IL RIMPATRIO DEI NOSTRI CONNAZIONALI DALL’AFGANISTAN
La gestione del rimpatrio dei nostri connazionali dall’Afganistan mi ha fatto pensare al modo come venne gestita la prima fase della pandemia.
Tutto nelle mani di persone inadeguate ma con alto spirito di presunzione.
Bisognava aspettare la caduta di Kabul per studiare come far rientrate il nostro personale dell’Ambasciata e tutti i nostri concittadini che, per motivi diversi, si trovano in Afganistan.
Le televisioni di tutto il mondo hanno fatto vedere quello che è accaduto all’interno dell’aeroporto di Kabul.
Lo scorso anno, in prossimità del Natale, i nostri capi comunicarono, con quindici giorni di anticipo, che sarebbe stato bloccato con decorrenza dal …la possibilità di movimento delle persone fuori dalle regioni di residenza.
Bastò questo semplice comunicato per consentire a migliaia di meridionali, residenti nella zona più colpita dalla pandemia, a raggiungere le proprie famiglie nel meridione d’Italia, portando come regalo natalizio il virus Covid 19, che aggravò la già pesante situazione esistente.
Oggi, ignorando completamente quello che poteva accadere ed è accaduto, con lo stesso sistema usato per la pandemia, si stanno comportando da personaggi di avanspettacolo.
Con la nuova situazione creatasi a Kabul, non sanno come organizzare il rimpatrio della gente rimasta ancora in Afganistan.
Più volte ho usato l’espressione “siamo nelle mani di nessuno”, ma penso di non studiarne un’altra che sia più confacente, nella speranza che tutto possa risolversi con l’aiuto del buon Dio, nel modo migliore.
angiolo alerci


