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Donna vittima di violenza chiede aiuto in farmacia, si salva e oggi è protetta e lavora in una farmacia: il racconto della sua storia

Riccardo Maggio 16, 2026 4 minuti letti

Donna vittima di violenza chiede aiuto in farmacia, si salva e oggi è protetta e lavora in una farmacia: il racconto della sua storia
Oggi a Palermo col Progetto Mimosa corso pratico ai farmacisti con gli psicologi per gestire ancora meglio queste situazioni e definire segnali convenzionali

Palermo, 16 maggio 2026 – “Vi chiedo di prendere consapevolezza di essere ‘prigioniere dell’orco’ e vittime di violenza di genere. Vincete la paura della vendetta del violento e del giudizio della gente. Decidete di fare anzitutto il vostro bene e trovate il coraggio di entrare in farmacia per segnalare la vostra situazione. Chiedete al o alla farmacista di essere aiutate dai centri antiviolenza e accettate di affrontare ed elaborare il dolore per superarlo e riconquistare la dignità e la libertà personale ed economica”.
E’ l’appello a tutte le vittime di violenza che Elsa (nome di fantasia) ha lanciato oggi da Palermo a margine del corso per farmacisti “Parole non dette” organizzato, nell’ambito del “Progetto Mimosa”, da Federfarma Palermo e “Farmaciste Insieme”, con responsabile scientifica la farmacista Laura Giambalvo e col patrocinio dell’Ordine dei farmacisti di Palermo e dell’Ordine dei medici di Palermo.
Elsa, che vive opportunamente protetta in una località segreta, a margine del corso ha accettato di raccontare la propria storia ad una troupe di Sky Tg 24: “Mi sono rivolta ad una farmacista, che mi ha accolta e mi ha aiutato a chiamare il numero antiviolenza e stalking 1522, dal quale sono stata indirizzata ad un’associazione che gestisce centri antiviolenza, con cui ho affrontato il percorso psicologico e di reinserimento. Sia pure estremamente provata dalla tragedia vissuta, ho riacquistato me stessa, la voglia di vivere e, ironia della sorte, grazie a questa associazione e a Farmaciste Insieme ho trovato lavoro proprio in una farmacia in Italia”.
“Credevo – ha spiegato Elsa – di avere conosciuto un uomo gentile, amorevole, premuroso e gli ho donato tutta me stessa; poi, invece, si è rivelato possessivo, geloso, mi impediva di truccarmi, potevo vedere solo i suoi familiari. E dopo le offese e le minacce è passato ai comportamenti violenti. Dopo l’ultimo grave episodio, ho capito che era arrivato il momento di fare finalmente qualcosa per me stessa”.
Il “Progetto Mimosa” ha creato una rete tra le farmacie, le Asp, i centri antiviolenza, le forze dell’ordine e la magistratura. Roberto Tobia, presidente di Federfarma Palermo, chiarisce perché la farmacia: “E’ un luogo protetto, forse l’unico nel quale il partner violento consente alla donna succube di recarsi da sola per comprare un farmaco. Qui trova nel farmacista un ‘confessore’, in grado di ascoltare, capire, incoraggiare e mettere in contatto con i servizi di assistenza. Sono sempre di più i casi che registriamo. Quindi i farmacisti stanno dando un forte contributo al contrasto alla violenza di genere. E a Palermo stiamo facendo un passo in più”.
Passo che consiste, ha aggiunto Licia Pennino, delegata regionale di “Farmaciste Insieme”, in due azioni: “La prima è il corso di oggi nel quale abbiamo fornito ai farmacisti gli strumenti più adatti per gestire queste situazioni in modo appropriato, trattandosi di soggetti molto fragili, psicologicamente vulnerabili e condizionabili dalla paura. Abbiamo creato gruppi di farmacisti che con gli psicologi hanno preso in esame alcuni casi che ci si sono presentati nelle farmacie e abbiamo fatto prove pratiche di comportamento. La seconda azione è la definizione di un protocollo, da distribuire a tutti i farmacisti, contenente segnali convenzionali con cui la donna può farsi capire senza parlare. Perché è ovvio che in farmacia non si può dire ‘Voglio una pizza’. Infine, c’è l’App gratuita ‘FreeBees’ o ‘Bright Sky’ scaricabile sul cellulare che consente di denunciare in forma anonima”.
Al corso sono intervenute, fra gli altri, Maria Teresa Triscari, dirigente psicologa dell’Asp di Palermo, e Margherita Bilello, responsabile del Centro per la cura degli esiti delle relazioni violente dell’Asp di Palermo, che hanno parlato dell’approccio terapeutico per supportare le donne vittime di violenze e abusi, e gli eventuali minori coinvolti, nel gestire e superare i traumi. E Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo, ha ricordato l’importanza del ruolo del medico nel prevenire e riconoscere le patologie cliniche che possono emergere anche molto tempo dopo il verificarsi dei fatti traumatici. Mentre Maurizio Pastorello, responsabile del Dipartimento del farmaco dell’Asp, si è soffermato sulla rete antiviolenza creata tra Asp, farmacie e servizi sociali, che va implementata. In tal senso il rettore Massimo Midiri ha dato la propria disponibilità, così come il sindaco metropolitano di Palermo, Roberto Lagalla, ha espresso il favore dell’Amministrazione comunale all’iniziativa. Particolarmente toccante per i farmacisti il confronto con le esperienze dirette della sostituta procuratrice generale della Corte d’appello di Palermo, Annamaria Picozzi, e del Comandante del Nucleo operativo dei Carabinieri di Palermo, Gianluca Verdolino, referente per la Rete antiviolenza.

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