“Il tuo viso ricorda Tuo Figlio”
Dice così una canzone popolare mariana, parole che sono un po’ la cifra di due momenti centrali della festa patronale. Uno è ciò che avverrà oggi pomeriggio, l’altro è ciò che avverrà il pomeriggio del 2 luglio, quando il simulacro della Madonna si affaccerà dal duomo.
Sono due momenti forti, emozionanti, carichi di commozione e devozione.
È proprio in momenti come questi che si percepisce il legame degli ennesi con la loro Santa Patrona. Il primo riguarda stasera, quando una chiesa stracolma di fedeli accoglierá il simulacro della Madonna che verrà svelato. È in quel momento esatto, quando suonerá l’organo, risuonerà lo scampanio dentro e fuori il tempio, quando i colpi a cannone squarceranno l’aria, che un velo bianco tirato giù mostrerà il bel volto della Patrona..li parleranno solamente gli occhi e il cuore.
Il volto sereno e amorevole , dolce e mite della Madonna si concederà agli ennesi , che la saluteranno con lacrime e applausi, canti e profonda commozione.
Stesse emozioni quando il due luglio si affaccerà sul sagrato del duomo, salutata dallo sparo dei fuochi artificiali, lo scampanio, la banda. È il momento in cui la Madonna saluta la città, la benedice, si concede a lei. E la città la saluta a sua volta e con lacrime agli occhi, le eleva le sue preghiere.
In questi momenti così carichi di fede e devozione, sperimento quanto inutili siano i commenti di certa gente che parla di “idolatria, adoratori di statue ” e roba varia.
Per un ennese, l’incontro con la statua di Maria SS. della Visitazione non è mai uno sguardo distratto, nè sterile. È un brivido improvviso che corre lungo la schiena. Il tempo si ferma, in quel momento, crolla ogni barriera. Non importa quanti anni si abbiano, quante volte si sia vista, o se si sia vissuti lontani da Enna per una vita intera: davanti a Lei ogni ennese torna bambino, sperimenta la propria piccolezza. C’è chi sente un nodo alla gola che impedisce di respirare, chi scoppia in un pianto liberatorio, e chi semplicemente si abbandona a un silenzio pieno di parole mai dette.
Nello sguardo della Madonna della Visitazione, l’ennese ritrova tutto se stesso. Ritrova i sacrifici dei propri cari, le preghiere sussurrate dai nonni, la fatica dei piedi scalzi sull’asfalto rovente e l’orgoglio di un popolo intero. Quando gli occhi si posano su quel simulacro così solenne eppure così incredibilmente vicino, il frastuono del mondo si sbiadisce. La maestosità della Regina del Popolo Ennese si spoglia di ogni distanza per rivelare la sua essenza più pura, quella di una Madre ascolta.
Nel silenzio del cuore, l’ennese Le consegna tutto se stesso. Le affida i pesi invisibili della quotidianità, le speranze segrete, i dolori taciuti e le gioie più intime, certo che nessuno di quei sussurri andrà perduto. Il suo sguardo, intriso di una dolcezza infinita e regale, accoglie ogni fragilità senza giudizio, avvolgendo chi la guarda in un abbraccio invisibile che ridona pace e sicurezza. Guardare quel volto significa sentirsi a casa, protetti e profondamente compresi, legati da un filo invisibile ma indistruttibile che unisce la terra al cielo.
Quella statua , quel volto per gli ennesi sono quelli della Madre che accoglie e che custodisce il cuore di ognuno dei suoi figli.
Tuttavia, la contemplazione della splendida effigie non si esaurisce nella sua figura. Lo sguardo dell’ennese, rapito dai lineamenti dolci e fieri della Vergine, viene dolcemente guidato oltre. Maria non trattiene l’amore per sé; è un ponte, e questa statua lo dimostra in pieno.
Tutta la sua postura, il suo stesso protendersi, è un invito a guardare oltre, a focalizzarsi sul Bambino divino che stringe a sé. Lei è la custode, la via che conduce alla sorgente della Grazia. Guardando la Madre, l’anima del fedele viene magneticamente attratta verso quel Figlio che porta in braccio, il Salvatore, vero traguardo di ogni preghiera e di ogni speranza umana. Ogni dettaglio del suo volto rimanda al Frutto benedetto del suo seno, perché, in fondo, il suo viso ricorda suo Figlio.
Auguri allora alla città tutta, perché l’incontro con quel volto, questa sera, possa essere sempre foriero di fede, emozione e benedizione.


