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Centri antiviolenza sulle donne nell'emergenza Coronavirus; Centro DonneInsieme "In questo periodo di Quarantena tante donne impossibilitate a chiamare"

“Una situazione emergenziale che costringe a vivere insieme vittime e carnefici”. E’ cosi che dall’associazione antiviolenza DonneInsieme “Sandra Crescimanno”, la cui presidente è Maria Grasso, definiscono l’attuale momento relativamente alla condizione di donne vittime di violenza. Infatti da circa un mese i telefoni dei centri antiviolenza si sono ammutoliti, ma non perché questo fenomeno è da un giorno all’altro scomparso, ma perché le donne sono impossibilitate a chiamare trovandosi a vivere 24 ore su 24 con i loro mariti o compagni. “Ci atteniamo alle regole restrittive per evitare i contagi – ci spiega l’avvocata Carmela Mazza volontaria dell’associazione. Ringraziamo la Pro Loco di Mirabella Imbaccari che ci ha donato mascherine anche per i nostri bambini. La situazione emergenziale amplifica drammaticamente situazioni già preesistenti che non consentono alle donne di chiedere aiuto. È un momento drammatico che, purtroppo, non ferma neanche i femminicidi. L’ultimo in Sicilia è di qualche giorno fa”. Il rapporto anche in questo periodo con le Forze dell’Ordine “E sempre attivo. Diciamo che questa è la situazione che si vive in tutta Italia per la maggior parte dei casi in questo momento”. Uno dei problemi principali per portare avanti l’attività, è quella delle risorse economiche. “Dalla rete DI.RE (donne in rete contro la violenza), alla quale il centro antiviolenza DonneInsieme appartiene, ci giungono importanti comunicazioni che ci auspichiamo possano dare un pò di respiro alle stesse donne ed ai centri. La Ministra Bonetti ha comunicato che saranno sbloccati i fondi del 2019 e accelerate le procedure per farli pervenire ai Centri sollecitando Bonaccini (presidente Conferenza Stato-Regioni) affinché tutte le Regioni provvedano allo stanziamento dei fondi”. Per concludere, volete lanciare un messaggio in particolare? “Vogliamo fare un ulteriore appello. Se le donne non possono chiamare lo possono fare i vicini. Far finta di niente, non ascoltare le urla di chi ti vive accanto, magari nello stesso pianerottolo, in questo momento drammatico può fare la differenza tra vivere e morire e non di Covid”.

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