IL GROSSO SCANDALO
che ha colpito il Consiglio Superiore della Magistratura.
Recentemente si sono versati fiumi di inchiostro e giornate particolari da parte dei mass media, per lo scandalo che ha colpito la nostra Magistratura.
Un fatto di grande risonanza dal momento che ne ha travolto i massimi vertici, sottolineato in modo molto chiaro anche dal nostro Presidente della Repubblica.
Io personalmente sono rimasto quasi indifferente perché, quando facevo politica attiva, mi sono trovato casualmente ad ascoltare una conversazione telefonica tra due ben noti parlamentari siciliani, uno della D.C. e l’altro del P.S.I, i quali confermavano che entrambi avevano parlato con un magistrato di “peso”, molto noto anche a Enna, e concordato il trasferimento e la promozione di diversi magistrati.
Un fatto di rapporti che anche allora, periodo di facili raccomandazioni, appariva normale.
Del Consiglio Superiore della Magistratura fanno parte magistrati, espressione delle varie numerose correnti che ne determinano la loro elezione e che, al momento del bisogno, devono comunque tutelare i propri affiliati.
Una conferma personalmente venne da me accertata quando nel 2015 segnalai al Consiglio Superiore della Magistratura che un Giudice di Pace nella sua sentenza non aveva tenuto conto della documentata corruzione di un teste che, per iscritto aveva dichiarato un fatto e che lo stesso si era rifiutato di testimoniare, perchè nel contempo assunto dalla controparte.
Problema di merito se non fosse stato sottolineato anche che, lo stesso studio di avvocato del Giudice di Pace fosse sistematicamente “frequentato” dal legale della controparte.
La risposta, molto formale dal momento che anche quel giudice aveva certamente un Santo nel Paradiso del Consiglio Superiore della Magistratura, fu la seguente: “Il Consiglio letto l’esposto a firma del sig. Angiolo Alerci, da Enna, nei confronti di… Giudice di Pace di…. delibera l’archiviazione dell’esposto, non essendovi provvedimenti di competenza del Consiglio da adottare, trattandosi di doglianze relative a questione di merito.”
Con questa decisione il Consiglio Superiore della Magistratura commise un grande errore: non ha trasmise gli atti alla Procura competente, per agire nei miei riguardi per calunnia.
Invece determinò la mia rinunzia a proporre appello per la totale sfiducia nella magistratura di quella particolare zona. (nota n.P9288/2015 del 14/5/2015).
Il problema della riforma della Magistratura è stato da me spesse volte trattato con note pubblicate su diversi giornali on line, riversate nei miei libri di Cronaca e riflessioni sulla politica italiana.
L’8 maggio 2012 su “La durata dei processi in Italia”.
Nota che prese lo spunto dall’assoluzione dell’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa dell’ex Vice Presidente della Regione Sicilia on .Bartolo Pellegrino, assolto in primo grado, con sentenza appellata dalla procura, assolto in appello, con sentenza appellata dalla procura, appello ritenuto dalla Suprema Corte inammissibile.
Solo dieci anni di inutili processi.
Il 25 novembre 2012 su: Caso Sallusti: Nella patria del diritto qualcosa non funziona più.
Oggi dobbiamo, invece, parlare di un provvedimento “ad personam” che riguarda un direttore di un giornale.
Il Parlamento, in un momento di notevole impegno per l’approvazione della legge di stabilità, ha dovuto interrompere più volte l’attività primaria, nella ricerca affannosa di modificare la legge che riguarda il reato di diffamazione a mezzo stampa, per salvare dalle patrie galere il direttore di un giornale.
C’è voluta una votazione a scrutinio segreto per bocciare la proposta della Commissione Giustizia del Senato.
Ma la decisione adottata, mentre confermava da una parte il principio di non retroattività della legge che, quindi, non poteva includere fatti accaduti e definiti con sentenza già passata in giudicato, dall’altra continuava a differenziare lo stesso reato di “diffamazione e calunnia” se questo fosse stato commesso da un cittadino o da un giornalista, condannato con sentenza passata in giudicato.
Il 7 dicembre 2012 su “ Caso Ingroia: quando la funzione svolta non è un fine a un mezzo.
La corte costituzionale, accogliendo il ricorso del Capo dello Stato sulle note intercettazioni telefoniche effettuate dalla Procura di Palermo, ha scatenato l’ira del Sostituto Procuratore della Repubblica dr. Ingroia che, con l’accanimento che ha contraddistinto le sue posizioni, ha travalicato quello che dovrebbe essere il comportamento di un Giudice di fronte ad una decisione presa dalla più alta Magistratura del nostro Paese.
