Buongiorno sono Alex Bruno oggi incontrando delle famiglie in difficolta davanti al supermercato mi sono fatto delle domande e ho scritto questo pensiero . Grazie a coloro che vorrano condividere e pubblicarlo nelle loro testate.
Alex Bruno
Negli ultimi anni anche a Enna si è assistito a una crescita visibile dei servizi Caritas che distribuiscono beni di prima necessità. Pacchi alimentari, vestiario, ascolto e sostegno alle famiglie rappresentano un aiuto concreto per chi vive difficoltà economiche. La Caritas è spesso il primo presidio a cui le persone si rivolgono. Tuttavia, accanto al valore indiscusso della solidarietà, emergono alcune domande che meritano attenzione.
Chi frequenta i punti di distribuzione nota che, molto spesso, le persone che ricevono aiuti sono sempre le stesse. È un dato comprensibile in un territorio dove la povertà è spesso stabile e non occasionale, ma apre una riflessione: le famiglie seguite riescono anche ad accedere agli strumenti pubblici di sostegno? O restano legate solo all’assistenza caritativa?
Oggi lo Stato mette a disposizione vari strumenti: l’Assegno di Inclusione (ADI), i bonus per luce e gas, i contributi per l’affitto, il supporto alla formazione e all’inserimento lavorativo. La domanda è semplice: chi si rivolge alla Caritas di Enna viene accompagnato anche verso questi canali? I Centri di Ascolto aiutano le persone a presentare le domande, a orientarsi nei servizi comunali, a costruire un percorso di autonomia?
La missione della Caritas non è soltanto distribuire aiuti, ma promuovere la persona. Questo significa non solo dare la spesa, ma anche informare, orientare e collaborare con i servizi sociali. In molte realtà ciò avviene, ma è importante che sia un metodo strutturato e non lasciato alla buona volontà dei singoli.
Un altro tema riguarda gli interventi economici diretti. In diversi casi la Chiesa interviene per sostenere famiglie in difficoltà con il pagamento di utenze o spese urgenti. È un gesto importante, ma anche qui sorgono interrogativi: esistono criteri chiari? Sono sempre le stesse famiglie a ricevere aiuto? C’è un progetto che accompagna la persona verso l’autonomia oppure si rischia di ripetere l’assistenza senza un cambiamento reale?
Le risorse utilizzate provengono in gran parte dall’8×1000 e dalle donazioni dei cittadini. Proprio per questo, come avviene per altri enti che gestiscono fondi destinati al bene comune, sarebbe utile una rendicontazione cittadina: un report annuale che spieghi quante persone vengono seguite a Enna, che tipo di interventi si fanno, quante risorse vengono impiegate e con quali risultati. La trasparenza rafforza la fiducia e valorizza il lavoro svolto.
In città, inoltre, si incontrano spesso persone migranti che affermano di essere assistite dalla Chiesa. È utile allora chiarire: a Enna esistono strutture Caritas di accoglienza ufficiali? O l’intervento è soprattutto informale? Chi coordina questi percorsi e come avviene il collegamento con il Comune e i servizi territoriali?
Un altro aspetto riguarda l’organizzazione stessa. Non tutti i gruppi solidali sono automaticamente Caritas diocesane. Sarebbe importante comunicare con chiarezza quali sono i centri Caritas riconosciuti dalla Diocesi di Enna, chi li gestisce, quali operatori e volontari vi svolgono la loro attività e che servizi offrono.
In mezzo a numeri, domande e organizzazione, non bisogna però dimenticare il cuore della Caritas: le persone. A Enna ci sono diaconi che ogni giorno camminano tra le strade della città, bussano alle porte, ascoltano storie difficili e provano, con quello che hanno, a dare una risposta concreta a famiglie che spesso non hanno più voce. Non fanno rumore, non cercano visibilità, ma portano presenza, dignità e speranza dove c’è solitudine e bisogno.
l loro lavoro è un segno importante per la comunità ennese e merita di essere sostenuto e valorizzato. Proprio a partire da questo impegno, la Caritas potrebbe ulteriormente qualificare la propria presenza sul territorio attraverso un coordinamento stabile, con responsabili di riferimento ( come i diaconi o laici ) e l’istituzione di Centri di Ascolto ufficialmente riconosciuti. L’obiettivo potrebbe essere quello di far nascere almeno un presidio operativo in ciascuna delle principali aree della città — Enna Alta, Enna Bassa e Pergusa — con prorio cordinamnto e responsabile così da garantire prossimità, continuità di intervento e un contatto diretto con le famiglie che vivono situazioni di fragilità.
Accanto ai diaconi e ai volontari, una maggiore presenza dei sacerdoti nelle attività caritative renderebbe l’azione ancora più forte e riconoscibile, creando un ponte vero tra parrocchie e bisogni reali delle famiglie.
La carità non è solo un gesto, è una relazione che nasce dall’incontro. E a Enna, dove la povertà ha volti, nomi e storie, una Caritas più presente, coordinata e vicina può diventare non soltanto aiuto, ma speranza concreta per tutta la città.


