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"COSA PENSAVO DELL’EUROPA NEL 1978 ?" – di Angiolo Alerci

29 marzo 2020
COSA PENSAVO DELL’EUROPA NEL 1978 ?
I fatti ed i comportamenti di alcuni paesi europei nell’affrontare questa crisi che ormai coinvolge tutto il mondo, mi ha fatto ricordare una mia relazione fatta al Lion Club di Enna nel 1978 avente come titolo “Ipotesi di una nuova realtà siciliana”, successivamente inserita alle pagine 53/59
del mio libro “ Il Lions International compie cento anni .Contributi e considerazioni di un charter member dopo cinquantaquattro anni di appartenenza”.
Una relazione fatta esattamente in vista delle prime elezioni europee.
Non è mia intenzione trascrivere l’intera relazione, ma ho pensato di farne conoscere alcuni passi tralasciando le lunghe premesse.
“Mi riferisco in termini politici alla realizzazione dell’Unione europea con l’ elezioni che dovranno tenersi contemporaneamente in tutti i paesi dell’Europa occidentale nella prossima primavera. Quali prospettive per la nostra Sicilia a seguito di tale evento?. Da anni seguiamo l’attività degli organi dell’Unione che hanno avuto sul tavolo delle discussioni i problemi connessi alle zone sottosviluppate dell’Europa, con decisioni che vengono o sistematicamente criticate e ritenute sempre inadeguate da tutti i paesi destinatari.
Abbiamo rilevato che il cosiddetto “mezzogiorno”, come sinonimo di sottosviluppo non è soltanto un problema italiano: l’Inghilterra ha il suo mezzogiorno, la Francia ha il suo mezzogiorno e anche la tanto decantata Germania ha pure il suo mezzogiorno.
Ed è proprio questa nuova dimensione del problema meridionale che deve turbare i nostri sonni perché, se in una dimensione ridotta quale quella italiana il problema meridionale ha soltanto consentito agli storici, agli economisti ed ai sociologi di scrivere volumi ed al politici di dissipare ricchezze per fini provinciali e clientelari, se non addirittura speculativi, nella nuova realtà europea il nostro problema sarà completamente ignorato, perchè il divario tra il nostro sud e quello delle sopraddette nazioni europee è notevole.
Quale prospettiva di fronte a questo poco edificante quadro?.
Non certamente l’indipendenza come invocata nel 1945 da Finocchiaro Aprile, ma promuovere a tutti i livelli movimenti di opinione ed iniziative per creare un coordinato rapporto di solidarietà con i popoli e le nazioni del bacino del Mediterraneo,
La realtà mediterranea di oggi non è quella ante 1945.
Oggi si affacciano sul mediterraneo popoli liberi con i quali è possibile stabilire notevoli rapporti in tutti i campi ,in considerazione delle enormi risorse umane di cui la Sicilia dispone. E Non si tratta di ipotesi fantapolitica se è vero che un’isola, molto più piccola della nostra e molto vicina alla nostra, è riuscita ad assumere nel mediterraneo e nella politica mediterranea un ruolo di assoluto prestigio e di indiscussa importanza. Premesso quanto sopra sarebbe opportuno sensibilizzare l’opinione pubblica a dibattere tutti i problemi connessi alla scelta obbligata che lo Stato Italiano ci imporrà con l’ elezioni del Parlamento europeo.
Ciò non tanto per contrastare la scelta già fatta, ma per valutare in via preventiva gli effetti, in modo da poterne accettare coscientemente le conseguenze, Nel contesto della nuova realtà europea, infatti, ci sarà riservato un ruolo sempre più mortificante, che ci relegherà in un ghetto nel quale non faremo la figura che la nostra storia e le nostre tradizioni meritano. Nel contesto di una nuova realtà mediterranea potrebbe esserci riservato un ruolo di grande importanza, che potrebbe fare della Sicilia, mezzogiorno di quell’Italia mezzogiorno d’Europa, il nord non soltanto geografico di una entità socio-economica di grande attrattiva oggi e di certe prospettive per il domani.”
Questo è quello che io pensavo nel 1978.
angiolo alerci

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