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Castello di Lombardia Enna: il capo delegazione Fai Nietta Bruno “Inferta l’ennesima ferita a uno dei beni monumentali più rappresentativi della città”.

Non è necessario che venga in visita al Castello di Lombardia di Enna un accreditato medievalista per sottoscrivere che è stata inferta l’ennesima ferita a uno dei beni monumentali più rappresentativi della città.
Nella storia architettonica dei castelli medievali l’unico rinforzo o contrafforte delle mura era il c.d. “barbacane”, una sorta di muraglia costruita a scarpa nella parte bassa per sostenere le mura e per impedire l’eventuale caduta dei massi.
Siamo ben lontani qui da interventi di tal fatta che, comunque, sarebbero risultati falsi e anacronistici, ma una struttura realizzata con ingenti quantità di pietrisco bianco contenuta da una larga fascia di acciaio Corten, ingentilita da alberelli di alloro, quasi a evocare un gigantesco cachepot di nuova concezione, non può che essere considerata impropria.
La Delegazione FAI di Enna, in coerenza con la funzione di vigilanza sui beni culturali, prevista dallo statuto della Fondazione nazionale, non è di certo alla ricerca delle responsabilità istituzionali dell’opera compiuta, ma non possono essere considerate pacificatorie le dichiarazioni di provvisorietà e le assicurazioni di un futuro restauro globale di un bene architettonico che insieme con la Torre di Federico appartiene alla memoria della comunità, poiché, ammesso che si tratti di una risoluzione temporanea, ciò non ne giustifica la bruttezza e l’incongruità.
Nietta Bruno
Capo Delegazione FAI di Enna

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