COMITATO PER LO SVILUPPO ECOSOSTENIBILE DEI
TERRITORI E CONTRO LA LORO MILITARIZZAZIONE
Di recente abbiamo assistito all’interessamento da parte del Ministero della Difesa
verso la Sicilia Centrale con l’intento di individuare aree da adibire ad attività di
addestramento militare.
L’8 Maggio questa ricerca si è concretizzata nell’accordo firmato dai sindaci dei
comuni di Gangi, Sperlinga e Nicosia per la realizzazione di un hub addestrativo di
circa 34 chilometri quadrati.
Da quel momento la popolazione locale, memore delle esperienze disastrose e
ancora irrisolte avvenute in Sardegna, ha preso coscienza delle inevitabili
conseguenze che questa scelta avrebbe comportato, sia dal punto di vista
ambientale, che sanitario ed economico, per cui ha avviato una mobilitazione
attraverso gruppi spontanei ed associazioni che alla fine ha indotto i tre sindaci a
revocare la firma del protocollo.
Ma la storia non finisce qui, abbiamo appreso in seguito che sono stati avviati
ulteriori contatti da parte del Ministero della Difesa con altri sindaci del territorio per
individuare nuove aree per l’hub di addestramento militare. Inoltre, è stata diffusa la
notizia che, attraverso i fondi PNRR, saranno finanziati 20 biolaboratori, uno per ogni
regione d’Italia le cui attività si possono prestare sia ad usi civili che militari, con gravi
rischi di possibili incidenti che potrebbero provocare nuove pandemie, per cui le
scriventi associazioni: Comitato dei Cittadini per la Difesa dell’Identità e lo Sviluppo,
CGIL, Comitato di Liberazione Nazionale, CNA, Confcommercio, Confesercenti,
Comitato Tutela Ambiente e Salute, Coop. Generazioni Future, Legambiente Circolo
Erei, Metamorfosi – Sviluppo del Potenziale Umano, hanno chiesto ufficialmente alle
50 Amministrazioni Locali della Sicilia Centrale di esprimere pubblicamente e
formalmente il loro NO a qualsiasi forma di militarizzazione del territorio attraverso
l’approvazione di un ordine del giorno specifico, di una delibera di Consiglio e la
modifica degli Statuti Comunali, con la espressa indicazione della indisponibilità ad
autorizzare e ad ospitare, nei territori da loro amministrati, qualsiasi forma di hub
addestrativo, poligoni e aree di esercitazione militari, nonché laboratori biologici,
centri di sperimentazione nucleare e luoghi di stoccaggio di armi convenzionali,
chimiche, biologiche e nucleari.
Altre associazioni regionali e nazionali, nel frattempo, hanno chiesto di unirsi al
Comitato per dare maggiore forza all’appello lanciato, per ampliare il raggio di azione
e per dare un chiaro messaggio di contrasto a qualsiasi forma di militarizzazione dei
territori e di logica bellicista.
Le nuove associazioni aderenti sono: ITAli, Comitato Città-Porto per un futuro
sostenibile di Termini Imerese, Mareamico, per la difesa di Punta Bianca, Punta Izzo
Possibile, di Augusta,
Il senso di questa ampia mobilitazione vuole andare oltre il veto alla militarizzazione
dei territori e intende mettere al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, degli
organi governativi e degli amministratori locali un rinnovato impegno verso uno
sviluppo sostenibile, compatibile con gli aspetti vocazionali e peculiari dei luoghi e
dei suoi abitanti, in modo da dare dignità all’identità territoriale basata su aspetti
culturali, storici, ambientali e produttivi che non vanno messi a rischio con scelte
scellerate ma piuttosto incentivati e valorizzati adeguatamente.
Per cui nel rifiutare qualsiasi forma di sfruttamento del territorio per usi bellici, le
associazioni aderenti, si rendono disponibili ad avviare una interlocuzione con tutte
le amministrazioni pubbliche dei territori, al fine di poter contribuire al miglior
impiego delle risorse del PNRR e alla pianificazione di azioni e progetti volti alla
crescita dell’economia locale, a favorire lo sviluppo di attività ecosostenibili in ambito
turistico e culturale, a diffondere l’innovazione tecnologica, ad incentivare
l’insediamento di nuove imprese e promuovere l’occupazione di giovani che non
devono essere costretti a fuggire da territori sempre più sottovalutati e
marginalizzati.
Visite: 737


