DIPIETRO AL SECONDO INCONTRO PER IL FUTURO: AGENDA URBANA, OPERE PUBBLICHE, SVILUPPO FUTURO DEL TERRITORIO E MOLTO ALTRO.
“Noi ci ricandidiamo perché è stata l’avventura di una squadra e vogliamo continuare perché abbiamo iniziato un percorso di rinnovamento”. Questo è stato lo slogan con cui si è aperto l’incontro svoltosi ieri in Via Toscana e che ha visto come protagonista l’attuale sindaco Maurizio Dipietro. In cerca di riconferma, il candidato sindaco ha iniziato il suo discorso dallo sviluppo del territorio, facendo notare al discreto pubblico presente quanto sia indissolubilmente legato all’economia della città: “Sviluppo significa creare economie”. Inoltre, secondo l’idea dell’attuale gestione, per garantire sviluppo si necessita di una progettazione chiara, suddivisa in piccoli “Step”. Il primo, un po’ ripetitivo ma comunque discretamente riuscito, riguarda la pulizia della città. Il cavallo di battaglia di Dipietro, invero, ha garantito ad Enna la possibilità di essere la città da cui partirà la seconda tappa del Giro d’Italia: “Gli organizzatori hanno scelto la nostra cittadina sia per la pulizia che per le strade”. Proprio dalla migliorata viabilità di alcune importanti vie dell’urbe è partito il dibattito sulle opere pubbliche. “Non ho particolarmente a cuore nessuna opera pubblica. Enna è stata rinnovata con consapevolezza e molte opere si sono sviluppate in concomitanza” ha commentato il sindaco, il quale poi ha scherzato su vecchie proposte: “I grattacieli? Solo a New York, lì c’è una perfetta skyline. Il percorso meccanizzato Enna Bassa-Enna Alta? Nessun cittadino sano di mente l’avrebbe preso, ci sarebbero voluti quaranta minuti per percorrere un tratto che in auto si percorre in dieci”. Per il futuro Dipietro ha affermato con la sua solita compostezza: “L’opera più importante se dovessi essere riconfermato? Il Parco Urbano, un’idea che gli ennesi chiedono da più di trent’anni. Bisogna lavorare anche per evitare il dissesto idrogeologico”. Alla fine si è giunti all’Agenda Urbana, un cospicuo finanziamento (definito “Storico”) che è stato creato appositamente per la città di Enna, in quanto la matrice del progetto è stata modellata per garantire un maggiore sviluppo e possibilità di crescita. Questa operazione innovativa ha garantito all’urbe ben 17 milioni di euro, un considerevole tesoretto da spendere seguendo delle tematiche e rispettando dei vincoli ben precisi. La notizia resta un’altra: “Con l’attuale gestione regionale potremmo avere a che fare con una cifra ancora più considerevole per cambiare il volto della città”.
Sul concludere si è trattato molto anche di università, di Ciss, di centro storico ed alcuni suoi palazzi. Sul primo argomento il sindaco non si è soffermato molto, ha solamente risposto ad una presunta dichiarazione nella quale si criticava l’amministrazione corrente di poca disponibilità. Dipietro ha subito smentito ed ha ribattuto: “Siamo stati sempre disponibili. L’università deve rapportarsi meglio con noi. Mi auguro che per il policlinico universitario venga scelto uno dei locali della nostra città”. Sul Ciss è stata rievocata un’antica storia risalente a sedici anni orsono ed in sintesi è stato garantito che si farà il possibile, perché sta nelle possibilità del Comune di Enna, per riprendere e sistemare i locali dell’ormai da tempo abbandonata struttura: “Quest’impianto per noi può essere un volano di sviluppo locale”. Per quanto riguarda il centro storico è stato assicurato che non verrà abbandonato e che, in caso di lavori, verranno mantenute anche le volumetrie esistenti. Gli antichi immobili nominati sono stati Palazzo Chiaramonte e l’edificio della Banca d’Italia; sul primo: “Resta uno dei nostri beni monumentali più importanti ma anche poco valorizzato. Verrà utilizzato per il suo scopo originario. Alla biblioteca, inoltre, verranno donati i volumi di Rocco Lombardo e della sua personale libreria”; sul secondo: “Avevamo provato, qualche anno fa, insieme al Prefetto Leonardi di prendere in gestione gratuitamente l’impianto. Avevamo convinto la direzione regionale ma quella nazionale della Banca d’Italia non era d’accordo, volevano venderlo a tutti i costi. Il comune non può per il momento acquistarlo, sarebbe una cifra esorbitante (si tratta di circa tre o quattro milioni di euro) e non potevamo permettercela. Avevamo pensato, comunque, di adibirla a museo, passando tutti i cimeli dell’Alessi in quella struttura”.
Matteo Franco Russo


