Il monastero di Sant’Agostino
Nella seconda metà del Quattrocento la comunità degli Eremiti di Sant’Agostino (Agostiniani) si insediarono nella città di Troina.
L’abate catanese Vito Maria Amico nel suo Lexicon topographicum Siculum (1757-60) annotò che il monastero «fondato nel 1491 occupò la chiesa di Sant’Anna in vico Rosone verso tramontana; dopo 11 anni fu nella medesima contrada, in sito più ampio rimpetto il sobborgo, nella chiesa dei santi Pietro e Paolo, dove si stende un ampio luogo, destinato alle fiere del settembre».
Il locale convento era la 19ª fondazione in Sicilia. Nel 1741 p. Bonaventura Attardi di Agira, confermò la notizia e aggiunse che: «La seconda dimora fu nella Chiesa di S. Pietro e Paulo, ove presentemente dimorano, sino dall’anno 1502. Questa antichissima Chiesa di S. Pietro e Paolo, credesi essere stata l’antica Madre Chiesa, e principale della Città, in cui fece soggiorno per molto tempo una nobilissima fratellanza; ma nell’anno 1502 fu ceduta alli nostri Padri con molte rendite, e proventi dal Consiglio tenuto nella Casa della Città, e confermato dal Reale Patrimonio l’anno suddetto 1502 […] In questa nostra Chiesa si venera con devozione fervorosa il nostro Glorioso San Nicola da Tolentino, Protettore della Città di Troina, ove la divina bontà a riflesso de’ meriti di questo Santo prodigioso opera varie grazie e vari prodigi».
L’antica chiesa extra-moenia, d’impianto originario risalente al 170 d. C., era stata concessa agli Agostiniani nella prima metà del Cinquecento dai Giurati della città.
Gli agostiniani curavano con scrupolo la venerazione del popolo troinese verso San Nicola da Tolentino, protettore della città. In seguito gli stessi Padri saranno «veneratori ossequiosi e fervorosi» del nostro Santo Patrono San Silvestro Monaco Basiliano.
I rapporti tra i Basiliani e gli Agostiniani erano improntati nel reciproco rispetto. In un documento del 1650 si legge che la chiesa era una piccola costruzione ma sufficiente ad accogliere i fedeli che la frequentavano ed il convento era costituito da un dormitorio con dodici camere, dotato di cucina, refettorio, stalla, cantina ed un chiostro con pozzo nel mezzo.
La chiesa era dotata cinque altari, uno centrale e quattro laterali. Quattro tele ne decoravano l’aspetto: Sant’Agostino Vescovo; la chiamata di Pietro e la conversione di San Paolo; San Nicola da Tolentino; la Madonna della Mazza o della Via.
Nel corso dei secoli non mancavano tra la comunità agostiniana di Troina coloro che si distinsero per zelo e per ingegno.
L’Ordine ricordava, con profonda ammirazione, il p. Fulgenzio da Troina come una persona «di molta prudenza e destrezza ne’ gravi affari», era stato provinciale nel 1665 e si spense nell’anno 1674.
A lui si deve la ricostruzione della chiesa nel 1670. I frati conservavano grande ricordo del p. Agostino Morselli, professore di filosofia e sacra teologia. Questi rivestì l’incarico di commissario generale della congregazione, era un eccellente predicatore per l’abilità con cui riusciva a divulgare la parola di Dio.
Ritrovandosi il locale convento distrutto per l’inclemenza dei tempi, grazie alle sue doti di religioso e di accorto amministratore lo riedificò. Contribuì molto di proprio, ricostruì anche l’attuale chiesa conventuale conservando l’originaria pianta ottagonale. Il suo ritratto, recante un’iscrizione, lo attesta. Il quadro è custodito nella Chiesa madre.
La legge di soppressione degli enti ecclesiastici del 7 luglio 1866 del nuovo Regno d’Italia cancellava anche questa qualificata presenza religiosa.
Il 9 giugno 1886 l’intero fabbricato dell’ex convento agostiniano, compresa chiesa e sagrestia e terreno attiguo, era acquistato all’asta pubblica dall’Amministrazione delle feste di San Silvestro, per lire 1.020 su un prezzo base di lire 10.826 giacché la licitazione andò deserta.
L’acquisto dell’ex convento avvenne con denari provenienti dall’oblazione dei fedeli al Santo Patrono e dagli utili della festa annuale, con una fiera di bestiame e merci varie, che si teneva nel chiostro di Sant’Agostino nei giorni dal nove al sedici settembre (fino al 1964).
Oggi in pessimo stato di conservazione, inagibile, da anni attende un accurato restauro. Oggi è nell’indifferenza di tutti, la struttura mostra in modo evidente i segni di cedimenti strutturali.
Basilio Arona


