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  • Cultura

Il Mistero dei Graffiti della Torre di Federico di Enna – di Gaetano Cantaro

Riccardo Novembre 21, 2020 8 minuti letti
graffiti

Di Gaetano Cantaro

Il mistero della “Torre di Federico” La Torre Ottagona di Enna è da sempre un enigma. L’appellativo “Torre di Federico” è relativamente recente, in passato era denominata “Castel vecchio” (in quanto sorgeva sui ruderi di un diruto castello) o “Castello d’Alcontres” dal nome dell’ultimo proprietario, il Marchese di Roccalumera Pietro La Rocca, “Principe di Alcontres”, di nobile discendenza aragonese. Nel 1886, l’ultima erede degli Alcontres, Antonietta Arduino di Roccalumera, cito’ in giudizio il Comune di Castrogiovanni (oggi Enna) al fine di rivendicare la proprietà della Torre, che, per via giudiziaria, venne assegnata definitamente al Comune. Analogie con altri manufatti dell’epoca (vedasi in primis l’ottagonale Castel del Monte in Puglia) lascerebbero propendere per l’origine sveva della Torre, sebbene alcuni studiosi la ritengono di epoca poco successiva, opera di Federico II di Aragona, III di Sicilia (figura spesso confusa con quella di Federico II di Svevia). È stata talora ipotizzata un’origine molto più antica. In mancanza di fonti documentali, la Torre Ottagona, circondata da un muro di cinta anch’esso ottagonale, è avvolta dal mistero: nessuno sa con certezza chi e perché l’abbia costruita ed a cosa servisse. Secondo alcune condivisibili ipotesi del Colonnello del Genio militare, Ing. Umberto Massocco, potrebbe trattarsi di una stazione di osservazione astronomico-geodetica più che un manufatto prettamente militare o residenziale regio. Tanto è vero che, alle 5:42 del 24 giugno 1979, il Massocco sperimento’ l’effetto del solstizio d’estate all’interno della Torre allorquando, con sommo stupore dei presenti, un sottile raggio di sole avvolto dal pulviscolo molecolare, entrando dalla grande finestra del primo piano, irradiò la sala spostandosi lentamente verso il suo centro. Una qualsiasi Domenica di autunno, animato dal desiderio di “fantasiare”, sono tornato ad ammirare l’austera nobiltà di questo misterioso edificio. Nella penombra che accresce la solennità dei luoghi ho scorto diversi antichi graffiti sulle pareti, che io sappia mai studiati da alcuno. All’altezza di circa m. 2,30 dal piano di calpestio della parete nord, è incisa l’aquila imperiale di Federico II di Svevia, così come raffigurata nel suo multiplo di tari’ aureo siciliano. Questa figura è preceduta dall’iscrizione “De nobile” quasi a voler rimarcare l’autorità di quel simbolo reale. Poco sotto, sulla destra è raffigurato uno stemma nobiliare datato 1758, probabilmente riconducibile ai proprietari dell’epoca, i D’Alcontres. Gli stemmi graffiti sulle pareti di chiese, palazzi e castelli sono indizi importanti per indagare la storia, è come se antichi visitatori avessero lasciato il proprio biglietto da visita. La presenza dell’aquila federiciana nella Torre ottagona, unita alle similitudini architettoniche con altre costruzioni di certa attribuzione, costituisce indizio importante che depone per la paternità di Federico II di Svevia. Un altro simbolo di particolare interesse è, tuttavia, costituito da una croce orbicolare, all’interno di un cerchio, incisa all’altezza di circa 3 metri nella parete nord del primo piano della Torre. Il graffito, di non facile elaborazione, è sicuramente antichissimo, caratterizzato da incisioni precise e profonde, disegnate con l’ausilio del compasso. Tale particolarissima figura, detta anche “croce cosmica”, è riconducibile ai “Poveri compagni di battaglia di Cristo e del Tempio di Salomone” altrimenti meglio conosciuti come “Cavalieri Templari”, appartenenti ad uno dei più antichi e discussi Ordini religiosi cavallereschi, la cui funzione statutaria era quella di offrire assistenza e protezione ai pellegrini che si avviavano verso la Terra Santa. Il rinvenimento di tale misterioso simbolo all’interno della Torre Ottagona suggerisce inedite e suggestive ipotesi. I Templari prediligevano i motivi circolari eseguiti con il compasso, ritenendo il Cerchio la più spirituale delle figure, in accordo con Pitagora e Platone. Il concetto alla base dell’insegnamento pitagorico, condiviso dai Templari, consisteva nel conseguimento dell’Armonia perseguendo l’equilibrio degli opposti; occorreva sanare gli squilibri e favorire il ritorno all’equilibrio, all’Uno spirituale. Croci analoghe sono diffusamente affrescate, tra l’altro, nella Chiesa di Saint Christophe des Templiers a Montsaunès in Francia, costruita nel 1180 lungo il percorso dei pellegrini verso Compostela. Essa è ricca di temi misterici indicanti il percorso iniziatico dei celebri Monaci guerrieri. Il Re di Francia Filippo IV, detto il Bello, già persecutore degli Ebrei, per mere ragioni economiche (le casse dell’Ordine monastico erano tra le più floride d’Europa anche per l’attività bancaria esercitata), imbasti’ nel 1307 un processo farsa contro i Templari condannandoli al rogo con il beneplacito del Papa Clemente V. In favore dei templari e contro la decisione di Filippo il Bello si schierò Dante Alighieri che, nella Divina Commedia, accusò il Re francese di cupidigia. Invero, i Templari nacquero con lo