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Biodiversità marina nel ragusano: Segnalato per la prima volta un pesce scorpione.

Riccardo Giugno 3, 2026 4 minuti letti

Biodiversità marina nel ragusano:
Segnalato per la prima volta un pesce scorpione.

 

Continua senza sosta l’attività di monitoraggio del team di ricercatori internazionali del Museo Civico di Storia Naturale di Comiso, che ha recentemente confermato il primo ritrovamento ufficiale di un esemplare di pesce scorpione occidentale (Pterois miles) nelle acque della provincia di Ragusa. L’animale, originario dell’Oceano Indiano e del Mar Rosso, è stato individuato qualche giorno fa a una profondità di circa venti metri al largo di Punta Secca. La scoperta si deve a Federico Brugaletta, esperto subacqueo ed eccellente collaboratore del museo, già autore lo scorso anno della segnalazione di un’altra specie aliena, il pesce chirurgo (Acanthurus xanthopterus), poi studiata e pubblicata dall’istituzione scientifica comisana.
L’avvistamento è stato documentato nell’ambito del progetto di “Citizen Science” promosso dal Museo di Storia Naturale, un’iniziativa di scienza partecipata attiva anche quest’anno per coinvolgere i cittadini nel monitoraggio ambientale. Sull’esemplare prelevato saranno ora condotte approfondite analisi morfologiche, genetiche e molecolari, fondamentali per tracciare le linee filogenetiche dell’animale e comprendere le esatte dinamiche di espansione e diffusione di questa specie nel Mediterraneo centrale.
Il pesce scorpione, noto anche come pesce leone, è un pesce osseo appartenente alla famiglia degli Scorfanidi, stretto parente tropicale dei comuni scorfani nostrani. Sotto questa denominazione si celano in realtà due specie del genere Pterois, ovvero Pterois miles e Pterois volitans, morfologicamente molto simili e difficilmente distinguibili. Si tratta di predatori formidabili e voracissimi che popolano i fondali rocciosi costieri e le barriere coralline, rimanendo nascosti di giorno in piccoli anfratti per poi cacciare all’alba e al tramonto, principalmente a danno di piccoli pesci e invertebrati. La loro introduzione desta forte preoccupazione per via del grave impatto ecologico sulla biodiversità locale e sulle risorse ittiche. Questa specie, infatti, fa parte di altre specie, considerate “sorvegliati speciali” ad alta invasività che stanno colonizzando i nostri mari, insieme al pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus), al pesce coniglio scuro (Siganus luridus) e al pesce coniglio striato (Siganus rivulatus), ecc.
La presenza di Pterois miles, ormai stabile nel Mar Ionio, in Sicilia e nel Salento, è una diretta conseguenza della cosiddetta migrazione lessepsiana, detta anche migrazione eritrea. Questo fenomeno prende il nome dal diplomatico francese Ferdinand de Lesseps, promotore del Canale di Suez, l’opera inaugurata nel 1869 che ha messo in comunicazione il Mar Rosso con il Mediterraneo.
Sebbene il flusso migratorio sia iniziato a fine Ottocento, il processo ha subito una drastica accelerazione dopo gli anni 2000 a causa del cambiamento climatico e della progressiva tropicalizzazione del Mediterraneo, che offre alle specie aliene condizioni termiche sempre più favorevoli alla stabilizzazione. Il primo esemplare di questa specie in assoluto nel Mediterraneo fu catturato nel 1991 lungo le coste di Israele, e da allora la specie si è diffusa rapidamente in Turchia, Cipro, Grecia e Italia.
Oltre alle implicazioni ecologiche, il pesce scorpione rappresenta anche un potenziale pericolo sanitario. L’animale è dotato di ben diciotto spine velenose collegate a ghiandole che secernono tossine con effetti neurotossici e coagulanti. Pur essendo un pesce schivo che non attacca l’uomo e punge raramente, la manipolazione accidentale può causare punture estremamente dolorose e sintomi sistemici quali vomito, febbre, alterazioni del ritmo cardiaco e difficoltà respiratorie. Trattandosi di una tossina termolabile, che si inattiva cioè con il calore, i protocolli medici del Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda consigliano, in caso di contatto, di immergere immediatamente la parte colpita in acqua molto calda, a una temperatura compatibile con la pelle, per un periodo compreso tra i trenta e i novanta minuti al fine di lenire il dolore. La successiva valutazione medica resta comunque imprescindibile per gestire eventuali complicazioni. I ricercatori invitano i bagnanti e i subacquei a non toccare mai l’animale e a segnalare tempestivamente ogni avvistamento alle autorità competenti o direttamente al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso per supportare l’attività di ricerca.

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