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Il grido degli aspiranti avvocati dimenticati dal governo: tra gli interlocutori con il Governo anche l'ennese Vincenzo La Licata

Il grido degli aspiranti avvocati dimenticati dal governo
C’è un ennese tra gli interlocutori nel dialogo instaurato col governo per riuscire a ottenere una riforma dell’esame di stato valido per l’accesso alla professione forense. E’ il dott. Vincenzo La Licata, laureato in giurisprudenza all’Università Bocconi e rappresentante dell’Associazione Italiana Praticanti Avvocati (AIPAvv).
“Il nostro è un grido di allarme per una categoria purtroppo dimenticata anche in tempi di emergenza sanitaria. Leggiamo, infatti, che una recente nota del governo consente a tutti i futuri liberi professionisti (ingegneri, architetti, biologi, chimici, odontoiatri, geologi, veterinari, farmacisti, commercialisti e tanti altri) di non sostenere le prove scritte sostenendo, invece, un’unica prova orale a distanza per ovvie ragioni di sicurezza volte a evitare gli assembramenti.
Ci chiediamo allora, e siamo più di 60 mila sparsi in tutta Italia a chiedercelo, quale sia la reale motivazione per la quale i giovani praticanti avvocati debbano continuare a essere trattati diversamente rispetto a tutte le altre categorie di professionisti, contravvenendo in tal modo all’art. 3 della Costituzione che sancisce, in linea teorica, il famoso principio di uguaglianza sostanziale.
La comunità scientifica ci ha forse dichiarati immuni dal Covid-19 e, pertanto, possiamo tranquillamente assembrarci? Capite allora bene come sia inquietante che i praticanti avvocati siano l’unica categoria esclusa dall’elenco di coloro che potranno conseguire l’abilitazione professionale mediante una prova orale in tutta sicurezza.
E’ per questo motivo che, con spirito sinergico e costruttivo, abbiamo chiesto, e continueremo a chiedere, alla Commissione Giustizia del Senato, un chiaro emendamento che permetta anche agli aspiranti avvocati di essere inseriti, al pari di tutti gli altri, tra le categorie di professionisti che affronteranno i prossimi esami di stato a distanza mediante una prova orale guidata da criteri oggettivi e meritocratici.
Chiediamo inoltre soluzioni immediate per tutti coloro che, invece, hanno già sostenuto gli scritti lo scorso dicembre, la cui correzione risulta ad oggi congelata e che, sebbene vogliosi di intraprendere questa affascinante professione, rischiano di non vedere realizzare il loro sogno professionale in tempi certi e ragionevoli.
Senza dimenticare che, differentemente da alcune professioni previste nella nota del governo, il cui unico requisito per essere ammessi all’esame di stato è il solo possesso del titolo di laurea, gli aspiranti avvocati svolgono pure 18 mesi di tirocinio obbligatorio in tutti i tribunali d’Italia.
Insomma, un destino ancora troppo incerto per tutti i giovani praticanti avvocati che sperano di ottenere delle risposte concrete da una politica che dovrebbe intercettare le esigenze dei cittadini guardando equamente al futuro delle nuove generazioni.
Al governo, in definitiva, chiediamo dignità, quella stessa dignità che ci impegniamo a tutelare domani nelle aule di giustizia con lealtà, onore e diligenza”.

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