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Economia e Coronavirus: il consumatore riscopre l'importanza del Grano: l'esperto Sandro Puglisi "Prematuro fare previsioni sul suo mercato"

Alle notizie che si rincorrono in questi ultimi giorni sui media circa l’incremento dei consumi di farine e di semole e contestualmente, dei relativi prezzi al consumo di questi prodotti, Sandro Puglisi, CEO della “Banca del Grano”, commenta:
“Certamente, ci troviamo difronte a delle dinamiche di mercato, nazionale ed internazionale, tutte da decifrare. Quanto sta accadendo in questo periodo di pandemia, sta facendo emergere, senza dubbio, l’essenzialità delle produzioni agroalimentari nostrane e tra queste, ovviamente, il settore cerealicolo pare stia giocando un ruolo primario. Tanta gente, infatti, vuoi per una questione di “incremento cautelativo della propria dispensa”, vuoi per un impiego più armonioso del tempo trascorso in famiglia, sta riscoprendo le proprie arti culinarie, facendo registrare, conseguentemente, un discreto incremento delle vendite al dettaglio di questi prodotti. A fronte di ciò, però, bisogna osservare la riduzione dei consumi di questi prodotti all’ingrosso: molti panifici, ad esempio, non stanno più producendo le prime colazioni ed i panini per gli studenti o i lavoratori pendolari; per non parlare poi del fermo che c’è nel settore delle pizzerie, dei ristoranti, delle mense e del circuito turistico-alberghiero. Per questo motivo è plausibile ritenere che, a fronte di un importante incremento dei consumi non professionali determinato dall’acquisto di semole e farine al supermercato da parte delle famiglie italiane che di fatto hanno visto crescere il relativo prezzo di acquisto, non è corrisposto un altrettanto proporzionale aumento dei prezzi della materia prima agricola che, di fatto ha registrato guadagni molto limitati. Forse sarebbe più corretto affermare che si sono spostati i consumi da un settore ad un altro”.
Per Puglisi, quindi, quanto sta avvenendo in questo momento non deve ingannare; “si potrà fare un’attenta valutazione – commenta- solo nei mesi che verranno quando, a fronte di tante riaperture, consapevoli del fatto che dovremo convivere per molto tempo con il virus, ci saranno dei cambiamenti radicali nelle abitudini delle persone e, di conseguenza, anche in quelle alimentari. Quanto sta accadendo, sta mettendo chiaramente in evidenza l’importanza di un prodotto che importante c’è sempre stato; ma, come sempre, diamo valore alle cose ed a volte anche alle persone, quando le stesse non sono più nella nostra immediata disponibilità. Questo però, non può portarci a dire che ci saranno stravolgimenti sul mercato del grano ed affermarlo a mio avviso, appare molto azzardato”.
Quali sono, secondo lei, le prospettive future sul prodotto grano.
“Come detto, oggi è prematuro cercare di intuire quello che potrà accadere; perché si deve prima capire come cambieranno le abitudini del consumatore dal momento in cui si ritornerà alla “normalità”. Piuttosto, bisogna guardare con molta attenzione alle decisioni di alcuni produttori internazionali (quali Russia, Kazakhstan, Ucraina) che, in questi giorni, stanno paventando di sospendere le esportazioni per un periodo di 60 giorni o forse più, in attesa del nuovo raccolto. Questi atteggiamenti, che in qualche modo si prestano ad essere interpretati in questo preciso momento come meramente opportunistici, non debbono in alcun modo indurci a pensare che questi produttori non esporteranno più i loro prodotti, facendoci cadere nell’errato convincimento che, sol per questo motivo, sia giustificato un innalzamento delle quotazioni delle materie prime nazionali: più volte, infatti, abbiamo assistito alla tardiva presa di coscienza di una mancanza di competitività delle nostre produzioni sui mercati internazionali, rimanendo schiacciati dai prezzi spuntati solo dopo che alcuni di questi paesi hanno contrattualizzato gran parte delle loro produzioni anche qui da noi in Italia”.
In pratica rimaniamo in attesa. In tempi non sospetti lei, poco meno di un anno fa, ha promosso questo progetto innovativo della Banca del Grano che tra l’altro, prima dell’emergenza Covid-19, stava andando avanti nel suo cronoprogramma secondo i vari Step previsti. Alla luce di quanto è accaduto il progetto ha subito uno stop oppure sta andando lo stesso avanti?
“In realtà, il progetto Banca del Grano ha subito un’accelerazione sui tempi, dovuta essenzialmente all’impossibilità di poter realizzare in questo periodo incontri ed assemblee varie. Nello specifico, per non incorrere nel rischio di far arenare l’iniziativa sulle difficoltà del particolare momento storico che stiamo vivendo, alla costituzione delle due società per azioni strumentali al progetto (PLINT ed INCREA), si è preferito un accordo privato tra i soggetti interessati che sfocerà, non appena possibile, in due distinti Contratti di Rete. Nel contempo, il Consiglio di Amministrazione ha già deliberato il primo di una serie di aumenti di capitale che consentiranno, in maniera ponderata, di far partecipare all’azionariato tutti gli investitori interessati. Dal punto di vista dello sviluppo tecnologico della Piattaforma Digitale che consentirà la digitalizzazione e relativa tokenizzazione degli asset fisici rappresentati dai lotti di Grano Duro Italiano di proprietà dei produttori aderenti, l’investimento in Token, l’interscambio Grano Duro Italiano-Token-Valute Correnti ed il relativo trasferimento di somme di danaro, i Ricercatori del Dipartimento di Matematica ed Informatica dell’Università degli Studi di Catania, il cui coordinamento scientifico è stato affidato al Prof. Domenico Cantone ed alla Dott.ssa Marianna Nicolosi Asmundo, non si sono fermati un attimo. Hanno continuato a lavorare in smart working sui Server in Cloud che abbiamo immediatamente predisposto, garantendo così, l’avvio delle attività per Giugno 2020 così come programmato. Quindi, andiamo avanti ancora più convinti che, uno strumento quale quello della “Banca del Grano”, sia necessario oggi più che mai per i produttori, per i trasformatori e per gli investitori che in questi giorni hanno visto sfumare ingenti somme di danaro a seguito del crollo dei mercati finanziari”.
Riccardo Caccamo

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