Anche il Consiglio Superiore della Magistratura, sempre cauto nel giudizio espresso sui comportamenti di certi Magistrati, non ha mancato di sottolineare l’irrituale ed offensivo comportamento del dr. Ingroia.
Per qualcuno ciò può essere considerato un errore di percorso da parte del magistrato, ma errore di percorso non è.
Il dr. Ingroia, oggi in villeggiatura in Guatemala, ha da tempo creato le condizioni per rompere con la Magistratura e compiere un altro gesto, come quello fatto al tempo di mani pulite dall’On. Di Pietro il quale, educatamente, si tolse la toga al termine di una sua arringa.
Il dr. Ingroia forse la toga la butterà.
Il 21 dicembre 2012 a distanza di soli 14 giorni scrivevo:
Quello che era stato previsto nella nota sopra richiamata si è puntualmente verificato; il dr. Ingroia ha richiesto al Consiglio Superiore della Magistratura l’aspettativa per motivi elettorali.
Il 20 luglio 2014 su: “Il Caso del P.M. Di Matteo”
In occasione delle celebrazioni fatte a Palermo per l’anniversario della strage di Via D’Amelio, il P.M. Di Matteo, prendendo la parola, ha sferrato un attacco al Presidente della Repubblica, non solo scimmiottando quello che nel dicembre del 2012 fece l’ex Procuratore Ingroia, ma includendo nelle sue espressioni offensive anche il Presidente del Consiglio Renzi, la stessa Magistratura e tutto il Consiglio Superiore della Magistratura.
Un attacco nei confronti di chi parla e vuole una riforma della Magistratura, non tenendo conto che proprio i magistrati come lui sono coloro i quali rendono indifferibile questa riforma.
Il 25 aprile 2016 su “Magistratura e politica”:
Eravamo abituati qualche tempo fa a periodiche contrapposizioni tra politici e Magistratura e speravamo che con il tempo i rapporti potessero sempre migliorare.
Era il tempo degli attacchi di Berlusconi, non alla Magistratura ma ad alcuni Magistrati del Tribunale di Milano, nei confronti dei quali nutriva seri dubbi di “terzietà”, nella valutazione delle sue numerose pratiche giudiziarie.
Il fatto che lo stesso Berlusconi richiedesse il trasferimento delle sue pratiche ad altro Tribunale, significava che lo stesso non criticava la Magistratura ma solo alcuni ben individuati Magistrati.
Gli interventi dell’Associazione Nazionale dei Magistrati assumevano sempre il valore di difesa della “casta”, indipendentemente da una valutazione seria dei motivi che ne avevano determinato l’esame.
Oggi la situazione è ben diversa: il neo Presidente dell’A.N.M. dr. Piercamillo Davigo, all’indomani del suo insediamento, nel tracciare quello che sarà il programma della sua azione, ha fatto delle affermazioni che hanno giustamente provocato l’immediata reazione, non solo da parte politici e della stampa, ma anche di quei Magistrati che da un po’ di tempo stanno cercando di ricostruire buoni rapporti tra Magistratura e Politica.
Al dr. Davigo, che non ha mai mostrato nel corso della sua lunga attività posizioni equilibrate, ricordiamo le dichiarazioni quotidianamente riportate nel periodo di mani pulite, una delle quali contribuì a creare quella notevole contrapposizione tra i due Poteri dello Stato “rivoltare l’Italia come un calzino”.
Tenuto conto di diversi fatti illeciti commessi da Magistrati, non ultimi i scxcfatti accertati a Palermo, con lo stesso metro usato da Davigo si potrebbe dire che i Magistrati italiani sono tutti corrotti, mentre sappiamo bene che la Magistratura italiana, nel suo insieme, ha una seria, professionale terzietà.
La reazione della parte sana della Magistratura, della parte sana della Politica, del Presidente Cantone e della maggioranza della pubblica opinione ha costretto Davigo a tentare di addolcire la pillola, ma la forma e la sostanza del suo intervento hanno dimostrato ancora una volta che non si tratta di una affermazione “scappata” nel corso di un discorso, ma del suo pensiero lungamente maturato e meditato.
Tutto questo è stato raccontato da me fino al 2016.
Oggi si parla di una loggia segreta chiamata “Ungheria”, scoperta e resa pubblica con il disvelamento, tra l’altro, di molti diversi particolari circa i sistemi relativi al modo come sono avvenuti i trasferimenti e le promozioni di Magistrati.
Sappiamo, finalmente, che anche la nostra magistratura ha la sua loggia tipo P2.