scopo di proteggere i pellegrini in Terra Santa ma il loro ideale era animato da tolleranza; essi rinunciarono a cacciare i musulmani da Gerusalemme e dagli altri territori sacri ad entrambe le religioni nell’ottica di una convivenza tra le due culture. I Templari vennero accusati di eresia ed idolatria in quanto avrebbero coltivato il culto dei due Giovanni, il Battista e l’Evangelista, nati, rispettivamente, al solstizio di estate e di inverno ed avrebbero fatto uso di un feticcio, definito dagli accusatori “Baphomet”o “Bafometto”. In molte raffigurazioni il Bafometto (o quello che è stato ritenuto tale) appare con due facce, una bianca e una nera; questa sorta di Giano Bifronte, avente gli stessi colori del vessillo dei Templari, è stato interpretato dagli studiosi come un’ulteriore conferma dell’ideologia dell’Ordine che professava per suo tramite l’unione degli opposti, che sta alla base del pensiero spirituale e filosofico di antichissime culture. Forse è in questa chiave che va interpretato il rapporto con l’Islam, volto alla ricerca di punti di unione con il Cristianesimo al fine di creare una religione unica che mettesse fine alle guerre che si nascondevano dietro il vessillo della fede. I Milites Templi Domini cercavano la radice, il punto di unione delle grandi religioni monoteiste, perché erano convinti che Dio fosse “Uno” e che si manifestasse in diverse forme che dovevano armonizzarsi tramite l’unione degli opposti. Essi, pur nella contraddizione dell’uso delle armi, giustificato dalla teoria del “malicidio” elaborata ad hoc da San Bernardo di Chiaravalle, furono fedeli al Cristianesimo ed alla Chiesa e vi rimasero fedeli fino alla fine, anche quando quest’ultima li tradì sotto le pressioni di un Re avido ed ingiusto. L’Ordine venne sciolto dal Papa nel 1312 e sottoposto alla “Damnatio Memoriae”. La cappella di Montsaunès sfuggi’ alla distruzione e costituisce oggi punto di riferimento dal quale attingere la simbologia templare. Anche da un punto di vista geometrico e numerologico la “Torre di Federico” corrisponde ai canoni dei Monaci guerrieri. La pianta ottagonale di molti edifici costruiti dai Templari ripropone la geometria ottagona della Moschea di Omar o Cupola della Roccia in Gerusalemme, ubicata nel luogo ove sorgeva il Tempio di Salomone ed ove i Templari ebbero la loro sede originaria ribattezzandola “Templum Domini” (la casa del Signore). Secondo la tradizione su quella sacra roccia era conservata l’Arca dell’Alleanza, enigmatica reliquia che accomunava giudaismo e cristianesimo. La geometria della nostra Torre, basata sul numero 8 assume un ben preciso significato simbolico e spirituale. L’otto simbolizza il moto eterno e la spirale dei cicli infiniti rappresenta la respirazione regolare del cosmo. Per il cristianesimo medievale il numero otto simboleggiava la Redenzione e la Resurrezione, la fine dei tempi e la vita eterna, dopo il ritorno del Salvatore. Ulteriore riferimento templare è ravvisabile nella particolare disposizione delle feritoie della Torre che raffigurano una croce doppia, detta anche “di Lorena”. Come suggerito dal Massocco fin dal 1956, la disposizione delle feritoie della Torre raffigurerebbe la delimitazione del Templum Caelesti e simboleggerebbe il tracciato viario della Sicilia antica con l’Umbilicus, Enna, al centro. L’ubicazione stessa della Torre Ottagona, al centro della Sicilia, quale punto di unione degli opposti angoli dell’Isola, corrisponde ai canoni templari ed al motto ad essi attribuito, secondo il quale “il miglior modo per nascondere qualcosa è metterla sotto gli occhi di tutti”. La Torre potrebbe essere stata edificata a scopo celebrativo in un momento storico in cui la città di Enna svolgeva una funzione strategica militare di peculiare importanza nello scacchiere siciliano. Un ipotetico uso della Torre Ottagona da parte dei Monaci guerrieri non deve sorprendere più di tanto giacché, secondo quanto risulta da un antico manoscritto custodito nell’archivio della Chiesa della Donna Nuova di Enna (distante appena 700 metri dalla Torre), furono proprio i Templari ad edificare quella chiesa, anticamente adibita a lazzaretto, ove i monaci svolgevano funzioni ospedaliere e di assistenza degli ammalati che poi venivano sepolti sul quel colle isolato, ove sorgeva un cimitero fin dal periodo della dominazione araba. La presenza dei Templari nell’ennese è attestata anche nella vicina Aidone, dove, nel 1229, i Cavalieri dell’Ordine edificarono la chiesa di San Giovanni nonché a Piazza Armerina, dove pare esistesse una magione. Ulteriore indizio sulla presenza dei leggendari Monaci guerrieri in Enna è costituito da alcuni fondi di piatti da mensa in protomaiolica esposti nel Museo archeologico di Enna, in cui sono visibili disegni cruciformi chiaramente riconducibili alla simbologia dei Templari, i quali tra crociate, guerre, tradimenti e congiure, segnarono la storia del loro tempo, influenzando la cultura, l’ideale cavalleresco, il pensiero e la religiosità del medioevo, lasciandoci tracce enigmatiche, spesso indecifrabili ma indelebili. Forse i Templari furono tutto questo, anime perse e anime sante, cavallai e cavalieri, banchieri ed eroi, beati e dannati…
Gaetano Cantaro

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