RIPARTIRE DA STURZO, NON SEMPLICEMENTE COMMEMORARLO
### Corpi intermedi e Terzo Settore come infrastruttura democratica del Paese
In molte province siciliane si sono svolte celebrazioni e momenti di raccoglimento in occasione del 67° anniversario della morte di don Luigi Sturzo. A distanza di tanti anni, il ricordo dell’uomo politico, del sacerdote e del sociologo rimane vivo.
Ma ricordare Sturzo oggi non può significare soltanto celebrarne la figura. La vera sfida è comprendere quanto del suo pensiero possa ancora aiutarci a interpretare una società profondamente cambiata e, soprattutto, quanto possa offrirci strumenti per affrontare alcune delle sue fragilità.
Dobbiamo ripartire da Sturzo, non semplicemente commemorarlo.
La sua eredità ci conduce innanzitutto al primato della politica intesa come servizio, alla centralità del bene comune e a una concezione della società nella quale lo Stato non assorbe ogni spazio di iniziativa, ma riconosce la capacità delle persone e delle comunità di organizzarsi, partecipare e concorrere alla costruzione dell’interesse generale.
È proprio da questa prospettiva che il pensiero sturziano può tornare ad essere straordinariamente contemporaneo.
## La riscoperta dei corpi intermedi
Una delle questioni centrali del nostro tempo riguarda infatti l’indebolimento dei corpi intermedi.
Tra il singolo cittadino e le istituzioni esiste uno spazio fondamentale della democrazia: quello delle associazioni, delle cooperative, delle organizzazioni sociali, delle realtà civiche, del volontariato e di tutte quelle forme attraverso le quali le persone si organizzano intorno a interessi, bisogni e responsabilità comuni.
I corpi intermedi non rappresentano un residuo di una società del passato.
Sono una vera e propria infrastruttura democratica, decisiva per comprendere il futuro e lo sviluppo del Paese.
Dove i corpi intermedi sono forti, cresce la fiducia. Si rafforza la partecipazione. Si alimenta la coesione sociale. Le persone smettono di essere soltanto destinatarie delle decisioni pubbliche e diventano protagoniste della vita delle proprie comunità.
Al contrario, quando questo tessuto si indebolisce, il rapporto tra cittadino e istituzioni rischia di diventare sempre più distante: da una parte l’individuo, spesso solo davanti ai propri bisogni; dall’altra un apparato pubblico chiamato a fornire risposte.
In mezzo viene meno proprio ciò che costruisce comunità.
## Il Terzo Settore non è un semplice erogatore di servizi
È qui che l’eredità sturziana incontra direttamente il Terzo Settore contemporaneo.
Associazioni, cooperative sociali, imprese sociali, fondazioni, organizzazioni di volontariato e gli altri enti che operano nelle comunità non possono essere considerati esclusivamente come soggetti ai quali affidare servizi o prestazioni.
Questa sarebbe una lettura estremamente riduttiva della loro funzione.
Il Terzo Settore è, prima ancora, espressione della capacità della società civile di organizzarsi autonomamente intorno al bene comune.
Una cooperativa sociale che costruisce percorsi di inclusione, un’associazione che restituisce vita a un territorio, una rete di volontariato che intercetta una fragilità prima ancora che diventi emergenza, una comunità che si organizza per prendersi cura delle persone e dei propri luoghi non stanno semplicemente “erogando un servizio”.
Stanno producendo comunità.
Ed è questa dimensione che dobbiamo recuperare.
Negli ultimi decenni una parte del Terzo Settore ha rischiato progressivamente di essere ricondotta al ruolo di fornitore della Pubblica Amministrazione: soggetto chiamato a realizzare prestazioni definite altrove, secondo logiche prevalentemente amministrative ed economiche.
Ma se il Terzo Settore perde la propria autonomia sociale, la propria capacità di leggere i bisogni e di mobilitare le comunità, perde una parte fondamentale della propria identità.
## Dalla delega alla partecipazione
Ripartire dal pensiero sturziano significa allora recuperare una concezione diversa del rapporto tra istituzioni e società civile.
Non uno Stato che delega semplicemente alcuni servizi al privato sociale, ma istituzioni e comunità che concorrono alla costruzione del bene comune, ciascuna con le proprie responsabilità.
È la prospettiva della sussidiarietà e, nelle sue forme più moderne, dell’amministrazione condivisa: riconoscere che i problemi complessi delle comunità non possono essere affrontati esclusivamente attraverso una relazione tra amministrazione che programma e soggetto sociale che esegue.
Occorre costruire luoghi nei quali istituzioni, Terzo Settore, cittadini, imprese responsabili e comunità possano leggere insieme i bisogni, progettare risposte e assumersi responsabilità.
Il passaggio culturale è importante: dalla prestazione alla partecipazione, dalla delega alla corresponsabilità, dall’utente alla persona, dal territorio alla comunità.
## Un pensiero particolarmente necessario nel Mezzogiorno
Questa riflessione assume un significato ancora maggiore in Sicilia e nel Mezzogiorno.
Nei territori segnati dallo spopolamento, dall’invecchiamento della popolazione, dalla fragilità economica e dalla progressiva perdita di servizi, ricostruire i corpi intermedi significa ricostruire innanzitutto fiducia e capitale sociale.
Lo sviluppo di un territorio, infatti, non dipende soltanto dalle risorse economiche disponibili.
Dipende dalla capacità di una comunità di riconoscersi, organizzarsi, cooperare e costruire una visione comune del proprio futuro.
Per questo il Terzo Settore può assumere un ruolo molto più ampio rispetto alla semplice gestione dei servizi sociali: può diventare uno dei luoghi nei quali ricostruire partecipazione, creare opportunità, valorizzare il patrimonio materiale e immateriale, generare lavoro e contrastare l’abbandono dei territori.
## Rimettere Sturzo in movimento
Il pensiero di don Luigi Sturzo, dunque, non appartiene soltanto alla memoria.
Continua a porci domande estremamente attuali sul rapporto tra persona, comunità, società e istituzioni.
E può alimentare nuove speranze che tanto la politica quanto la società civile hanno il dovere di raccogliere.
Commemorare Sturzo è importante.
Ma sarebbe ancora più importante rimettere in movimento la sua eredità.
Significa restituire forza ai corpi intermedi, riconoscere il valore dell’autonoma iniziativa dei cittadini e impedire che il Terzo Settore venga ridotto ad un semplice sistema di erogazione di prestazioni.
Significa tornare a considerare associazioni, cooperative e organizzazioni sociali per quello che possono realmente essere: infrastrutture democratiche, luoghi di partecipazione e strumenti attraverso i quali una comunità costruisce il proprio futuro.
Perché il bene comune non può essere semplicemente amministrato.
Deve essere costruito insieme.
G. Germanà
AGCI Sanità


