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I MULINI AD ACQUA NEL TERRITORIO DI ENNA di Salvatore Presti

I MULINI AD ACQUA NEL TERRITORIO DI ENNA di Salvatore Presti

Ad Enna, oltre ai mulini a vento siti nella zona della della Donna Nuova, vi erano i mulini ad acqua specie nella zona di Papardura, notoriamente ricca d’acque.
I mulini ad acqua svolsero la loro funzione per la trasformazione del grano in farina e crusca fino a tutto il secolo XIX. Dove vi era un corso d’acqua quasi certa era la presenza di un mulino; dove vi erano acque perenni, come a Papardura, i mulini ad acqua, lavoravano giorno e notte, secondo le richieste dei fruitori.
Molte notizie sui mulini provengono da uno studio-ricerca della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Enna pubblicate in un opuscolo curato da Claudio Paterna, studioso di beni storico-artistici ed etnoantropologici, edito nel 2003.
La ricchezza d’acqua nel territorio ennese ha determinato la diffusione dei mulini nelle nostre zone. Già Jean Houel, che visitò Enna nel 1766 ne notò la straordinaria quantità proveniente dalla rupe del Castello di Lombardia e da altre fonti sparse per il pianoro del Monte.
Fino agli inizi del Novecento i mulini ad acqua più noti erano in contrada Furma, nella Fiumara di Fundrò e nella valle di Papardura.
A partire dall’inizio del Novecento si verificò il declino di questi mulini (gli ultimi furono dismessi negli anni ’50). Erano quasi tutti di proprietà di latifondisti, i quali li concedevano in “gabella” ottenendo così un utile economico oltre che il controllo della produzione, imponendo prezzi a piacimento.
Gli antichi scrittori classici, con Diodoro Siculo in testa, celebravano le ninfe e le divinità ennesi legate alle acque della Crysa, Kore e Trittolemo, per sottolineare l’importanza dei luoghi e la loro sacralità.
Nella zona tra il Duomo e il Castello di Lombardia la toponomastica ci ricorda che in quel luogo era possibile accedere ai bagni collettivi; infatti è lì che troviamo una strada dal toponimo “via Bagni”.
Molti erano i pellegrini che si recavano presso santuari rupestri per invocare la pioggia contro la siccità. Le grotte della Madonna di Valverde ad Enna sono state per secoli considerati luogo di culto. I più noti, citati nelle antiche carte, era “Bagno” di Sant’Agostino (nei pressi di via Bagni) e “Fontanagrande” al Pisciotto. Sempre ad Enna, sopra i lavatoi di Papardura, fu costruito nel XVII secolo il santuario omonimo, dove da tempo immemore i pellegrini si recavano per depositare gli ex voto in una piccola grotta. L’acqua di Papardura è stata la fonte principale di Enna insieme a quella potabile del Crivello. Un mulino ad acqua esisteva nel centro storico, in via Pergusa, nei pressi dell’ex centrale elettrica, perfettamente funzionante nel periodo bellico e post bellico dell’ultima guerra mondiale, alimentato con le acque della sorgente del Canalicchio, non più esistente.
Salvatore Presti

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