MEDAGLIA D’ONORE A GIUSEPPE GAROFALO
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito la Medaglia d’Onore in memoria di mio zio Giuseppe Garofalo, ed oggi, 4 novembre 2024, giornata in memoria dei caduti in guerra, il Prefetto Maria Carolina Ippolito che ringrazio a nome personale e dell’intera famiglia Garofalo, ce l’ha consegnata davanti al Sacrario dei Caduti.
Giuseppe era nato il 23 agosto del 1920, e la guerra lo portò via giovanissimo lontano dalla famiglia, dai suoi amici, dalla sua città.
Partito per la smania imperialista del Fuhrer, del Duce e bella compagnia, è morto il 25 marzo del 1944, in un campo di concentramento nazista, il Konzentrationslager Gedenkstätte Mittelbau-Dora, in Germania.
Il Campo di concentramento è in prossimità della cittadina di Nordhausen, dall’aspetto mite e tranquilla, dove pensi di andare una settimana per riposare un po’ bevendo qualche buona birra che accompagni gli spätzle, gli gnocchetti tipici.
Invece lì, a soli due chilometri, meno di 5 minuti d’auto, migliaia di giovani, bambini, donne, venivano torturati, assassinati, bruciati.
Persone, affetti, sorrisi, passioni, diventavano polvere.
Che Giuseppe Garofalo era stato massacrato nel KZ Mittelbau-Dora lo abbiamo scoperto per caso nel 1988 grazie al ritrovamento del registro delle presenze. Non è stato possibile avere altro che l’informazione. Tutto era stato bruciato con quel giovane, con quei ragazzi. I loro vestiti, documenti, le targhette militari.
Perché era stato fatto prigioniero dai nazisti? Evidentemente non aveva accettato di combattere per la Repubblica Fascista di Salò. Se avesse accettato sarebbe andata in altro modo. Invece è andata così, come doveva. Come si poteva. Insieme a centinaia di altri militari che erano fedeli all’Italia ma non al fascismo di Mussolini né al nazismo di Hitler.
Sono passati ottanta anni dalla morte. Non c’erano i suoi genitori stamattina.
Loro sono morti troppi anni fa senza sapere più nulla del loro figlio, il più piccolo.
Quello destinato a un campo di concentramento, non alle spiagge di Sicilia. Non alle granite, alla Vespa e alle gite fuori porta del dopoguerra.
Non c’erano le sue sorelle e i suoi fratelli più grandi. Sono tutti morti oramai.
Famiglia di minatori, operai, lavoratori. Famiglia di socialisti.
C’eravamo i nipoti, riuniti nel piazzale del Sacrario, sotto la statua di Napoleone Colajanni a cui mi sento ancora più legato da questa mattina.
A mio zio Giuseppe avevo dedicato un libro sulla tortura del 2009. Il titolo esatto è “Diritti umani e tortura. Potenza e prepotenza dello Stato democratico”. Non è un libro di sola storia, inizia proprio con la vicenda della Diaz di Genova. Oggi purtroppo potrei scrivere roba ancora più recente. Cronaca.
La dedica così recitava: “In memoria di mio zio Giuseppe e dei suoi compagni di tragedia che a Mittelbau-Dora lasciarono la loro gioventù e a noialtri il profumo dei loro sogni”.
La storia insegna se la memoria resiste.
Questa Medaglia d’Onore, ha il sapore amaro della morte e quello dolce della riscossa, della memoria, del sacrificio perché nessun’altro abbia a lasciare il profumo dei sogni.
Nulla è eterno. I valori che ci hanno lasciato i tanti Giuseppe Garofalo vanno difesi e protetti.
La Resistenza non è uno slogan.
VIVA L’ITALIA,
VIVA L’ITALIA DEMOCRATICA E REPUBBLICANA,
VIVA L’ITALIA ANTIFASCISTA.


