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COMITATO PROMOTORE PER I DIRITTI DEI CITTADINI: ONORIAMO IL GIORNO DELLA MEMORIA

Riccardo Gennaio 26, 2023 5 minuti letti

ONORIAMO IL GIORNO DELLA MEMORIA
Il 27 gennaio è la giornata della memoria, che ricorda quando nel gennaio 1945 furono abbattuti
i cancelli del campo di prigionia di Auschwitz da parte dei soldati sovietici dell’Armata rossa.
Questo Comitato venuto a conoscenza di due concittadini, Alvano Francesco Paolo e Tranchida
Angelo non più viventi, che erano stati internati in campo di prigionia, nel mese di maggio 2015 prese
l’iniziativa di scrivere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la concessione di una medaglia ricordo.
L’ufficio di Presidenza competente si dimostrò sensibile e disponibile rispondendo positivamente alla
richiesta, già nel mese di agosto telefonicamente con la richiesta di mandargli la documentazione cosa che
fu fatta e il giorno 15 gennaio 2016, telefonicamente ha informato il Comitato che la documentazione è
pronta per andare in Commissione competente che si riunirà fra febbraio e marzo e che la medaglia gli sarà
consegnata il 2 giugno 2016.
Per quanto riguarda ALVANO Francesco Paolo, classe 1921, la documentazione dei motivi della
richiesta della medaglia ricordo è stata fatto presente che la sua storia si trova scritta in un libro che si
riporta:
Dal libro di V. Mikailov – V. Romaovski “Non bisogna perdonare” del 1967(per conto di U. Mursia e
C. da “La Varesina Grafica” Azzate(Varese) si trova scritto che il “comando hitleriano abbandonò a loro
destino i propri alleati. Esso rifiutò i trasporti agli italiani che furono costretti a raggiungere a piedi i centri di
riordinamento distanti centinaia di chilometri dal fronte”.
“Sporchi, affamati, avviluppai in stracci per difendersi dal freddo, i soldati italiani vagavano per le
strade dei boschi della Bielorussia”. “ In quel periodo era in atto là un vasto movimento partigiano.
Contrariamente alla propaganda nazista contro i partigiani sovietici un esempio caratteristico annotato il
17-4-1943 da uno dei più attivi partecipanti ed organizzatori del movimento partigiano della zona di
Gomel , A. D. Rudak racconta: “l 7-7-1944 presso Vilnius, i partigiani strapparono agli hitleriani in ritirata
una colonna di prigionieri italiani rinchiusi nei campi di concentramento, compreso il lager n. 352, nei pressi
di Vilnius, ve n’erano di quelli portati nel lager n. 352 dalla Grecia, dalla Jugoslavia e da altri paesi, fra questi
vi era il militare Paolo Alvano di Enna, era un soldato semplice dell’81° reggimento, della divisione
“Venezia”.
Dall’agosto 1942 al dicembre 1943 fu nel Montenegro(Jugoslavia); il 5 dicembre 1943 fu preso
prigioniero dagli hitleriani a Plavi ed inviato a Minsk nel campo di concentramento n. 352. Una
testimonianza fu fatta ai rappresentanti della Commissione Straordinaria Statale da un ex detenuto dello
“stalag” n. 352 il 17-7-1944”. L’intero territorio era circondato da due file di reticolato di filo spinato, alti da
due metri a tre metri.
Lungo i reticolati c’erano delle torri di guardia munite di riflettori. I prigionieri di guerra stavano in
baracche di legno e rimesse semi-scadenti. Con il sopraggiungere della notte non era permesso uscire dai
locali. Chi violava tale disposizione veniva fucilato. All’interno delle baracche era proibito categoricamente
usare illuminazione. Se le guardie vedevano una luce, aprivano immediatamente il fuoco contro le finestre.
Nelle baracche non esisteva il riscaldamento e nemmeno un pavimento di tavole, era terra battuta.
In quelle baracche regnava una sporcizia, un puzzo e un oscurità terribile. Gli uomini che da mesi non si
lavavano, mangiavano pidocchi. Nella baracca mancava l’acqua e per smorzare la sete raccoglievano la
neve mista a fango. Il pasto consisteva in una distribuzione giornaliera di 80-100 grammi di pane e di due
mescoli di zuppa d’orzo, cotto con patate gelate marce e paglia. In due settimane anche chi era in grado
all’inizio di muovere le gambe rimaneva sfinito.
La mortalità a causa della fame e dal freddo e delle percorse era altissima. Ogni mattina venivano
trascinati fuori dalle baracche 100-150 cadaveri che venivano ammucchiati come legna in una catasta.
Durante la notte lo strato inferiore dei cadaveri si gelava nel fango e per portarli nella fossa, durante la
pulizia occorreva farli a pezzi. Fra gli italiani liberati dai partigiani nei pressi di Vilnius, ve ne erano di quelli
portati nei lager n. 352 dalla Grecia, dalla Jugoslavia e da altri paesi
Nel campo di concentramento nel lager n. 352 dove vi erano circa 3500 soldati italiani. I prigionieri ,
venivano picchiati sistematicamente e torturati, un tipo di punizione era la fustigazione pubblica, con
verghe, scudisci, fruste di cavi, bacchette di fucili e spesso costringevano a compiere questa infame
punizione, pena la loro vita, gli stessi detenuti. Il loro passatempo preferito era il tiro a “Bersaglio mobile”.
Mentre per quanto riguarda Tranchida Angelo del 1919, S. Ten., fu fatto prigioniero il 9-9-1943
alle ore 8 da un reparto tedesco nell’aeroporto di Amterien(Lione), ove prestava servizio con i suoi soldati.
Il 5-10-1943 è arrivato a Leopoli fino al 10-1-1944. Internato a Wietzendorf(Germania) con il numero
30.300, designato nel campo di concentramento Ollag. 83. Fu anche in Polonia. Scrisse alla famiglia con la
carta intestata, come corrispondenza degli internati di guerra il 15-12-1944.
Tranchida Angelo, il terzo di 11 figli, il padre vecchio socialista, uomo probo e onesto e di grande
umiltà, quando nel dopo guerra fu assunto in Prefettura , poi dirigente dell’ufficio di ragioneria e fu
nominato commissario dell’ospizio di mendicità, vedendo quegli anziani nell’ex convento dei cappuccini,
un locale malsano e freddo con vista del camposanto e che per guadagnarsi il vitto dovevano seguire e
scortare i morti in arrivo al cimitero, lui ricordando il periodo della guerra, della prigionia e del campo di
concentramento, promise e la realizzò una casa decente di accoglienza per gli anziani, dove si trova
attualmente.
Il Comitato ritiene cosa giusto ricordare i due concittadini ed altri che si sono trovati in questa
situazione per non dimenticare e conservare la memoria storica.
Enna, 26 gennaio 2023
p. IL COMITATO
(Gaetano Vicari

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Riccardo

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