguendo una procedura definita:
1. selezione delle aree, a partire da una mappatura del Paese e dalla suddivisione delle aree in intermedie, periferiche, ultra-periferiche;
2. approvazione della Strategia d’area da parte del Dipartimento per le Politiche di Coesione;
3. sottoscrizione dell’Accordo di Programma Quadro, attraverso il quale Amministrazioni centrali, Regioni e territori si impegnano a realizzare i progetti concordati, per attuare gli obiettivi previsti dalla Strategia d’area.
A seguito della riforma introdotta con il decreto-legge ‘Governance e Semplificazioni’, si sta lavorando al superamento dello strumento dell’APQ, così da rendere più immediata l’intesa tra le amministrazioni interessate e più semplice l’istituzione di una nuova area interna nell’ambito della SNAI.
Il Comitato tecnico aree interne ha la competenza nella selezione delle aree interne, si occupa di definire le strategie d’area e verificare il rispetto del cronoprogramma dei progetti ed è coordinato dal Dipartimento per le Politiche di Coesione.
Nel corso della programmazione 2014-2020, rientrano nella Strategia:
72 aree interne (
Quali sono le aree interne comprese nella SNAI
La SNAI 2014-2020 comprendeva 72 aree interne, che elenchiamo di seguito (per ogni area è indicato il link alla pagina del sito dell’Agenzia per la Coesione territoriale, che contiene la mappa e tutti i relativi documenti). In corsivo, sono indicate anche le aree già approvate – ma formalmente ancora non istituite – per la programmazione 2021-2027, alle quali se ne aggiungeranno altre sulle quali è in corso il lavoro istruttorio.
ABRUZZO (sito istituzionale)
Basso Sangro – Trigno
Valfino Vestina
Valle Roveto
Subequana
Alto Aterno – Gran Sasso – Laga
Valli del Sagittario e dell’Alto Sangro
BASILICATA (sito istituzionale)
Alto Bradano
Montagna Materana
Marmo Platano
Mercure – Alto Sinni – Val Sarmento
CALABRIA
Grecanica
Versante Ionico Serre
Sila e Pre Sila
Reventino Savuto
Alto Jonio Cosentino
CAMPANIA (sito istituzionale)
Alta Irpinia
Cilento Interno
Tammaro – Titerno
Vallo di Diano
Alto Matese
Sele Tanagro
EMILIA-ROMAGNA (sito istituzionale)
Appennino Emiliano
Basso Ferrarese
Appennino Piacentino-Parmense
Alta Valmarecchia
Appennino Parma Est
Appennino Forlivese e Cesenate
FRIULI – VENEZIA GIULIA (sito istituzionale)
Alta Carnia
Dolomiti Friulane
Val Canale – Valli di Fella
Valli del Torre e del Natisone
LAZIO (sito istituzionale)
Alta Tuscia
Monti Reatini
Monti Simbruini
Valle di Comino
LIGURIA (sito istituzionale)
Valle Arroscia
Beigua e Unione Sol
Val di Vara
Valli dell’Antola e del Tigullio
Imperiese
Fontanabuona
LOMBARDIA (sito istituzionale)
Valchiavenna
Appennino Lombardo – Oltrepò Pavese
Alta Valtellina
Alto Lago di Como e Valli del Lario
MARCHE (sito istituzionale)
Appennino Basso Pesarese e Anconetano
Ascoli Piceno
Alto Maceratese
Montefeltro e Alta Valle del Metauro
Appennino Alto Fermano
MOLISE (sito istituzionale)
Alto Medio Sannio
Fortore
Mainarde
Matese
Isernia-Venafro
Medio Basso Molise
PIEMONTE (sito istituzionale)
Val Bormida
Val d’Ossola
Valli di Lanzo
Valli Maira e Grana
Valsesia
Terre del Giarolo
PUGLIA
Monti Dauni
Alta Murgia
Sud Salento
Gargano
Alto Salento
SARDEGNA (sito istituzionale)
Alta Marmilla
Gennargentu – Mandrolisai
Barbagia
Valle del Cedrino
SICILIA (sito istituzionale)
Val Simeto
Calatino
Madonie
Nebrodi
Terre Sicane
TOSCANA (sito istituzionale)
Garfagnana – Lunigiana
Valdarno e Valdisieve, Mugello e Val di Bisenzio
Casentino – Valtiberina
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Giudicarie Centrali ed Esteriori
Valle Rendena
UMBRIA (sito istituzionale)
Sud-Ovest Orvietano
Nord-Est Umbria
Valnerina
Unione dei Comuni del Trasimeno
Media Valle del Tevere e Umbria Meridionale
VALLE D’AOSTA (sito istituzionale)
Bassa Valle
Grand Paradis
Mont Cervin
VENETO
Agordina
Spettabile Reggenza
Foce Delta del Po
Comelico
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO (sito istituzionale)
Tesino
Val di Sole


