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La doppia "esperienza" dell'ennese Salvatore Fornaia "Il Reparto Covid di Enna altamente professionale"

E’ terminata lo scorso 20 aprile “l’odissea” all’interno del tunnel del Covid 19 per l’ennese Salvatore Fornaia. Una “doppia” esperienza la sua visto che per ben due volte è stato ricoverato all’Ospedale Umberto I. Salvatore ingegnere per una importante società con sede a Milano era infatti tornato dal capoluogo meneghino una settimana dopo il “grande esodo”. “Ed ho fatto tutto quello che prevedeva il protocollo per chi arrivasse dal Nord registrandomi e mettendomi in quarantena – ci racconta – ma dopo un paio di giorni ho iniziato ad avere la febbre. Così avvertito il mio medico di famiglia dopo una decina di giorni sono stato ricoverato per sei all’Ospedale al reparto Covid ma il primo tampone è risultato negativo tanto che mi hanno trasferito in un altro reparto a scopo precauzionale per non farmi infettare. Sono stato messo in uscita ma prima mi hanno fatto un altro tampone. Sono tornato a casa ma la febbre non passava ed ho iniziato da avere anche problemi respiratori. Nel frattempo è arrivato l’esito del secondo tampone che ha dato invece esito positivo. Da qui dal 27 marzo il secondo ricovero al reparto Covid sino al 20 aprile quando sono stato dimesso con esito del tampone negativo”. Una esperienza quello del secondo ricovero sicuramente diversa dalla prima. “Proprio così – continua nel suo racconto – per una decina di giorni sono stato con un leggero aiuto di ossigeno. Ma poi però non ne ho più avuto di bisogno migliorando di giorno in giorno”. Come ha vissuto l’esperienza in questo reparto. “Posso dire che considerando il gran numero di ricoverati perché mi sono ritrovato nel momento del massimo picco di ricoveri, ho trovato un reparto con del personale sia medico molto professionale e soprattutto umano con i degenti – continua – chi ne parla non bene a mio avviso è ingiusto. Io ne faccio invece un plauso. Vi posso assicurare che non ho mai visto un infermiere o medico nervoso sgarbato oppure distaccato. Anzi un amore, cura e delicatezza per tutti ma in particolare per i tanti ricoverati provenienti dall’Oasi di Troina. Io posso dire di aver visto una struttura che è andata migliorando giorno dopo giorno in tutti i sensi. Ma d’altronde se qualche piccola disfunzione c’è stata penso che sia stato in tutti i posti così perché ci si è ritrovati a gestire ed in particolare a Enna, una emergenza che non si immaginava, di qualcosa che non si conosceva assolutamente e si continua a sconoscere. Immaginate in che condizioni lavorano in particolare gli infermieri. Diventa problematico anche un semplice prelievo del sangue visto che lavorano con due paia di guanti. Ma invece tutto quello che ti facevano era altamente professionale”. Lei adesso pian piano sta ritrovando la sua vita sia professionale ed a breve completando anche il periodo post degenza di altri 14 giorni anche quella degli affetti. Cosa l’ha segnato di più in questa esperienza. “Una cosa che non dimenticherò mai è quando purtroppo dalla mia camera vedere passare le barelle con sopra chi non ce l’aveva fatta e la rabbia in corpo perché pensi non si può morire così. Ma sicuramente al Covid di Enna hanno fatto il massimo che umanamente si potesse fare”.
Riccardo Caccamo

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