Don Bosco 2000 a sostegno delle ONG e contro la sterile
propaganda politica
SABATO 19 NOVEMBRE 2022
“Adesso basta”. È questo il grido d’allarme dell’Associazione
Don Bosco 2000 sulla vicenda delle ONG che da settimane ormai è
protagonista del dibattito politico italiano.
Don Bosco 2000 esprime piena solidarietà alle ONG che in questo
momento sono impegnate a salvare vite nel Mediterraneo. Dice il
presidente Agostino Sella: “troviamo assurdo che la politica
italiana si sia concentrata sulle ONG. Sono organizzazioni che
salvano vite nel Mediterraneo e come tali non possono e non
devono essere demonizzate bensì sostenute e rispettate nel ruolo
attivo che svolgono a sostegno del prossimo, senza distinzione
di etnia o nazionalità. Chiediamo con forza a questo governo che
il tema dell’immigrazione venga affrontato, gestito e controllato
al di fuori della sterile propaganda politica da salotto
televisivo. Da un lato si parla di rafforzare l’intervento degli
stati europei in Africa e dall’altro i fondi investiti per la
cooperazione internazionale in Africa sono al minimo storico. La
migrazione è un fenomeno non emergenziale. I migranti ci sono
stati, ci sono e ci saranno ancora di più nei prossimi anni in
cui il continente Africano si impoverirà sempre di più grazie
alle politiche dei paesi ricchi che continuano a depredare le
materie prime dei paesi poveri, come avviene con il cobalto o
con l’uranio.
Occorre aumentare i fondi per la cooperazione e organizzare
formazione pre-partenza a coloro i quali vogliono emigrare in
Europa e, contemporaneamente, gestire una politica serena dei
flussi. L’Europa ha bisogno dell’Africa per colmare la mancanza
di mano d’opera in molti comparti dell’economia e l’Africa ha
bisogno dell’Europa per crescere e svilupparsi.
Operiamo affinché le migrazioni non siano più un fenomeno
divisivo, bensì inclusivo tra i popoli, come Don Bosco 2000 sta
facendo da anni attraverso i corridoi culturali e i progetti di
cooperazione circolare. Lunedì prossimo, partirò per visitare le
nostre sedi in Senegal e Gambia dove concretamente operiamo
insieme ai potenziali migranti per ridurre la povertà e creare
attività generatrici di reddito.
Prendiamo coscienza della ricchezza che viene da chi è straniero
e abbandoniamo l’anacronistico tentativo di chiudere i confini”
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